Sbarchi fantasma in Italia, cosa sono? Un fenomeno spesso insabbiato

Sbarcano in piccoli gruppi sulle coste agrigentine dopo essere partiti dalla Tunisia, senza incontrare nessuno che li intercetti in mare e soprattutto a terra, facendo perdere le loro tracce e lasciando solo le barche e ciò che rimane del viaggio in spiaggia: cos'è il fenomeno degli sbarchi fantasmi e cosa sta succedendo

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    Sbarchi fantasma in Italia, cosa sono? Un fenomeno spesso insabbiato

    Il fenomeno migratorio in Italia sta conoscendo un nuovo capitolo, quello degli sbarchi fantasma. Si tratta di una situazione non nuova ma che ora, con la chiusura della rotta dalla Libia per effetto del piano Minniti, sta registrando numeri sempre più importanti, tanto che i sindaci dei comuni interessati si sono rivolti alle autorità. Di cosa stiamo parlando? Come dice la stessa definizione, si tratta di sbarchi invisibili, non registrati né intercettati dalle autorità: piccoli gruppi di persone, quasi tutti giovani di origine tunisina, sbarcano sulle coste agrigentine a bordo di piccole imbarcazioni che viaggiano di notte e che arrivano a terra indisturbati, senza nessuno ad accoglierli. Questo significa che, una volta arrivati in Italia, non vengono controllati e registrati: fanno semplicemente perdere le loro tracce, lasciando dietro di sé i relitti delle imbarcazioni e gli oggetti del viaggio.

    Tra i primi a denunciare il fenomeno degli sbarchi fantasma c’è la delegazione di Agrigento di Mareamico, ong ambientalista che spesso ha documentato gli arrivi in spiaggia, per denunciare quanto accade sulle coste dove le barche rimangono a marcire, spesso inquinando località incontaminate. Grazie al loro intervento, la notizia ha iniziato a circolare sui media, bucando il silenzio.

    A differenza di quelli “classici”, gli sbarchi fantasma faticano a fare notizia: non trattandosi di grandi numeri, è difficile avere telecamere e media interessati a raccontare quanto accade sulle spiagge siciliane. Così, l’operato di Mareamico è diventato fondamentale per avere contezza del fenomeno.

    Sbarchi fantasma, cosa sono

    Gli sbarchi fantasma sono sbarchi del tutto irregolari in ogni loro fase, che avvengono sulle coste siciliane, in particolare nella provincia di Agrigento, la più vicina alla Tunisia.

    Diciamo del tutto irregolari perché, diversamente da quanto accade nelle altre situazioni più consuete, siamo di fronte a piccolo gruppi di persone, tra le 20 e le 30 persone al massimo, spesso giovani e giovanissimi, partiti dalle coste tunisine a bordo di piccole imbarcazioni, per lo più pescherecci, che viaggiano di notte e che non vengono intercettate da alcuna nave, militare o di soccorso, lungo il loro viaggio in mare.

    Così, arrivano sulle spiagge siciliane senza che nessuno lo sappia: toccano il suolo, qualche volta lasciano indietro gli abiti usati per la traversata e semplicemente scompaiono. Non ci sono medici e personale di primo soccorso ad accoglierli e neppure le forze dell’ordine che di norma procedono all’identificazione e allo smistamento dei migranti, incanalandoli in processi lunghi, tortuosi, spesso inconcludenti, ma legali.

    Chi arriva con uno sbarco fantasma non esiste per lo Stato Italiano: non hanno nomi, volti, storie, passato, nulla. Arrivano e spariscono, diretti chissà dove.

    Sbarchi fantasma, a cosa sono dovuti

    Un’altra caratteristica che differenzia gli sbarchi fantasma è la provenienza dei migranti, tutti dalla Tunisia. Siamo di fronte a un fenomeno diverso da quanto accadde nel 2011, quando i tunisini fuggivano a causa della tensione per la Primavera araba, o di quello che succede sulle coste della Libia, da dove partono (o partivano) migranti provenienti da diversi paesi africani e persino dal Medio Oriente.

    Gli sbarchi fantasma iniziano da Sfax, la città da cui partì il peschereccio speronato da una nave militare tunisina , causando la morte di molti migranti, ma anche da Monastir, El Haouaria, Zarzis e Biserta nel nord, e terminano a Punta Bianca, Siculiana ma anche a Pozzallo o Lampedusa.

    A partire non sono famiglie, che cercano una vita alternativa alla rotta libica, ma giovani, spesso giovanissimi, disoccupati in cerca di un futuro migliore, quelli che definiamo “migranti economici“.

    Non scappano da fame, carestia, dittature, violenze o guerre, come spesso accade per chi arriva dai Paesi del corno d’Africa: sono i figli della “Primavera araba”, ragazzi e giovani uomini che hanno visto le speranze di un futuro migliore tradite e calpestate. L’avvento della democrazia non ha portato il benessere che in tanti si aspettavano e così i più giovani hanno preso il mare per cercare fortuna in Europa.

    I sindaci dei comuni siciliani hanno lanciato un appello alle autorità italiane perché temono che tra i migranti ci siano delinquenti e persino foreign fighters.

    Come ha spiegato l’ambasciatore italiano a Tunisi all’Ansa, nel primo caso non si tratterebbe di pericolosi criminali, ma nel caso di detenuti per reati minori, spesso consumatori di droga o ladruncoli, che il governo libera ogni anno in occasione della fine del Ramadam. “È sempre successo e non può essere ritenuto un elemento significativo per spiegare l’aumento delle partenze del 2017″, spiegano da Tunisi.

    Il secondo caso è più complesso: il Viminale monitora attentamente le persone in arrivo dalla Tunisia perché sanno che molti combattenti della jihad arrivano proprio dalla Tunisia, come il caso del killer di Marsiglia e del fratello, arrestato a Ferrara. Per questo, tenere sotto controllo la situazione degli sbarchi fantasma in Italia e capire cosa sta succedendo sulle coste tunisine sta diventando sempre più importante.