La storia di Nonna Peppina, sfrattata dalla sua casetta di legno dopo il terremoto

Ripercorriamo dall'inizio alla fine il caso della signora Giuseppina Fattori, che ormai tutti chiamiamo con affetto Nonna Peppina, terremotata della provincia di Macerata, sfrattata a 95 anni dalla casetta di legno che le autorità hanno definito abusiva

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    La storia di Nonna Peppina, sfrattata dalla sua casetta di legno dopo il terremoto

    Giuseppina Fattori, che tutti abbiamo imparato a chiamare affettuosamente Nonna Peppina, è un’anziana di 95 anni che ha perso la sua casa in seguito al terremoto in centro Italia che 14 mesi fa ha distrutto molti centri nelle Marche, nel Lazio e in Abruzzo. Non solo. La signora terremotata della frazione di San Martino di Fiastra – in provincia di Macerata – è stata anche sfrattata dalla casetta di legno che i suoi familiari le avevano costruito nei pressi dell’abitazione distrutta dal sisma e rimasta inagibile. Questo perché le autorità la considerano abusiva e senza le autorizzazioni necessarie. Sulle pagine dei giornali abbiamo letto tanto su di lei, qui vogliamo ripercorrere la sua storia.

    Il terremoto distrugge la casa di Nonna Peppina

    Una serie di eventi sismici colpisce il Centro Italia tra agosto e ottobre 2016, per poi replicare nel gennaio 2017. I terremoti hanno avuto epicentro lungo la Valle del Tronto, interessando il confine umbro-marchigiano e l’Abruzzo. E’ proprio a causa del terremoto del 26 ottobre che la signora Giuseppa Fattori diventa una sfollata a 95 anni. La sua casa di Moreggini di San Martino di Fiastra (Macerata) diventa inagibile, può crollare da un momento all’altro.

    La famiglia costruisce una casetta di legno, abusiva

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    Nonna Peppina lascia la casetta di legno abusiva nella frazione Moreggini a San Martino di Fiastra. / Ansa

    La famiglia di Peppina decide di costruire una casetta di legno nella sua proprietà, per permettere alla nonnina di stare vicino ai suoi ricordi. Tale casetta viene dichiarata abusiva per mancanza della concessione abitativa comunale, quindi per il non rispetto del piano regolatore e per il mancato rispetto del vincolo paesaggistico, dato che la zona ricade nel Parco dei Monti Sibillini. Nonna Peppina viene quindi chiamata a lasciare la struttura, viene sfrattata. In un primo momento decide di dare battaglia: “Io da lì non mi muovo, ci sto lo stesso. Poi verrà lei a mettermi le manette”, dice al maresciallo che le notifica lo sfratto esecutivo in 15 giorni.

    La storia di Peppina in tv e tra i politici

    La storia della nonnina terremotata sotto sfratto viene subito esaltata sulle tv generaliste che raccontano casi umani e premono sulla facile indignazione popolare contro lo stato che non funziona e l’eccessiva burocrazia. I giornali aggiornano i lettori con aneddoti riguardanti la nonnina di Macerata. Barbara D’Urso si collega ogni giorno, i telegiornali ripropongono la vicenda. Le figlie scrivono al Papa e sui social gira la fake news che la Boldrini avrebbe dichiarato: “Un vero peccato demolire la casetta di legno della nonna Peppina! Quindi l’idea di metterci i clandestini”. Ovviamente non è vero.

    fake boldrini nonna peppina

    Ad un certo punto la politica intercetta un tema ghiotto per speculare e allora partono le crociate di Matteo Salvini e Giorgia Meloni che critica governo e stato invitando ad aiutare la signora “in nome della nostra Storia” e dell’essere di destra. Chiama in causa pure Mattarella, ma dal Colle arriva la precisazione “non è mai giunta alcuna lettera da parte della signora Peppina Fattori, né da alcuno dei suoi familiari”, ma da un comitato locale. Il Presidente della Repubblica è intervenuto chiedendo chiarimenti alle locali autorità, le quali hanno assunto le loro decisioni “in ambito giudiziario e amministrativo, nella responsabilità dei propri compiti”.

