Stupro di Firenze, parla una delle due studentesse USA: ‘Devastata ma la città mi ha aiutata’

In una mail inviata a Repubblica per la prima volta parla la studentessa 21enne che, un mese fa, denunciò con la sua amica due Carabinieri di averle violentate dopo averle riportate a casa, abusando del loro stato di difficoltà e di alterazione. 'È un periodo difficile ma sono fiduciosa nella giustizia italiana'

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    A un mese dalla terribile notte dello stupro di Firenze, per la prima volta parla una delle due studentesse USA che denunciò due Carabinieri di averle violentate dopo averle accompagnate a casa. Lo fa con una mail, inviata tramite i suoi legali italiani e americani, a Repubblica: poche righe che raccontano quello che accade dopo uno stupro, cosa significa dover affrontare il dolore e i ricordi di una violenza, giorno dopo giorno. Lei, 21 anni, la più grande delle due, ancora fatica a tornare alla sua vita di prima: dopo la violenza, avvenuta la notte tra il 6 e il 7 settembre a Firenze, di ritorno dalla discoteca Flo, è tornata negli States dalla sua famiglia. Il percorso di riabilitazione è ancora lungo ma non vuole mettersi fretta. Per lei ora è importante che la giustizia faccia il suo corso. “Sono fiduciosa”, scrive, mentre ringrazia la città di Firenze per il sostegno che le ha mostrato.

    Il caso dello stupro di Firenze fece molto discutere nel nostro Paese. In tanti, e non solo sui social, avevano colpevolizzato le due giovani studentesse invece che puntare il dito contro i presunti colpevoli, i due Carabinieri accusati di averle violentate. Ora Pietro Costa, 32 anni, e il capo pattuglia Marco Camuffo, 46 anni, dovranno affrontare un processo per le violenze denunciate dalle giovani.

    Nella mail, la 21enne svela le difficoltà che deve affrontare a un mese da quella notte tremenda. “È stato un periodo devastante per la mia famiglia e per me”, confessa la giovane che, da allora, è rientrata negli States. Da allora, sta attraversando quello che definisce “un doloroso recupero fisico e psicologico”: il sostegno dei suoi cari e quello di medici e degli psicologi la sta aiutando ad affrontare il momento e a riprendere la sua vita.

    Le difficoltà sono enormi: la 21enne non è ancora tornata all’Università, fa fatica a uscire di casa e soprattutto a rivivere quella notte nei suoi ricordi. Il suo legale italiano, l’avvocato Francesca D’Alessandro, lo aveva fatto capire quando raccontò del “pudore” e del “senso di disagio” della giovane, in lacrime davanti a poliziotti che dovevano verbalizzare quanto successo la notte del 6 settembre.

    A ora, continua la mail, ci sono “molte domande in sospeso”, ma per lei la cosa migliore è “lasciare che il sistema giudiziario italiano conduca le proprie indagini e abbia il tempo di esaminare le prove. Sono fiduciosa nella giustizia”.

    Infine, un pensiero per la città di Firenze e alle donne che hanno organizzato un corteo di solidarietà con le due studentesse. Per lei, significa molto, anche perché “l’Italia ha un posto speciale nel mio cuore”.

    Secondo quanto riferito dai suoi legali, la 21enne potrebbe rientrare a Firenze con l’apertura dell’udienza, non appena il gip fisserà la data. I suoi legali hanno già chiarito che chiederanno la modalità protetta, in caso di incidente probatorio, ma assicurano che lei ci sarà.