Sara Tommasi, Fabrizio Chinaglia a processo: avrebbe approfittato dei suoi disturbi per abusare di lei

Secondo l'accusa, l'ex agente e compagno della show girl l'avrebbe costretta ad assumere cocaina anche picchiandola alla testa per poi poter abusare sessualmente: tra le accuse anche quella di averle rubato molti soldi

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    Sara Tommasi, Fabrizio Chinaglia a processo: avrebbe approfittato dei suoi disturbi per abusare di lei

    Avrebbe approfittato dei disturbi psichici di Sara Tommasi per abusare di lei: per questo Fabrizio Chinaglia ora andrà a processo con sei diversi capi di accusa, tra cui violenza sessuale, violenza domestica, estorsione e cessione di droga. Secondo la Procura di Milano, che ha agito dopo la denuncia della stessa show girl, il suo ex agente, nonché compagno all’epoca, nel 2013 avrebbe approfittato delle condizioni di “inferiorità psichica” dovute a disturbi di personalità e abuso di cocaina per avere dei rapporti sessuali con lei, minacciandola anche in modo pesante con frasi che facevano intendere di avere conoscenze malavitose.

    La showgirl aveva già portato a processo altri due uomini nel 2013 per violenze sessuali dopo un’inchiesta della Procura di Salerno. Nel 2012 aveva partecipato alla realizzazione di un film pornografico ma, secondo gli inquirenti, anche in quel caso sarebbe stata drogata e indotta a prendere parte a quelle scene. Gli indagati, ancora una volta, avrebbero approfittato del suo stato di instabilità psicologica.

    L’inchiesta di Milano è del tutto autonoma e partita da una denuncia della stessa Tommasi nei confronti di Chinaglia per fatti risalenti all’agosto 2013, quando l’ex agente le avrebbe ceduto della cocaina prima in un hotel di Milano e poi in un ostello, costringendola ad assumere la droga anche colpendola alla testa, cosa che ha fatto scattare l’accusa di violenza privata.

    In seguito, avrebbe approfittato delle psicosi, provocate dall’abuso di cocaina, e del suo disturbo borderline della personalità per costringerla a fare sesso, anche picchiandola e minacciandola. Secondo la Procura, l’avrebbe spaventata dicendole “Ti strozzo”, “Ti sfiguro”, “Ti sparo” e di poter chiamare degli “amici della malavita” per farle del male.

    Sempre sotto minaccia, l’avrebbe poi costretta a firmare un assegno da 20mila euro, mentre in un’altra occasione le avrebbe estorto 30mila euro. Tra le accuse c’è anche quella di furto per averle preso il cellulare e poi averlo distrutto in modo da cancellare video e messaggi compromettenti.