Chiedono il conto al ristorante a Roma, sullo scontrino sono chiamate ciccione

Dopo una cena al ristorante JinJa Parioli a Roma, tre clienti, a cena con un loro amico, si sono viste recapitare lo scontrino con la parola 'ciccione' sottolineato a penna per indicare il loro tavolo: chiesto il motivo alla cassa, non hanno ricevuto alcuna spiegazione e nemmeno scuse. Secondo i proprietari sarebbe il soprannome del cameriere che le ha servite

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    Chiedono il conto al ristorante a Roma, sullo scontrino sono chiamate ciccione

    Hanno chiesto il conto al ristorante di Roma dove avevano cenato e si sono viste recapitare lo scontrino con la parola “ciccione” evidenziata per indicare il loro tavolo. Brutta disavventura per tre amiche, a cena con un loro amico, al ristorante JinJa Parioli nella Capitale: a denunciare l’accaduto è stata una delle ragazze, Elisa Barbolini, di Sassuolo, che ha pubblicato sul suo profilo Facebook lo scontrino. Secondo il suo racconto, le amiche hanno ricevuto il pre scontrino prima di recarsi alla cassa a pagare: è stato il loro amico ad accorgersi che c’era qualcosa che non andava. Chiesto il motivo di quel termine in cassa, non solo non hanno ricevuto alcuna spiegazione ma nemmeno le scuse.

    La vicenda è andata avanti sui social. Le tre amiche hanno lasciato una recensione negativa del locale su Tripdavisor e hanno usato Facebook per raccontare la loro disavventura, con il post che è stato condiviso centinaia di volte, scatenando recensioni negative di altri clienti. A contattare il locale per le spiegazioni è stato il sito gaypost.it: a loro è stato detto che “ciccione” era riferito al cameriere che le aveva servite e non a loro.

    A dirlo al sito è proprio il dipendente che era alla cassa quella sera. Pur riconoscendo che la definizione non è certo delle migliori, ha spiegato che si trattava del soprannome di un loro operatore, precisando che è loro usanza. “Se viene al ristorante le faccio vedere che sui tablet degli operatori ognuno ha il suo soprannome: c’è “ciccione”, c’è “maschio”, c’è “bello”. Non è certo riferito ai clienti dei tavoli”, ha detto al sito.

    La spiegazione non è però bastata a Elisa e le sue amiche che ricordano di essere state servite da più camerieri quella sera. “È stato risposto che si tratta del nome dell’operatore, che vengono date sempre spiegazioni in merito alla cassa e che alla cassa (toh!) c’era proprio lui ieri al momento del fatto. In 2 non abbiamo sentito una sola parola di spiegazione, anche se sollecitata”, chiarisce la ragazza. “Il problema resta”, conclude.