Enzo Iacchetti, ‘Chiedo scusa al signor Gaber’ in scena al teatro Lo Spazio di Roma

Enzo Iacchetti, ‘Chiedo scusa al signor Gaber’ in scena al teatro Lo Spazio di Roma
da in Cultura, Enzo Iacchetti, Teatro, Giorgio Gaber, Teatro Roma
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    Enzo Iacchetti arriva a Roma con il suo “Chiedo scusa al signor Gaber“, in palcoscenico al Teatro Lo Spazio di Roma (un piccolo teatro, da circa 140 spettatori, stile off Broadway), da stasera e fino al 27 aprile: il popolare conduttore e comico proporrà la sua personale riscrittura del repertorio del Gaber in bianco e nero, quello della tv degli anni ‘60, in un recital show più volte acclamato dalla critica nazionale.

    Due ore di musica e intrattenimento in cui storici brani del compianto Maestro del Teatro/Canzone verranno riproposti in una riscrittura farcita da contaminazioni con la musica attuale, dal pop di Zucchero al rap di Jovanotti passando per i cori alpini e la sfrontata ironia di Enzo Jannacci. Tra i brani rivisitati ci sono Torpedo blu, Il Riccardo, Barbera e champagne, L’orgia (il brano con il numero maggiore di contaminazioni, nove), Trani a gogò, Una fetta di limone (quest’ultimo omaggio a Enzo Jannacci): per ognuna di loro, una scultura moderna a tema (l’artista Marco Lodola ha creato immagini tratte dai testi dei brani) si illumina sul palco.

    Potrebbe sembrare facile e irriverente fare un omaggio a Gaber – ha spiegato Iacchetti nel corso della conferenza stampa di presentazione – Ci ho pensato tanto prima di farlo e chi ama Gaber potrebbe storcere il naso. Ma ho scelto un titolo paraculo: anche se faccio una cavolata, posso dire di aver chiesto scusa prima”. Quello che ha fatto l’artista è “prendere gli spartiti, stracciarli e ricomporli mettendoci dentro un po’ di tutto“.

    In “Chiedo scusa al signor Gaber“, la musica – coadiuvata in scena dalla Witz Orchestra e Marcello Franzoso – si alterna a monologhi originali (che parlano dell’Italia “ancora oggi medioevale e in attesa di un nuovo Rinascimento“), scritti insieme a Giorgio Centamore, in perfetto stile gaberiano; uno spettacolo con un susseguirsi di situazioni al limite dell’assurdo e del non senso e concepito da Iacchetti per “far sì – spiega – che chi conosce Gaber non lo dimentichi mai, e chi non lo conosce possa sapere quanto fosse bravo, inimitabile e irraggiungibile”.

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