Stupro, sentenze vergognose e assurde: l’elenco completo

Stupro, sentenze vergognose e assurde: l’elenco completo
da in Processi, Stupri, Violenza sulle donne
Ultimo aggiornamento: Martedì 18/10/2016 17:14

    Dopo il danno, la beffa: molte donne che subiscono violenza sessuale e che trovano il coraggio di denunciare i fatti per avere giustizia, spesso si ritrovano nelle aule dei Tribunali, davanti a un giudice, a dovere fare i conti con delle sentenze che appaiono del tutto vergognose. Spesso, durante i processi, le donne passano incredibilmente dall’essere vittime a essere considerate colpevoli, ma colpevoli di cosa? In buona sostanza la colpa di queste persone sembra essere proprio quella di essere donne. In Italia, in Europa e nel resto del mondo, la violenza sulle donne continua, gli stupri si susseguono brutalmente e le legislature dei vari Paesi non sono, evidentemente, ancora concepite per tutelare davvero la donna e stabilire giuste pene per chi si macchia di un crimine così odioso e terribile. Tutto questo è scandaloso, ma lo è ancora di più il fatto che spesso è proprio nei tribunali che assistiamo ad ulteriori umiliazioni delle vittime di violenza. I casi sono tanti, come quello che ha interessato il giudice Maria del Carmen Molina Mansilla, donna, che chiese in aula di una ragazza vittima di ripetuti stupri in famiglia se avesse provato almeno a serrare le gambe e i genitali per impedire la violenza. Parole non commentabili che sono soltanto un preludio al lungo un elenco di sentenze vergognose con cui si sono conclusi procedimenti penali a carico di imputati per stupro, e che abbiamo raccolto di seguito.

    A novembre 2014 la Terza sezione penale della Suprema Corte ha accolto il ricorso di uno stupratore già condannato in appello dalla corte di Venezia per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale sulla moglie, che era costretta ad avere rapporti sessuali completi contro la sua volontà. I suoi avvocati hanno richiesto l’attenuante alla pena richiesta dai gip di Vicenza e confermata in appello. Secondo i legali per valutare la gravità di uno stupro, deve “assumere rilevanza la qualità dell’atto compiuto (e segnatamente il grado di coartazione, il danno arrecato e l’entità della compressione) più che la quantità di violenza fisica esercitata“. I magistrati hanno dato ragione all’uomo che stuprava la moglie quando era ubriaco.

    Nel settembre 2013 una ragazza inglese di nome Suzanne, stuprata dal suo fidanzato nel dicembre 2012, ha letto in una lettera spedita dall’ufficio della Procura, che fra le ragioni che hanno portato ad archiviare il caso e a far cadere l’accusa di violenza sessuale che pesava sulla testa dell’uomo, vi era il fatto che lei indossava gli Spanx, degli slip modellanti contenitivi, per cui il procuratore ha considerato impossibile un rapporto sessuale non consenziente.

    Fece molto parlare il seguente verdetto, quando uscì nel 2006. Secondo la sentenza numero 6329 del 20 gennaio 2006, V. S., giovane quattordicenne cresciuta in un ambiente socialmente degradato e difficile, avendo già avuto altri rapporti sessuali, avrebbe riportato meno danni dallo stupro subito dal patrigno. In pratica, visto che aveva già perduto la verginità, secondo la Terza Sezione Penale della Cassazione, lo stupro che lei ancora adolescente ha subito da parte del patrigno di 40 anni, è stato uno stupro meno grave di altri. I giudici quindi hanno considerato giusto che al violentatore fossero riconosciute le attenuanti per la “minore gravità del fatto“.

