Terremoto: segnali premonitori arrivano dall’arsenico e ferro nelle sorgenti

Prima del terremoto di Amatrice, la concentrazione di ferro, vanadio e arsenico nelle sorgenti è aumentata di 20 volte. Soltanto, ora, a oltre un anno di distanza dalla prime forte scossa, i valori sono rientrati nella norma.

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    Terremoto: segnali premonitori arrivano dall’arsenico e ferro nelle sorgenti

    Negli ultimi due anni il terremoto ha colpito pesantemente il nostro Paese, le scosse nel Centro Italia, dal sisma del 2016 ancora non si sono del tutto placate. Oggi arrivano interessanti novità: nonostante rimanga ancora saldo il concetto che i terremoti possano essere prevedibili esclusivamente sul piano statistico e non su quello scientifico, i ricercatori ritengono che la presenza di arsenico e ferro nelle sorgenti ci ‘avvisino’ dell’arrivo di un terremoto.

    I ricercatori, da sempre estremamente cauti nel parlare di ‘precursori sismici’, questa volta sostengono di aver individuato indizi concreti. Repubblica ha riportato alcuni stralci di ciò che hanno scritto su Nature Scientific Reports gli autori della Sapienza di Roma, del Cnr e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: ‘Quella dei precursori è una frontiera ancora lontana. Ma noi speriamo di aver fatto dei passi avanti per raggiungerla. La terra, prima di un terremoto, potrebbe mandarci dei segnali’, ha spiegato Andrea Billi dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr: ‘È possibile che nelle falde vicine alla superficie penetrino acque profonde, modificandone la composizione chimica. Un collega mi ha raccontato di aver comprato dell’acqua minerale dopo la scossa di Van nel 2011. Era stata imbottigliata prima del sisma e conteneva valori anomali.

    Marco Petitta, idrogeologo alla Sapienza, ha spiegato: ‘Dopo L’Aquila nel 2009 la circolazione idrica sotterranea variò. Dopo l’Irpinia, nel 1980, ci fu un aumento della portata delle sorgenti’.

    L’acqua è cambiata anche ad Amatrice prima del terribile terremoto del 2016: da marzo-aprile 2016 (la prima scossa risale al 24 agosto), 7 sorgenti e un pozzo tra Sulmona e Popoli, a circa 70-100 km dall’epicentro, hanno registrato un forte incremento delle quantità di ferro, vanadio e arsenico. La loro concentrazione è aumentata fino a 20 volte, l’acidità si è leggermente alzata, così come la presenza di anidride carbonica. Le alterazioni della composizione dell’acqua si sono protratte anche in seguito alla prima forte scossa di terremoto. Il livello delle falde acquifere è cresciuto di alcune decine di centimetri ed è comparso tra gli elementi presenti nell’acqua anche il cromo. Oggi, a distanza di oltre un anno, i valori sono rientrati nella norma.