Mafia Capitale, cos’è l’inchiesta sulla corruzione a Roma: gli indagati, il processo e le condanne

L'inchiesta di Mafia Capitale a Roma, le condanne arrivate al termine del processo, i nomi eccellenti e i protagonisti del caso che ha travolto la politica romana: come è nata e come si è evoluta tutta la vicenda

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    Mafia Capitale, cos’è l’inchiesta sulla corruzione a Roma: gli indagati, il processo e le condanne

    L’inchiesta Mafia Capitale, la scoperta del cosiddetto “Mondo di mezzo” a Roma, il ruolo di Massimo Carminati “Er Cecato” e di Salvatore Buzzi, la politica romana sconvolta a ogni livello, la corruzione e il malaffare, fino al processo e alle condanne: Mafia Capitale è tutto questo e molto di più. La risonanza mediatica che ha avuto tutta la vicenda è stata tale che, a poca distanza dai fatti, in tv arriva la fiction su Mafia Capitale: la serie tv di Rai 3 sta facendo da cassa di risonanza a un caso che è stato più politico che giudiziario. Le stesse condanne per Mafia Capitale hanno in un certo senso ridimensionato la questione: senza l’aggravante dell’associazione mafiosa, tutto sembra sgonfiarsi all’ennesimo caso di corruzione e malaffare all’italiana. Se dovessi dire oggi cos’è Mafia Capitale, siamo sicuri che useremmo la stessa definizione?

    La sensazione di trovarsi davanti a un caso mediatico, dalle enormi conseguenze politiche per Roma, più che a una vera e propria organizzazione mafiosa, è cresciuta dopo la lettura della sentenza di condanne per Mafia Capitale. Caduta l’aggravante dell’associazione mafiosa, Buzzi e Carminati hanno comunque ricevuto pesanti condanne in primo grado che certificherebbero il loro ruolo al vertice dell’organizzazione. Tante invece le assoluzioni che smontano parte della ricostruzione della Procura capitolina: cosa ci dicono le ultime notizie su Mafia Capitale? Roma è stata davvero in mano a un’associazione di stampo mafioso? Cos’è Mafia Capitale? Andiamo con ordine.

    Mafia Capitale, gli indagati

    Gli indagati di Mafia Capitale sono tantissimi (227 in totale), fermati in due tranche. La prima risale al novembre 2014 quando i carabinieri arrestano 70 persone: tra loro, ci sono esponenti della politica romana di centrosinistra e di centrodestra, compreso l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Oltre a Carminati, spunta fuori il nome del suo braccio destro, Salvatore Buzzi, ex detenuto modello, a capo della cooperativa 29 giugno.

    Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe costruito una rete di corruzione a tutti i livelli in modo da aggiudicarsi appalti e finanziamenti pubblici dal comune capitolino e dalle municipalizzate, a partire dalla gestione dei rifiuti passando per quella degli immigrati. “C’è sempre un modo per corrompere qualcuno”, dice Carminati in un’intercettazione. Le accuse di Mafia Capitale sono varie e vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta, passando per l’estorsione, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio.

    Tra i primi indagati spiccano i nomi di Alemanno e delle persone a lui più vicine: gli inquirenti sono convinti che tra l’ex giunta e il gruppo di Carminati ci siano stati forti legami. Agli arresti finisce anche Daniele Ozzimo, assessore alle politiche abitative di Roma Capitale del PD, che si dimette appena ricevuta la notizia, il presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti, sempre del PD e sempre dimissionario, e i consiglieri regionali Eugenio Patanè (PD) e Luca Gramazio (Forza Italia) – a cui viene contestata l’accusa di associazione mafiosa -, l’ex presidente del X Municipio di Roma Andrea Tassone (PD) e i consiglieri comunali Pierpaolo Pedetti (PD) e Giordano Tredicine (Forza Italia), consigliere comunale e vice coordinatore di FI nel Lazio, della discussa famiglia di ambulanti che gestisce quasi tutto il commercio dei camion bar nella Capitale.

    A giugno 2015 arriva la seconda tranche di arresti: per tutti ora l’inchiesta è Mafia Capitale, a indicare presunti rapporti di stampo mafioso tra i membri del gruppo di Carminati e gli esponenti politici.

