Rigopiano, risate e battute un’ora prima della valanga: le intercettazioni choc

Funzionari della Provincia e dipendenti dell'Anas che ridono e fanno battute sulla difficoltà di arrivare all'hotel Rigopiano un'ora prima della valanga che lo scorso gennaio costò la vita a 29 persone, la disperazione nelle telefonate poco prima del dramma: 'Conteremo i morti per carenza di soccorsi'

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    “E insomma, mica deve arrivare a Rigopiano? Perché se dobbiamo liberare la Spa, al limite ci andiamo a fare pure il bagno”. Secondo quanto riporta l’Ansa è con questa battuta che Carmine Ricca, dipendente dell’Anas, alle 15.35 del 18 gennaio 2017, poco più di un’ora prima della valanga che travolse l’hotel Rigopiano di Farindola, causando 29 morti, parlava con il responsabile del settore viabilità della Provincia, Paolo D’Incecco, indagato per la tragedia. Le intercettazioni fanno parte delle carte dell’inchiesta della tragedia dell’hotel Rigopiano, quando 29 persone persero la vita nell’hotel sopra Farindola, in provincia di Pescara, sepolto dalla nevicata eccezionale che colpì l’Abruzzo. “La gente sta morendo e voi non vi rendete conto”, è invece la richiesta del consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, che parla con Claudio Ruffini, a quell’epoca segretario del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

    Le intercettazioni, centinaia, arrivano dall’informativa del nucleo ecologico dei Carabinieri di Pescara e sono confluite nell’inchiesta che vede a oggi i primi sei indagati nella prima tranche delle indagini: tra loro ci sono il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il direttore dell’albergo Bruno Di Tommaso, il dipendente del comune di Farindola Enrico Colangeli e due funzionari della Provincia, Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco.

    Per loro le accuse sono omicidio colposo e lesioni colpose; al direttore dell’hotel è stata anche contestata quella di atti omissivi in ambito di sicurezza sul lavoro.

    Rigopiano: il bilancio della tragedia
    Ansa

    Rigopiano, le intercettazioni: ‘Se liberiamo la Spa ci facciamo un bagno’

    D’Incecco è uno dei due protagonisti dell’intercettazione avvenuta un’ora prima della slavina che travolse l’hotel Rigopiano: è lui quello che ride alla battuta sulla Spa. Il loro dialogo continua e parlano della possibilità di distaccare una turbina verso Rigopiano, dove la neve aveva chiuso la strada: “Cioè, ho capito che dobbiamo arrivare fin lì, però insomma è una bella tirata, lo sai meglio di me”, dice Ricca.

    Secondo le carte riportate dall’Ansa, a quel punto D’Incecco chiede quanto tempo sarebbe occorso e Ricca risponde:”Mò, penso… oggi… la Madonna che c’è qua… eh… mo’ penso no”. Il funzionario si informa se almeno per la mattina seguente si potrà fare qualcosa e il dipendente dell’Anas conferma che “sì, almeno domattina, anche perché quello con la turbina fino a mò ha faticato (ha lavorato ndr)…”. Poco più di un’ora dopo, la valanga sommergerà l’hotel Rigopiano, uccidendo 29 persone.

    Rigopiano, le intercettazioni: ‘La gente sta morendo e voi non vi rendete conto’

    La gente sta morendo e voi non vi rendete conto“. A parlare questa volta è Lorenzo Sospiri, consigliere regionale di Forza Italia, che si rivolge a Claudio Ruffini, segretario del presidente della Regione Luciano D’Alfonso e delegato a seguire le operazioni.

    Nessuno dei tre è indagato per la tragedia dell’hotel di Farindola e l’intercettazione fa parte di un’altra inchiesta sugli appalti della Regione: la loro conversazione sarebbe d’aiuto per ricostruire l’atmosfera che si respirava in quei giorni, con un intero territorio messo in ginocchio dall’emergenza neve.

    Qui conteremo i morti x carenza di soccorsi, forse non vi state rendendo conto“, scrive Giuseppina Manente, dell’ufficio stampa della Provincia di Teramo, in un sms inviato alle 21,45 a Ruffini. Manente si rivolge a lui perché delegato dal presidente D’Alfonso nella gestione dei mezzi spazzaneve e le turbine, come sottolinea l’informativa dei Carabinieri, che ricostruisce quanto detto tra i diversi gradi della dirigenza regionale, il 17 e 18 gennaio, fino alle prime ore del 19 gennaio: la data di stesura della relazione è del 7 febbraio, 20 giorni dopo la tragedia.

    Nel pieno dell’emergenza, alle 15,01 del 18 gennaio il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, che è indagato, prova a chiamare Ruffini “che non risponde e né richiamerà”, si legge nell’informativa che conclude in modo chiaro: “Nessun commento è necessario ad evidenziare ulteriormente come Ruffini non abbia né risposto né richiamato il sindaco di Farindola quando questi aveva tentato di contattarlo ben prima della terribile nota slavina”.