Omegle: la chat per il sexting dove si nascondono i pedofili

E' il social network che va per la maggiore tra i giovanissimi: non serve registrazione e permette il sesso virtuale con chiunque. Con tutti i rischi del caso

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    Omegle: la chat per il sexting dove si nascondono i pedofili

    Omegle.com è una chat che si può vivere in totale anonimato. Non c’è registrazione, non c’è indirizzo mail. E’ sufficiente cliccare sul link. Ma è anche il più pericoloso social network attualmente in circolazione perché coinvolge soprattutto i giovanissimi che sono a caccia del sexting (sesso virtuale) e possono imbattersi in chiunque, ma in particolare nei pedofili. Polizia ed esperti lanciano l’allarme perché le adolescenti, in particolare, sono portate a spingersi oltre, inviando foto di nudo o lasciando il numero di telefono a sconosciuti.

    Il sito di TgCom24 ha fatto una vera e propria inchiesta, infiltrandosi pure nella chat e ha potuto constatare che, in media, sono sufficienti due minuti per iniziare a fare sesso virtuale. E, alla fine della chat, questa si autodistrugge. Si può scegliere tra solo testo, solo video o versione ibrida. Poi si clicca su ‘Start a chat’ e si entra nel mondo del proibito che, a sentire gli psicologi e i sessuologi, è sempre più ricercato dai giovanissimi. Lo slogan del sito è ‘Talk to strangers’. Che possono avere 13 anni ma pure 58.

    Da Omegle a Kik il passo è breve. Kik è un social di messaggistica istantanea che permette agli utenti di condividere foto, disegni, emoticons, messaggi vocali e altri contenuti. E’ il passo in più che spesso fanno quelli che si sono conosciuti su Omegle. Dall’anonimato si passa al concreto, ossia al numero di telefono. Qui una registrazione è necessaria. Tornando a Omegle, un messaggio in home page dovrebbe mettere sull’avviso i minorenni: “State attenti perché i predatori usano Omegle”. Ma come si fa stare attenti se non si sa con chi si sta chattando? Chiunque può dichiarare un’età per un’altra, un’identità falsa.

    La maggior parte dei frequentatori è uomo, ma ci sono pure donne. E non solo giovanissime, a quanto pare. Un utente che ha chattato con l’identità falsa di TgCom24 ha detto: “L’altra sera ho trovato una mamma di 41 anni che cercava qualcuno che gli mandava una foto del… Ti lascio immaginare”. Il rischio peggiore sono però i pedofili e le 13enni. Qui non ci si ferma davanti a niente, neanche ai bambini e alla bambine, che anzi sono più facilmente manovrabili e spesso accettano di fare quello che gli si chiede pensando di avere a che fare con un fidanzatino coetaneo.

    La pedopornografia su internet è un fenomeno purtroppo molto comune. Nonostante la polizia postale cerchi di vigilare. Una volta che una foto viene inviata a qualcuno, diventa di dominio pubblico nel momento in cui viene pubblicata su internet. Si cerca di spiegare soprattutto questo agli adolescenti, i più impreparati. Sul perché giovani e giovanissimi scelgano il sesso virtuale, la risposta dei terapeuti è unanime: in questo modo non hanno bisogno di essere coinvolti emotivamente. Ma poi, quando si troveranno di fronte a una storia reale, avranno tanti problemi. Non solo: oggi il mondo online è fatto per chi piace, per chi ottiene tanti ‘mi piace’. Ecco perché si finisce per postare tutto, anche ciò che dovrebbe restare nella sfera privata.

    Omegle dà proprio la sensazione del gradimento. Dell’accettazione. Tante accettazioni significano più autostima, più popolarità, più sicurezza. Ma l’incontro virtuale, dicono ancora psicoterapeuti e sessuologi, può comunque lasciare cicatrici emotive e danni psicologici. Senza contare che il presunto appagamento fisico, in caso di sexting, non è completo. I genitori conoscono poco Omegle, come probabilmente non riescono a controllare i collegamenti internet dei figli. Che spesso chattano di notte, quando mamma e papà dormono. Causandosi un altro problema, quello del vamping: la sottrazione di ore di sonno che poi provoca difficoltà di concentrazione e di attenzione, finendo per gravare sul rendimento scolastico. Provoca l’insorgenza di stati ansiosi, intaccando umore e impulsi.

    Cosa possono fare la scuola e le famiglie? Possono fare rete. Parlare agli adolescenti dei rischi a cui vanno incontro. Serve un’informazione chiara sulla sessualità, non bigotta. Gli psicologi la chiamano ‘educazione alle emozioni’. Che non è certamente quella che si può avvertire dietro a uno schermo, ma davanti agli occhi di qualcuno dell’altro sesso. Che non ti guarda solo o semplicemente con desiderio, ma anche e soprattutto con amore.