Gemelle siamesi separate all’ospedale Bambino Gesù di Roma: le piccole stanno bene

Due gemelle siamesi sono state separate dopo un delicato intervento chirurgico al Bambino Gesù di Roma. Le bimbe, algerine di 17 mesi, stanno bene. L'intervento è stato effettuato dopo aver realizzato modelli 3D delle gemelle siamesi: «La fase di studio è stata curata in ogni dettaglio così che al momento dell’intervento ognuno sapesse esattamente dove e come operare»

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    Gemelle siamesi separate all’ospedale Bambino Gesù di Roma: le piccole stanno bene

    Due gemelle siamesi sono state separate dopo un delicato intervento chirurgico al Bambino Gesù di Roma. Le bimbe, algerine di 17 mesi, stanno bene. Si tratta del secondo intervento di questo tipo nella storia del noto ospedale pediatrico (il primo risale a oltre trent’anni fa), effettuato dopo aver realizzato modelli 3D delle gemelle siamesi.

    Le bambine, Rayenne e Djihene, erano attaccate dall’addome e dal torace. A realizzare l’operazione è stata una équipe di 40 medici, guidata dal direttore del Dipartimento chirurgico Alessandro Inserra.

    L’intervento è durato 10 ore: dopo le prime due ore dedicate alla preparazione anestesiologica, si è effettuata prima la separazione e poi la ricostruzione di addome e torace.

    Per preparare al meglio il delicato intervento, erano stati realizzati modelli e stampa in 3D delle gemelle, per non lasciare nulla al caso. «La fase di studio è stata curata in ogni dettaglio così che al momento dell’intervento ognuno sapesse esattamente dove e come operare – racconta Inserra al Corriere della Sera – Il che ha consentito di portare a termine tutto l’intervento nello stesso giorno con diverse unità chirurgiche che hanno lavorato a ritmo serrato non più di tre ore ciascuna. Affrontare questo lungo cammino con i colleghi, il personale coinvolto e i genitori delle piccole che non ci hanno fatto mai mancare il loro sostegno, è stata un’esperienza esaltante a livello umano e professionale».

    «Il nostro futuro e quello delle bambine è nelle mani di Dio, ma vorremmo che il loro percorso di cura proseguisse qui in Italia, al Bambino Gesù, dove siamo stati accolti come in una famiglia. Come possiamo fidarci, ancora, di chi diceva che le nostre figlie non sarebbero sopravvissute?», hanno detto i genitori di Rayenne e Djihene, il giorno dopo l’operazione, ringraziando i medici.