Pasqua: le poesie celebri d’autore

Pasqua: le poesie celebri d’autore
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    Pasqua: le poesie celebri d’autore

    La Settimana Santa avanza, la Pasqua si avvicina e vogliamo festeggiarla in modo insolito? Ecco un’idea: rileggere le poesie celebri d’autore per trascorrere una giornata all’insegna della lettura. Il pranzo pasquale è sempre lo stesso? Stessi riti, stesse tradizioni? Beh, da queste non si può certo sfuggire, tuttavia è possibile renderle un pochino più frizzanti e innovative proponendo qualcosa di insolito. Se siete religiosi è probabile che prima del pranzo di Pasqua vi dedichiate un attimo alla preghiera. Assolutamente lecito, ma perché non far seguire questo momento a una lettura di poesie? Magari intanto che gli antipasti vengono serviti potreste leggere ad alta voce una di queste poesie di Pasqua che vi proponiamo. Si tratta appunto di poesie d’autore, celebri e famose.

    Però forse così il pranzo si allunga troppo, la fame incalza, non ci si concentra bene. Magari la lettura delle poesie sarebbe meglio farla durante il dolce, sì, decisamente ci pare il momento migliore: o durante il dolce o durante l’apertura delle uova di Pasqua al cioccolato.

    Ebbene sì, perché chi l’ha detto che solo i bambini devono avere le uova a Pasqua? La cioccolata piace a tutti, una sorpresa è sempre piacevole, quindi bando alle false ipocrisie e compratevi un bell’uovo di cioccolato anche voi. In fin dei conti adesso ne fanno anche con sorprese per i più grandicelli. Ma torniamo alle nostre poesie, ecco una selezione per voi, scegliete quella che più vi aggrada e leggetela con voce stentorea e tonante o soffusa e malinconica, a seconda del soggetto prescelto.

    Gesù

    ‘E Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
    campagne sotto il mietitor rimorte,
    il suo giorno non molto era lontano.

    E stettero le donne in sulle porte
    delle case, dicendo: Ave, Profeta!

    Egli pensava al giorno di sua morte.

    Egli si assise, all’ombra d’una mèta
    di grano, e disse: Se non è chi celi
    sotterra il seme, non sarà chi mieta.

    Egli parlava di granai ne’ Cieli:
    e voi, fanciulli, intorno lui correste
    con nelle teste brune aridi steli.

    Egli stringeva al seno quelle teste
    brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
    temo per l’inconsutile tua veste;

    Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:

    -Il figlio Giuda bisbigliò veloce-
    d’un ladro, o Rabbi, t’è costì tra ‘piedi:

    Barabba ha nome il padre suo, che in croce
    morirà.- Ma il Profeta, alzando gli occhi

    -No-, mormorò con l’ombra nella voce,
    e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi’

    Dall’uovo di Pasqua

    ‘Dall’uovo di Pasqua
    è uscito un pulcino
    di gesso arancione
    col becco turchino.
    Ha detto: ‘Vado,
    mi metto in viaggio
    e porto a tutti
    un grande messaggio’.
    E volteggiando
    di qua e di là
    attraversando
    paesi e città
    ha scritto sui muri,
    nel cielo e per terra:
    Viva la pace,
    abbasso la guerra’

    Pasqua

    ‘A festoni la grigia parietaria
    come una bimba gracile s’affaccia
    ai muri della casa centenaria.

    Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
    sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
    spietatamente, con tenaci braccia.

    Quand’ecco dai pollai sereno e nuovo
    il richiamo di Pasqua empie la terra
    con l’antica pia favola dell’ovo’

    Elegia Pasquale

    ‘Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
    con tutto il tuo pallore disperato,
    dov’è il crudo preludio del sole?
    e la rosa la vaga profezia?
    Dagli orti di marmo
    ecco l’agnello flagellato
    a brucare scarsa primavera
    e illumina i mali dei morti
    pasqua ventosa che i mali fa più acuti

    E se è vero che oppresso mi composero
    a questo tempo vuoto
    per l’esaltazione del domani,
    ho tanto desiderato
    questa ghirlanda di vento e di sale
    queste pendici che lenirono
    il mio corpo ferita di cristallo;
    ho consumato purissimo pane

    Discrete febbri screpolano la luce
    di tutte le pendici della pasqua,
    svenano il vino gelido dell’odio;
    è mia questa inquieta
    Gerusalemme di residue nevi,
    il belletto s’accumula nelle
    stanze nelle gabbie spalancate
    dove grandi uccelli covarono
    colori d’uova e di rosei regali,
    e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario
    dei propri lievi silenzi.

    Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra
    le bocche non sono che sangue
    i cuori non sono che neve
    le mani sono immagini
    inferme della sera
    che miti vittime cela nel seno’

    Pasqua 2004

    ‘Ogni anno
    Nasci e muori
    Poi risorgi
    Cristo
    Dio padre e figlio
    Mio fratello
    Sei qui tra noi
    Presenza di speranza
    In mezzo a quest’incendio
    D’odio infame
    Di guerre fatte
    E irrimediabilmente perse.
    Ma come un fiore
    Che rinasce sempre
    Anche là tra le croci
    In mezzo ai sassi
    Tra i rovi d’una vita
    Esasperata
    Sento il nuovo profumo
    D’un amore
    E sul cammino
    Verso un’altra meta
    Sembra più tollerabile
    Il calvario’

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