    Altra sentenza shock, la sentenza numero 1636 della Cassazione, risalente al 1999, coinvolge ancora la Terza Sezione Penale, che negò l’esistenza di uno stupro perché la vittima “indossava i jeans”. Un particolare di non poco conto, secondo i giudici, visto che i jeans sarebbero impossibili da sfilare in caso violenza sessuale. Ma in questo pronunciamento c’è un elemento in più: l’interpretazione a favore dello stupratore dell’elemento del consenso estorto alla ragazza. Nelle motivazini, i giudici della Suprema Corte scrivono, a proposito dei heans: “E’ un indumento che non si può sfilare nemmeno in parte senza la fattiva collaborazione di chi lo porta“. Lo sanno tutti, scrivono ancora i giudici, è un “dato di comune esperienza“: è impossibile sfilare i jeans se la vittime si oppone “con tutte le sue forze“. Per cui, evidentemente, Rosa non si è opposta con tutte le sue forze. I giudici della Cassazione continuano: “è illogico affermare che una ragazza possa subire uno stupro, che è una grave offesa alla persona, nel timore di patire altre ipotetiche e non certo più gravi offese alla propria incolumità fisica“.

    Anche quando sussistono gravi indizi di colpevolezza non si può imporre per legge la custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale di gruppo, ma occorre valutare caso per caso se siano possibili misure alternative alla detenzione. Lo ha stabilito la Consulta, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’articolo 275 comma 3 del codice di procedura penale, come modificato dal decreto legge 11/2009. Alla base dell’intervento della Corte Costituzionale una questione di legittimità sollevata dalla sezione riesame del Tribunale di Salerno. “Ciò che vulnera i parametri costituzionali – si legge nella sentenza n.232 – non è la presunzione in sé, ma il suo carattere assoluto, che implica una indiscriminata e totale negazione di rilevanza al principio del ‘minore sacrificio necessario’“.

    In caso di violenza di gruppo, gli atteggiamenti tenuti dagli stupratori sono valutati distinguendo diversi gradi di responsabilità nel portare a compimento il reato. Con la sentenza 40565 del 16 ottobre 2012 la Corte di Cassazione ha stabilito che durante una violenza di gruppo va dunque riconosciuto uno sconto di pena a chi non abbia partecipato a indurre la vittima a soggiacere alle richieste sessuali del gruppo, ma si sia semplicemente limitato a consumare l’atto. Nello specifico, è stata annullata una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, che stabiliva una pena per un giovane accusato di stupro di gruppo. L’uomo era stato il terzo violentatore di una diciottenne. Lo stupro era avvenuto su uno yacth che si trovava nelle acque dell’isola di Panarea nelle Eolie, ma al contrario degli altri due del branco non aveva partecipato alla fase precedente, durante la quale la ragazza era stata fatta ubriacare fin quasi a perdere i sensi. All’uomo sono state riconosciute le attenuanti.

    Numerose studentesse della University of Southern California hanno confessato che alcune denunce di stupro effettuate nel campus son state volontariamente ignorate dai vertici dell’Istituto. Le autorità federali americane hanno aperto un’indagine. Tra i vari pretesti addotti per non prendere in carico le denunce delle violenze subite dalle ragazze, leggiamo anche quella che, siccome il presunto stupratore non ha avuto un orgasmo durante la penetrazione, non si può parlare di reato. Le autorità di sicurezza dell’ateneo erano “totalmente in errore quando hanno deciso che da cinque a dieci minuti di penetrazione forzata non rappresentano uno stupro perchè il mio stupratore era troppo ubriaco” per raggiungere l’orgasmo, ha spiegato la giovane coinvolta.

    Marte Deborah Dalelv è una donna norvegese di 24 anni che ora è finalmente libera di lasciare gli Emirati Arabi Uniti dopo aver ricevuto la grazia in seguito ad uno stupro subito, e dopo essere stata, proprio per questo motivo, riconosciuta colpevole di rapporti sessuali extra-matrimoniali. Dalelv aveva denunciato a marzo alla polizia di Dubai lo stupro subito da un collega, ma era stata fermata e rilasciata solo quattro giorni dopo, grazie all’intervento dei diplomatici norvegesi. La corte di Dubai l’ha riconosciuta colpevole di rapporti sessuali fuori dal matrimonio, falsa testimonianza e consumo di alcol senza permesso, e la donna rischiava fino a 16 mesi di carcere. Il ministro degli Esteri di Oslo, Espen Barth Eide, ringraziando “tutti coloro che si sono messi a disposizione per aiutare” a chiudere la vicenda, si è detta molto soddisfatta. E’ “molto strano che una persona che denuncia uno stupro venga condannata per atti che nella nostra parte di mondo non sono neanche un crimine“, ha commentato.

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