    Per la prima volta si accosta il termine “mafia” a un’associazione criminale estranea alla ‘ndrangheta, a Cosa Nostra o alla camorra: l’impatto per Roma è devastante e non solo dal punto di vista giudiziario. I carabinieri fermano altre persone per reati di diverso tipo. Tra loro finiscono indagati per Mafia Capitale Pierpaolo Pedetti, presidente della commissione Patrimonio (PD), finito nell’occhio del ciclone per alcuni atti approvati in Consiglio che respinge ogni accusa; Andrea Tassone, presidente PD del X Municipio, arrestato e dimessosi già a marzo; Massimo Caprari, esponente di Centro Democratico all’assemblea capitolina, finito agli arresti: Angelo Scozzafava, ex assessore comunale alle politiche sociali della giunta Alemanno.

    C’è poi l’imprenditore Fabrizio Amore, arrestato con altre cinque persone per gli appalti sui lavori del restauro dell’aula Giulio Cesare, in Campidoglio. Marco Vincenzi, capogruppo del Partito democratico alla regione Lazio, dopo la pubblicazione di alcuni articoli che lo hanno indicato come coinvolto nell’inchiesta, si dimette pur non indagato.

    Il 10 giugno 2015 la giunta Marino decide la sostituzione temporanea dei consiglieri finiti nell’inchiesta. Il 30 ottobre 2015, a seguito delle dimissioni di 26 consiglieri comunali (del PD e di altri partiti), la giunta si dimette. Il 1 novembre assume le funzioni di commissario prefettizio di Roma, Francesco Paolo Tronca, in carica fino all’elezione di Virginia Raggi, avvenuta il 22 giugno 2016.

    Mafia Capitale, chi è Massimo Carminati

    Al centro dell’inchiesta Mafia Capitale c’è Massimo Carminati, definito dagli inquirenti il capo dell’organizzazione. Er Pirata o Er Cecato, Carminati ha un passato oscuro: arrivato a Roma da Milano da adolescente, entra in contatto con la destra eversiva, diventando uno dei picchiatori più noti e stringendo amicizia con l’ex terrorista neo fascista Valerio Fioravanti.

    Nella capitale si divide tra i Nar, la formazione terroristica nera, e la Banda della Magliana, diventando tra gli anni Settanta e Ottanta il ponte tra i terroristi neo fascisti e la criminalità capitolina.

    Dopo aver combattuto in Libia, viene arrestato la prima volta nel 1981: nel corso della sua carriera criminale viene arrestato e processato più volte, ricevendo solo lievi condanne e alimentando il mito della sua intoccabilità.

    Mafia Capitale, chi è Salvatore Buzzi

    Altro personaggio chiave di Mafia Capitale è Salvatore Buzzi, il re delle cooperative. Ex bancario e vicino al mondo dell’estrema sinistra, negli anni Settanta viene condannato per omicidio colposo a 24 anni per aver ucciso il suo socio che lo ricattava.

    In carcere è un detenuto modello, diventando addirittura il primo laureato di Rebibbia. In prigione incontra il mondo delle cooperative dedicate al recupero dei detenuti e fonda, tramite interposte persone, la cooperativa 29 giugno. Uscito dal carcere nel 1990, si dedica alla sua creatura a tempo pieno, aiutando negli anni migliaia di detenuti, immigrati, tossicodipendenti o persone con problemi.

    L’incontro con Carminati segna la svolta: da esempio di redenzione, Buzzi si trasforma nel re delle cooperative, usando la politica e il disagio dei più deboli per arricchirsi con i soldi pubblici.

    Mafia Capitale, il processo

    Buzzi in videoconferenza durante il processo di Mafia Capitale / Ansa

    Come si è arrivati al processo di Mafia Capitale? Prima di vedere le varie tappe, occorre fare una precisazione. Mafia Capitale è il nome che gli inquirenti hanno dato alle indagini, nell’ambito di un’inchiesta più grande denominata “Mondo di Mezzo“, dalle parole di Massimo Carminati, ex Nar e membro di spicco della mala romana, noto come “Er Cecato” della Banda della Magliana, e vertice dell’associazione criminale.

    “È la teoria del mondo di mezzo…ci stanno i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo in mezzo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici: cazzo, com’è possibile che quello… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi… Capito come idea? Il mondo di mezzo è quello dove tutto si incontra… si incontrano tutti là… Allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno… E tutto si mischia”, diceva al telefono con i suoi.

    A voler definire cos’è Mafia Capitale possiamo dire che si tratta di un’inchiesta su corruzione e malaffare tra politica locale e il sistema delle cooperative, con al centro soldi pubblici, portata alla luce nel novembre del 2014 con i primi arresti.

