Baby gang a Napoli: perché la camorra non c’entra (quasi) nulla

Baby gang e paranze di bambini sono due fenomeni criminali differenti, soprattutto perché differenti sono le finalità della violenza attuata, ma spesso vengono accumunati. Scopriamo il motivo di questa confusione e i veri punti di contatto fra le due realtà criminali con il professor Marcello Ravveduto.

Fabrizio Capecelatro Giornalista, scrittore e conduttore radiofonico 19 Gennaio 2018 alle 17:52 in Camorra, Cronaca, Cronaca di Napoli, Interviste
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19 Gennaio 2018 alle 17:52 in Camorra, Cronaca, Cronaca di Napoli, Interviste
    Baby gang a Napoli: perché la camorra non c’entra (quasi) nulla

    Le notizie sulle baby gang, composte da giovanissimi ragazzi, che a Napoli attuano gesti di inaudita violenza nei confronti di incolpevoli coetanei si stanno susseguendo sulle pagine dei giornali nazionali, amplificate dai social network. Le informazioni sulle loro azioni criminali si sono intrecciate con quelle che, sempre da Napoli, giungono circa le stese di camorra e le guerre fra le diverse “paranze di bambini”, ovvero quelle organizzazioni criminali di tipo mafioso portate avanti da giovani boss, spesso rampolli di storiche famiglie malavitose. Il risultato è che i due fenomeni si sono accavallati fra di loro e, nell’immaginario collettivo, anche le azioni di violenza delle baby gang sono diventate un’espressione dell’aggressività della camorra. Ma baby gang e paranze di bambini sono davvero la stessa cosa? Le baby gang rientrano davvero nel più endemico problema della camorra? Lo abbiamo chiesto al professor Marcello Ravveduto, docente di “Public and Digital History” all’Università di Salerno e autore di numerosi saggi sulla modernizzazione mafiosa

    PARANZE DI BAMBINI E BABY GANG

    Innanzitutto bisogna spiegare le due differenti definizioni.

    Le paranze dei bambini sono veri e propri clan di camorra costituiti e gestiti da giovanissimi, spesso rampolli di storiche famiglie malavitose, che provano e spesso riescono a sostituirsi agli storici clan nel controllo delle attività illecite, soprattutto lo spaccio di stupefacenti, e nel controllo criminale del territorio. Sono gestite da giovanissimi perché, anche grazie al lavoro svolto dalla forze di repressione dello Stato (quali magistratura e forze dell’ordine), la camorra si è ritrovata ad un certo punto senza più leader adulti, in quanto erano stati tutti arrestati o decimati dalle continue guerre fra i clan. Le paranze dei bambini, nella necessità di affermare il proprio potere, hanno riesumato le stese, ovvero sparatorie non finalizzate a colpire un obiettivo ma con lo scopo di incutere timore e affermare il proprio predominio su un quartiere.

    Le baby gang, invece, sono gruppi di ragazzi, sicuramente giovanissimi, che attuano gesti di violenza nei confronti di loro coetanei senza un preciso motivo o scopo, almeno apparente. Di sicuro la loro violenza non è finalizzata a mantenere o conquistare fette di mercato criminale o porzioni territorio.

    «Le baby gang – spiega il Professor Marcello Ravveduto – sono una forma di violenza metropolitana senza causa. Quella della camorra, invece, ha una causa, quale l’arricchimento, i traffici illegali e il controllo del territorio».

    LA CONFUSIONE FRA PARANZE DI BAMBINI E BABY GANG

    «Le baby gang – continua Ravveduto – vengono confuse con la criminalità giovanile camorristica, che è quella che produce elementi anche più politici. La stesa, ad esempio, è un elemento politico di terrorismo metropolitano finalizzato al controllo del territorio e delle coscienze e soprattutto di manifestazione di un potere. Nel caso delle baby gang, invece, non c’è nessuna manifestazione del potere: la maggior parte dei casi di violenza avviene, infatti, nei confronti di coetanei che non appartengono assolutamente al mondo della camorra e quindi non è una rivalità interna».

