G8 Genova, a Bolzaneto fu tortura: la Corte di Strasburgo condanna l’Italia

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l'Italia per le torture che avvennero nella caserma di Bolzaneto durante i fatti del G8 di Genova e perché, come Stato, non ha condotto indagini efficaci: ai ricorrenti andranno tra i 10mila e gli 85mila euro a testa per danni morali.

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    G8 Genova, a Bolzaneto fu tortura: la Corte di Strasburgo condanna l’Italia

    La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per tortura in merito a quanto avvenne nella caserma di Bolzaneto, a margine del G8 di Genova del 2001. Dopo la condanna per tortura sui fatti alla scuola Diaz,, la Corte ha inflitto la condanna per quanto avvenne nella caserma genovese, riconoscendo che a Bolzaneto fu tortura, e perché lo Stato italiano non ha svolto indagini efficaci . Alle 65 persone che hanno fatto ricorso, l’Italia dovrà versare un risarcimento tra i 10mila e gli 85mila euro per danni morali: già patteggiata la somma con sei ricorrenti che hanno trovato l’accordo con lo Stato italiano, che ha confermato le proprie responsabilità lo scorso aprile, per un risarcimento di 45mila euro ciascuno per danni morali e materiali e spese processuali.

    La condanna arrivata da Strasburgo riguarda sia gli atti avvenuti nella caserma di Bolzaneto tra il 21 e 22 luglio 2001, ai margini del G8 di Genova, sia la mancanza di indagini adeguate, ma non solo. La Corte europea ha condannato l’Italia anche per le torture inflitte da due guardie carcerarie ad Asti nel 2004 a due detenuti, Andrea Cirino e Claudio Renne. L’Italia è stata condannata per le azioni delle guardie e perché i responsabili non sono stati puniti a causa della mancanza di leggi adeguate, stabilendo un risarcimento di 80mila euro per danni morali ad Andrea Cirino e alla figlia di Claudio Renne, morto in carcere lo scorso gennaio.

    Il processo a Strasburgo ha permesso di ricostruire quanto avvenne tra le mura della caserma di Bolzaneto dopo il G8 di Genova, quando oltre 300 persone vennero umiliate, picchiate, minacciate, subendo violenze fisiche e morali senza poter incontrare i loro legali, mentre gli agenti cantavano inni fascisti.

    La giustizia italiana aveva concluso l’iter per le violenze di Bolzaneto nel giugno 2013, con sette condanne e quattro assoluzioni per Oronzo Doria, all’epoca colonnello del corpo degli agenti di custodia, e gli agenti Franco, Trascio e Talu. Confermate le condanne inflitte dalla Corte d’Appello di Genova il 5 marzo 2010 nei confronti dell’assistente capo di Pubblica sicurezza Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi) – che divaricò le dita della mano di un detenuto fino a strappargli la carne – degli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e del medico Sonia Sciandra, a cui la Cassazione ridusse la pena, assolvendola dal reato di minaccia. Pene confermate a un anno per gli ispettori della polizia Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi che avevano rinunciato alla prescrizione.

    Tutte le pene inflitte sono state quasi integralmente coperte da indulto. Per di più, la Cassazione non aveva accolto il ricordo della procura di Genova che chiedeva di contestare il reato di tortura, anche per evitare la prescrizione, ma che, come già successo per la sentenza Diaz, non era contemplato dal nostro ordinamento.