    L’inchiesta Mafia Capitale si abbatte su Roma. Mentre la politica cerca di salvare il salvabile, Salvatore Buzzi, parla con i pm, scrive una lettera, ma soprattutto viene intercettato. “Ho finanziato tutti lecitamente, da Alemanno a Marino, perfino Renzi”, scrive in una missiva consegnata dal carcere il 18 dicembre 2014. Il PD, per bocca del presidente e commissario su Roma, Matteo Orfini, difende Marino e Zingaretti che respingono le richieste di dimissioni arrivate dalle opposizioni, Zingaretti annuncia che la Regione si presenterà come parte civile al processo, ma il clima si fa ogni giorno più incandescente.

    Gli inquirenti trovano la sua agenda, un vero tesoro di nomi, date e ricorrenze dove il boss delle coop annota tutti e tutto. Sono segnati gli incontri avuti con i politici, di destra e sinistra, le date di morte di Giulio Andreotti e Lucio Dalla; dal 2011 al 2013 Buzzi avrebbe avuto colloqui con l’ex sindaco di Roma Alemanno e due suoi collaboratori, Marco Visconti (accusato di aver preso da Buzzi 400mila euro) e Franco Panzironi, ex ad dell’Ama, ma anche con altri esponenti della vecchia amministrazione regionale, compresa Renata Polverini. Buzzi avrebbe incontrato anche esponenti di sinistra, da Massimo D’Alema a Nicola Zingaretti e l’ex sindaco Walter Veltroni. Non solo, visto che il presunto braccio destro di Carminati avrebbe avuto informatori anche all’interno delle Forze dell’Ordine.

    Buzzi parla con gli inquirenti fin dai primi giorni dopo l’arresto. Lo fa scrivendo di suo pugno una lettera alle sue collaboratrici dal carcere lo scorso 18 dicembre in merito ai finanziamenti dati ai candidati sindaco e ai partiti. “Il vero scopo di questa inchiesta è costringermi a cedere raccontando la corruzione a Roma nell’ultimo decennio ma non posso inventarmi le cose che non so”, scrive. “Noi non abbiamo mai finanziato illegalmente la politica, ma tutto legalmente: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino, Zingaretti, Badaloni, Marrazzo, tutti praticamente, anche Renzi: tutti contributi dichiarati in bilancio”.

    Il 31 marzo 2015, davanti ai pm, torna sull’argomento. “Sostenevamo attraverso contributi diretti alcuni candidati, e altri invece li abbiamo sostenuti, come si dice, attraverso la campagna elettorale diretta. Abbiamo finanziato sia Alemanno, poi abbiamo dato un contributo anche a Ozzimo (ex assessore al sociale arrestato e poi scarcerato dal gip ndr), sostenevamo Coratti (ex presidente dell’assemblea capitolina già dimissionario a dicembre e ora arrestato), sostenevamo Nieri (vicesindaco, al momento non indagato)”, spiega.

    Abbiamo dato altri soldi, sempre legalmente, alle fondazioni. Abbiamo dato, credo 15mila euro a Patanè. Ti chiamavano per le famose cene, c’è una cena con Alemanno, 1000 euro a persona, tu prendevi un tavolo e ovviamente erano 10.000 euro. Ma noi ne abbiamo fatte, noi l’abbiamo fatta pure con Renzi la cena eh? Quindi le abbiamo fatte con tutti le cene, con Zingaretti, la nostra è una grande cooperativa. A me se non mi chiamavano ero più contento eh? Se non mi chiamavano era meglio per noi, risparmiavamo”, chiarisce.

    IL CASO LEROY MERLIN E IL CAMPO NOMADI: Uno dei casi finiti nelle carte dell’inchiesta riguarda un progetto per la riqualificazione del campo nomadi La Barbuta, zona Ciampino, per far posto a un nuovo centro targato Leroy Merlin. La proposta è tale che Salvatore Buzzi prende contatti direttamente con il capo segretaria di Marino, Silvia Decima. Sul piatto ci sono 10 milioni di euro che la società francese avrebbe voluto dare a Roma Capitale per intenti sociali, compresi la sistemazione del campo. Buzzi ne parla a settembre 2014 con i suoi soci e ottiene il contatto diretto con Antonio Lucarelli, capo della segreteria del Campidoglio, e Lionello Cosentino, all’epoca segretario del PD romano.