    «Il fenomeno delle stese – conclude Ravveduto -, essendo comunicativamente più forte, ha però omologato anche quest’altro fenomeno, che invece è di carattere globale. La struttura della narrazione immaginaria di Napoli, che in questi anni è quella della camorra, tende ad assorbire tutto».

    Insomma le paranze dei bambini hanno in qualche modo inglobato il fenomeno delle baby gang napoletane, che tuttavia sarebbe formalmente diverso.

    Ma la confusione non è solo una questione di forza comunicativa: le origini di questa omologazione derivano anche da una caratteristica peculiare esclusivamente delle gang napoletane, rispetto a quelle che pure esistono in altre città d’Italia e Paesi del mondo.

    «L’organizzazione di baby gang – spiega il Professor Ravveduto – c’è anche a Milano, ma sono etnicamente mercate. Nella città di Napoli, invece, sono composte da ragazzi napoletani. Il fatto che siano napoletani e non latinos, di origine africana o cinese, come in altre parti del mondo e d’Italia, impedisce che vengano ricondotte anche visibilmente a una forma di violenza metropolitana senza causa».

    L’ORIGINE DELLE BABY GANG

    «Quello che sta accadendo non è nient’altro che un elemento di trasformazione delle criminalità che avviene a tutti i livelli del globo. Questo fenomeno è uguale a Napoli, come negli Stati Uniti, in Sud America, nelle banlieue francesi o del Belgio, nelle periferie inglesi e perfino in tutto il mondo dell’ex Unione Sovietica, dove ci sono tutte queste gang e tutte queste hanno come mito di fondo l’arrivo ad un’organizzazione criminale».

    Il far parte di un’organizzazione criminale è, quindi, più un obiettivo a cui questi ragazzi tendono, piuttosto che una caratteristica del loro delinquere.

    «Sicuramente – conferma Marcello Ravveduto – qualcuno dei ragazzi che fanno parte di queste baby gang avranno alle spalle famiglie con un passato camorristico o almeno problematico, ma restano comunque due fenomeni diversi perché la violenza che producono non è quella di carattere camorristico».

    LE VITTIME DELLE BABY GANG

    A confermare la differenza fra camorra, seppur giovanile, e baby gang sono – ahimè – proprio le diverse vittime dei rispettivi fenomeni criminali.

    Le vittime delle paranze sono, infatti, quelle tradizionali della camorra: membri di clan avversari, persone che impediscono il loro affermarsi in uno dei mercati criminali o ne minano l’autorità e innocenti che vengono coinvolti per errore, magari proprio durante qualcuna delle stese.

    Le vittime di queste baby gang, invece, sono persone qualsiasi, innocenti tendenzialmente scelte a caso e sicuramente non appartenenti a baby gang avversarie.

    «Nella maggior parte dei casi – spiega Ravveduto – la violenza di questi gruppi si scarica su coetanei, che non appartengono assolutamente al mondo della camorra e quindi non è frutto di una rivalità interna», come è, invece, per la paranze.

    L’OBIETTIVO DELLE BABY GANG

    «La violenza prodotta da queste baby gang, soprattutto se chi le compone proviene da ambienti familiari o sociali camorristici, richiama l’attenzione proprio degli ambienti da cui provengono. Per cui diventa anche una specie di rito di passaggio che consente ad alcuni di questi di entrare nel mondo camorristico, perché hanno già dimostrato di essere pronti ad agire con violenza».

    Il successivo reclutamento di questi ragazzi nelle fila della camorra, come quasi certamente essi stessi ambiscono, è però il rischio principale del fenomeno delle baby gang, essendo quello della camorra un problema ben più persistente e radicato nel territorio. Pertanto è proprio in questa differenza fra “paranze di bambini” e “baby gang” che lo Stato deve, prima di tutto, inserirsi per scongiurare questo rischio.

    Scindere i due fenomeni, per rendere ciascuno di essi più facilmente riconoscibile, non è allora soltanto un vezzo ma è una necessità per capire il fenomeno e impostare la reazione e la prevenzione.