Arrestata moglie del boss Madonia: stava riorganizzando Cosa Nostra dopo la morte di Riina

Blitz dei Carabinieri a Palermo, in manette Mariangela Di Trapani, moglie del boss Salvino Madonia, il killer di Libero Grassi: era lei a capo del clan con lo scopo di riorganizzare Cosa Nostra dopo la morte di Totò Riina e i colpi messi a segno dalla giustizia. Per la prima volta una donna ai vertici di uno dei clan più forti della mafia siciliana

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    Arrestata moglie del boss Madonia: stava riorganizzando Cosa Nostra dopo la morte di Riina

    Una donna ai vertici di uno dei clan più forti della mafia siciliana, il mandamento palermitano di Resuttana, che stava riorganizzando Cosa Nostra per il “dopo Riina“. I Carabinieri hanno arrestato Mariangela Di Trapani, moglie del boss Salvino Madonia, ergastolano condannato per più omicidi compreso quello dell’imprenditore Libero Grassi, e figlia dello storico capomafia Ciccio Di Trapani. La donna era già stata nel mirino degli inquirenti diversi anni fa per il ruolo dominante assunto a Palermo dopo le condanne dei boss del mandamento Resuttana, tra i più fedeli a Riina, tanto da essere condannata nel 2008 a 8 anni di carcere. Secondo le indagini della Dda, tornata libera e pur con l’obbligo di residenza a Cinisi, riusciva a fare le veci del marito, comandando il mandamento e facendo da tramite tra il marito e gli altri boss, al 41 bis, e l’esterno.

    L’arresto è avvenuto nel corso di un blitz al termine dell’indagine dei carabinieri, coordinata dalla Dda di Palermo, che ha portato all’arresto di altre 24 persone accusate di mafia, estorsione, favoreggiamento e ricettazione e che fanno parte anche del mandamento di San Lorenzo. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Fabrizio La Cascia su richiesta del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Roberto Tartaglia, Annamaria Picozzi e Amelia Luise.

    Le indagini della procura distrettuale antimafia diretta da Francesco Lo Voi hanno inoltre svelato come la mafia siciliana abbia ripreso potere nel centro di Palermo dove negozianti e ristoratori sono tornati a pagare il pizzo, nonostante le denunce: si paga per non essere vittima di intimidazioni, attacchi incendiari e altri gesti violenti.

    L’arresto di Mariangela Di Trapani riapre un nuovo capitolo nella recente storia della mafia siciliana. Con la morte di Riina e i maggiori boss al 41 bis, ci si interroga su quale sarà il futuro di Cosa Nostra e chi raccoglierà l’eredità del capo dei capi. Tra le tante ipotesi, gli esperti avevano preso in considerazione le figure femminili più di spicco, ma la mafia siciliana ha sempre relegato le donne in secondo piano, senza dar loro ruolo di comando.

    L’arresto di Mariangela Di Trapani, fermata per la seconda volta, dimostrerebbe il contrario. Figlia di un boss e sorella di un altro boss, Nicola Di Trapani, in famiglia era soprannominata “a picciridda”, la piccolina. Intercettato, il fratello ne parla quasi con tenerezza: “Mariangela ha sofferto da picciridda” perché durante la latitanza del padre “a scuola non c’è più andata per amore di mio padre e di me e perché se ne è voluta venire con noi”.

    Figlia e moglie di mafia, usava i colloqui in carcere con il marito e i cognati Nino e Giuseppe, tutti capomafia ergastolani, per fare da tramite col mandamento di Resuttana, già guidato dal padre del boss Salvino, Francesco Madonia.

    Secondo le indagini, confermate dai pentiti, Di Trapani a Palermo era chiamata “la padrona”: tra le cose che stava gestendo, secondo gli inquirenti, stava anche organizzando di uccidere Giovanni Niosi, vecchio mafioso già arrestato in passato, fedelissimo del boss Salvatore Lo Piccolo, perché aveva patteggiato una condanna, cosa ritenuta imperdonabile.