    Il 22 settembre viene raggiunto al telefono dalla Decima: la proposta è piaciuta al sindaco che ha chiesto di seguirla al suo ufficio “per velocizzare il tutto”, dice il capo segretaria. Dal Campidoglio è arrivata una nota per spiegare la vicenda. “La telefonata risulta del tutto estranea all’inchiesta della procura della repubblica poiché non figura come prova a carico dell’arrestato in quanto giudicata penalmente irrilevante”, si legge. Secondo il comune, “quello che i quotidiani non scrivono è che la proposta, a seguito dell’istruttoria compiuta dagli uffici competenti di Roma Capitale, fu giudicata non realizzabile in quanto non compatibile con gli strumenti urbanistici attualmente vigenti”.

    Mafia Capitale, le condanne

    Uno degli indagati festeggia la caduta dell’aggravante mafiosa / Ansa

    Prima delle condanne, nel processo di Mafia Capitale arrivano molte archiviazioni. Il 7 ottobre 2016 la Procura chiede l’archiviazione di 116 indagati perché non ha elementi sufficienti a proseguire l’inchiesta: le indagini non hanno portato a nulla e anzi, secondo gli inquirenti, hanno svelato la strategia di Salvatore Buzzi, uno dei principali indagati, che si era presentato come un collaboratore di giustizia, pronto a smascherare il malaffare a destra e a sinistra, quando invece era lui il centro di tutto.

    Occorre precisare che le indicazioni fornite da Buzzi sono apparse sospette e ancorate a una precisa strategia difensiva, proiettata a dimostrare la propria estraneità all’associazione di tipo mafioso contestatagli e ad accreditarsi dinanzi agli inquirenti quale collaboratore dell’autorità giudiziaria“, hanno chiarito i magistrati.

    Lo stesso Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, aveva ribadito poche settimane prima, che tra le carte di Mafia Capitale non aveva trovato gli estremi del 416 bis, cioè del reato di associazione di stampo mafioso. In realtà, il primo a sollevare il dubbio fu Giuliano Ferrara dalle pagine de Il Foglio: per l’ex direttore a Roma si poteva parlare di criminalità ma non di mafia.

    Il 7 febbraio 2017 il Gip accoglie la richiesta e archivia le posizioni di 113 indagati, tra cui il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, e l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, per il quale sono cadute le accuse di associazione di stampo mafioso, mentre è ancora in corso il processo per corruzione e finanziamento illecito (qui trovate nel dettaglio le archiviazioni per gli indagati di Mafia Capitale).

    Il 20 luglio 2017 arriva la sentenza di primo grado per gli indagati di Mafia Capitale, o almeno per una parte di essi. Gli occhi sono puntati su Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, ritenuti dal Pm al vertice dell’organizzazione. La sentenza esclude l’aggravante mafiosa, trasformando Mafia Capitale in un’associazione criminale responsabile di gravi illeciti reati a Roma.

    Le condanne per Buzzi e Carminati sono comunque pesanti, rispettivamente 20 e 19 anni, così come per gli altri indagati eccellenti: 11 anni per l’ex capogruppo di Forza Italia, Luca Gramazio, 6 anni per Mirko Coratti, ex presidente del Consiglio comunale ed esponente del PD, 10 anni per Franco Panzironi, ex ad dell’Ama e 6 anni per Luca Odevaine (qui trovate tutti i dettagli delle condanne di Mafia Capitale).

    Mafia Capitale, fiction e serie tv

    Mafia Capitale ha avuto un impatto molto forte a livello mediatico tanto da avere una serie tv e una fictionm, in Rai e su Mediaset. Il docufilm “I Mille giorni di Mafia Capitale”, è la serie tv su Mafia Capitale, in onda di Rai3 che ricostruisce la vicenda usando documenti originali come intercettazioni e video usati dagli inquirenti. La messa in onda però non è piaciuta a tutti: Alemanno ha infatti dato mandato ai suoi legali di denunciare per diffamazione a mezzo stampa gli autori e i produttori del docufilm su Mafia Capitale di RaiTre.

    Mediaset invece ha preso spunto dalle vicende capitoline per la seconda stagione di Squadra Mobile, facendo diventare Mafia Capitale una fiction: Squadra Mobile – Operazione Mafia Capitale, targata Taodue e in onda su Canale5, racconta le vicende della squadra capitanata dal Vice Questore Ardenzi (Giorgio Tirabassi), impegnata nello sgominare Mafia Capitale.