Studentesse USA stuprate dai Carabinieri a Firenze, choc al processo: ‘Le divise sono sexy?’

La rubrica 27esima ora del Corriere della Sera pubblica stralci dell'interrogatorio delle due studentesse USA stuprate a Firenze da due Carabinieri: un fuoco incrociato che mira a colpevolizzare le vittime e a farle passare per poco di buono invece che le vittime di una violenza sessuale

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    Studentesse USA stuprate dai Carabinieri a Firenze, choc al processo: ‘Le divise sono sexy?’

    Un fuoco incrociato di domande choc che le faccia passare per poco di buono e non per vittime di violenza sessuale. La rubrica del Corriere della Sera La 27esima ora riporta le domande fatte alle due studentesse USA stuprate da due Carabinieri a Firenze dagli avvocati dei due imputati nel corso di un’udienza. Le richieste dei legali fanno accapponare la pelle. “Lei trova affascinanti, sexy gli uomini che indossano una divisa?”. E ancora: “Lei indossava solo i pantaloni quella sera? Aveva la biancheria intima?”, fino a chiedere l’esito della visita ginecologica a cui una delle due ragazze è stata sottoposta dopo lo stupro.

    L’elenco delle domande, riportate nell’articolo di Antonella Mollica, svelano il dietro le quinte di un processo per violenza sessuale. Il caso dello stupro di Firenze aveva fatto breccia nell’opinione pubblica in estate, sollevando polemiche a non finire, più contro le vittime che non gli stupratori.

    Il caso venne alla luce dopo il terribile stupro di Rimini, commesso da tre ragazzi stranieri (oggi sono stati condannati anche i due minorenni): la condanna e l’uso razzista di una violenza carnale fecero implodere social e politica, con alcuni esponenti che hanno cavalcato la cronaca per scopi elettorali.

    A differenza di Rimini, il caso di Firenze non vide la condanna unanime degli stupratori, anzi: sui social (e non solo) furono le due ragazze a essere attaccate. “Erano ubriache”, “Li hanno provocati”, “Vengono qui a sballarsi e a fare sesso”: queste e altre furono le frasi che si leggevano sui profili di chi, fino a qualche giorno prima, aveva invocato la castrazione per gli stupratori stranieri.

    A questo ora si aggiunge l’affronto delle domande al processo. Nell’interrogatorio, protetto secondo la legge, l’avvocato Cristina Menichetti, difensore del carabiniere Marco Camuffo, mette sotto torchio una delle due ragazze, con domande personali che tentato di dimostrare che “qualcuno ha finto un reato”, come dice lo stesso legale.

    Alcune sono un pugno nello stomaco. “La ragazza si è sottoposta a una visita ginecologica sulle malattie virali. Possiamo sapere l’esito di questa visita?”, chiede l’avvocato. Il giudice però interviene più e più volte a tutela della vittima: “Sta scherzando avvocato? Questo attiene alla sfera intima non è ammesso questo genere di domande”.

    Il legale arriva a chiedere se era la prima volta che la ragazza veniva violentata, se negli USA aveva un fidanzato, se era un uomo in divisa e se a Firenze avesse visitato un negozio di divise: quando le chiede se si ricordasse cosa urlava l’amica, anche lei violentata in quegli istanti, se “parole o urla di dolore”, il giudice dice basta. “Fermiamoci qui, il sadismo non è consentito”.