A Milano nel 2035 ci sarà un residente straniero su tre

Ecco le previsioni ufficiali diffuse dall'Ufficio statistica del Comune di Milano: la città è passata da circa l'8% di cittadini stranieri residenti prima del 2000 al 18,8% nel 2017. Le stime per il futuro indicano numeri in aumento: si prevede che nel 2035 ci sarà in media un cittadino non italiano su tre abitanti

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    A Milano nel 2035 ci sarà un residente straniero su tre

    Le previsioni ufficiali rese note dall’Ufficio statistica del Comune di Milano parlano chiaro: entro il 2035 i residenti stranieri nel capoluogo lombardo saranno quasi il 30% della popolazione. Ossia uno su tre. Ma attenzione, non si parla di migranti irregolari, di profughi arrivati sui barconi o clandestini. Bensì di residenti stranieri in regola. Aumenteranno quindi, secondo le stime del Comune, gli appartenenti alla comunità filippina, cinese e egiziana.

    I dati sono stati diffusi in occasione della presentazione del Bilancio delle Politiche sociali gestite dall’assessore Pd Pierfrancesco Majorino, che sottolinea un dato essenziale: quel 30% di ‘nuovi milanesi’ nel 2035 si riferisce solo ai residenti regolari. Dopo tutto Milano è il centro pulsante di un territorio, “quello lombardo, che si presenta come la Regione italiana con il più alto numero di immigrati, anche in virtù dell’alta attrattività occupazionale”, precisa l’assessore.

    Al primo gennaio 2017 in Lombardia risultavano circa un milione e 140mila residenti stranieri. Non considerando quelli irregolari. Per questo motivo il centrodestra chiede di frenare gli ingressi dei migranti, mentre il Comune di Milano ha chiesto più risorse allo Stato per un’accoglienza ‘di maggiore qualità’. Pur ammettendo che soprattutto ”nei quartieri periferici”, la presenza di stranieri, sottolinea Majorino: ”è molto complicata e può creare paura”.

    Sta di fatto che la popolazione residente a Milano di cittadinanza non italiana è passata dall’essere meno dell’8% del totale della popolazione residente nel 1999 al 18,8% nel 2017. Ciò ha provocato un aumento delle risorse derivanti da fondi statali e regionali (da 71,8 milioni di euro del 2017 a 82,8 milioni di euro previsti per il 2018). A questi vanno ad aggiungersi 166,1 milioni di euro di risorse comunali per un totale di 248,9 milioni di euro.

    Dati che, soprattutto con il clima di campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo 2018, hanno scatenato i commenti dei partiti avversari, e la proposta del capogruppo della Lega Alessandro Morelli di dividere l’assessorato alle Politiche sociali in due: “Uno per il Welfare e l’altro per il sostegno all’immigrazione. Fino a qualche anno fa l’immigrazione in città era una risorsa, oggi non più. C’è un limite alle risorse economiche per sostenerla?”.

    Il Comune rende noto che le risorse che anche quest’anno verranno stanziate per misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito (150 mila, le persone coinvolte) si aggirano sui 38,5 milioni di euro. Numeri che fanno di Milano la città italiana che investe di più in welfare.