Caso Weinstein: il coraggio della denuncia o della negazione

Le trappole sessuali esistono nel mondo dello spettacolo ma anche in politica, nel mondo della moda, degli affari: siamo sicuri che non vi sia un'altra via di fuga oltre alla corsia preferenziale? Quanto dipende dal predatore e quanto dal comportamento della vittima?

Scrittore, già Commissario di Polizia in Caso Weinstein, Cronaca, Stupri, Violenza sulle donne
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6 Novembre 2017 alle 17:11 in Caso Weinstein, Cronaca, Stupri, Violenza sulle donne
    Caso Weinstein: il coraggio della denuncia o della negazione

    Col caso Weinstein, bocca d’Argento ha aperto una voragine nel mondo dello star system ma non solo. Parlare di violenza o molestie, in taluni casi, può apparire fuori luogo e offendere chi quelle violenze, brutali e inammissibili, le ha subite davvero e non certo in ovattati salotti o suite stellate. In ogni caso seppur tardivamente, bene si è fatto a denunciare tali metodologie che, diciamolo pure, sono da sempre sulla bocca della gente, ma mai scandagliate poiché chi arriva, ci tiene a far sapere che è frutto del lavoro, del temperamento, della abnegazione e non di altro. Le trappole sessuali esistono ma in questi casi ed altri, quali la politica, la moda, gli affari, siamo sicuri che non vi sia un’altra via di fuga oltre alla corsia preferenziale? Quanto dipende dal predatore e quanto dal comportamento della vittima?

    Non lo sappiamo con certezza ma in entrambi i casi, sia che si tratti di persone di sesso diverso o dello stesso sesso, sappiamo che può succedere, per predisposizione o per l’interpretazione sbagliata di un messaggio del corpo o del lessico.

    Non sappiamo invece in quanti hanno “accettato” se non addirittura “cercato” la strada alternativa per raggiungere il fine. Non sempre il carnefice è totalmente carnefice e non sempre la vittima è totalmente vittima. Ovviamente vanno analizzati tutti i casi, uno ad uno, per offrire una valutazione coerente e non abbagliata dalle nome.

    In tutte queste vicende c’è una parola che non si può dire e che non viene mai pronunciata: mercificazione, poiché conduce dritto dritto al solco della prostituzione, ovvero a chi si offre per fini di lucro.

    Cosa offriva Weinstein in cambio del massaggio erotico? Quello che lui poteva offrire ovviamente, la parte in un film presumendo nella sua testa malata, una forma di baratto. Inversamente cosa gli veniva chiesto ponendosi a disposizione sessualmente? Non il vile denaro ma analogamente e ovviamente, la parte in un film quale forma di baratto.

    Le differenze tra il “cedimento” e “ l’offerta” stanno tutte nella terminologia. Nel primo caso si configura la violenza, nel secondo il mercimonio.

    Il marciapiedi migliore da battere è quello della notorietà, dicevano le vecchie prostitute ridacchiando, conoscendo le debolezze della vita. E noi quelle debolezze le vogliamo esplorare o le tacciamo.

    Solo poco tempo addietro, si discuteva sulle nostrane “cene eleganti” in cui sono emerse molte signorine sconosciute e prezzolate, ma mai si è argomentato sui nomi noti che pure erano invitati a cene analoghe. Una tutela tutta nostrana a cui i mass media, al nostro “Cesare” hanno fatto recitare il ruolo del puttaniere, mentre sul versante americano, a un altro “Cesare” quello del predatore.

    Qui il fuggi fuggi per la negazione, dall’altra parte la fila per denunciare. Ma un filo sottile lega gli uni e gli altri ed è quello del coraggio, sia per denunciare che per negare.