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    Matteo Salvini della Lega Nord lo scorso 20 settembre, in visita da Giuseppa Fattori, presso la casetta di legno a San Martino di Fiastra / Ansa

    Nonna Peppina si trasferisce nel container

    Giuseppa Fattori cede alla pressione burocratica, ma non vuole trasferirsi dalla figlia, che abita nell’anconetano, per non allontanarsi dai posti in cui ha vissuto una vita. Viene quindi trasferita in un container, tra la rabbia delle figlie che denunciano: “Ci trattano come delinquenti”. Giuseppa Fattori è stata sfrattata secondo quanto ha stabilito il Tribunale del Riesame, che ha respinto il ricorso presentato dalla 95enne. Secondo i giudici, la permanenza dell’anziana nella casetta di legno costituiva un aggravamento del reato di abuso edilizio. Il Tribunale ha rigettato l’istanza presentata dalla famiglia dell’anziana contro il sequestro disposto dalla Procura di Macerata, che pure aveva consentito una proroga alla 95enne proprio in attesa del verdetto del Riesame.

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    La nonnina vive e dorme in un container di dieci metri quadrati allestito vicino alle sue vecchie case: quella lesionata dal terremoto e quella in legno, dichiarata abusiva. Il bagno (chimico) è all’esterno, particolare che rende le cose ancora più difficili. “Tutte le mattine vado dalle galline”, racconta la donna. Ora si attende la decisione del Tar sull’eventuale abbattimento della casetta diventata una ragione di vita per la 95enne che non vuole lasciare il posto in cui ha vissuto.

    Un imprenditore dal cuore d’oro offre il suo aiuto a Nonna Peppina

    L’imprenditore, fondatore della piattaforma social SixthContinent, si è rivolto al sindaco attraverso il quotidiano Il Giornale: “Basta chiacchiere. Peppina vuole rimanere nel paese in cui ha vissuto per tutta una vita? Farò l’impossibile per esaudire il suo desiderio. Ci sarà pure da qualche parte, nelle immediate vicinanze della sua vecchia abitazione, un appartamento sicuro e in vendita? Bene, che il sindaco mi faccia sapere al più presto perché lo voglio donare a Peppina”, ha annunciato.

    Quello che i giornali non hanno raccontato

    Per costruire qualsiasi tipo di struttura occorre avere in mano dei permessi, ordinari o speciali, che attestino il rispetto del piano regolatore regionale e dei vincoli paesaggistici. Le opere edilizie prive di tali titoli abitativi son dichiarate, per legge, abusive. Il sindaco di Fiastra, Claudio Castelletti, ha raccontato che dopo il terremoto il Comune ha messo a disposizione, su richiesta di chi aveva visto la sua casa resa inagibile dal terremoto, delle casette in legno, le cosiddette SAE (Soluzione Abitativa in Emergenza). “La signora e la sua famiglia non hanno invece mai fatto richiesta per queste case perché nonna Peppina non voleva allontanarsi da casa sua. Anche per questo motivo i familiari della donna hanno deciso di costruirsi da sé quella casetta: la famiglia sapeva che andava incontro a un abuso ma ha deciso di andare avanti, per poi sanarla in seguito”, spiega. In più, trovandosi nel parco dei Monti Sibillini, la casetta di nonna Peppina risultava illecitamente costruita per il non rispetto dei vincoli paesaggistici dell’area.

    Va detto che in seguito al terremoto il governo ha varato il decreto salva-casette, secondo cui i terremotati possono decidere se ottenere il contributo per la ricostruzione della casa resa inagibile dal terremoto, e distruggere i manufatti temporanei costruiti in emergenza, o scegliere di restare a vivere nel modulo abitativo nuovo e rinunciare al contributo per la ricostruzione dell’edificio distrutto dal sisma. La famiglia di nonna Pina ha fatto muro alle proposte istituzionali perché non vuole rinunciare a nessuno dei due immobili, a nessuna delle due case, né a quella distrutta dal terremoto, che lo Stato sanerà, né a quella costruita da loro, che andrebbe distrutta una volta pronta la casa ora inagibile.

    Terremoto: sfratto Peppina

    Nonna Peppina è stata dunque sfrattata dalla casetta di legno costruita vicino alla sua casa terremotata a Fiastra perché sprovvista delle necessarie autorizzazioni. Inoltre va detto che la casetta di legno in questione è un’abitazione di ottanta metri quadri, perfino più grande della casa originaria. Il decreto salva casette riguarda invece solo le sistemazioni più piccole della prima casa. Nonostante questo le istituzioni hanno cercato di aprire un tavolo per risolvere la questione, dalla Regione al Governo, passando dalla Procura, dal Tribunale del Riesame e dal Tar.