Femminicidio in Italia: i numeri di una violenza senza fine

Secondo le statistiche, in Italia, lo scorso anno le vittime di femminicidio sono state 120, mentre sette milioni di donne hanno subito violenza nel corso della loro vita.

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    Femminicidio in Italia: i numeri di una violenza senza fine

    La violenza sulle donne è una tragica realtà che purtroppo non si riesce ancora a scardinare. Il femminicidio in Italia è una reale emergenza: dalle analisi dell’Istat e del Ministero della Giustizia emerge uno scenario tutt’altro che rassicurante. I numeri evidenziano infatti un massacro che non sembra conoscere fine (nonostante una leggera flessione degli ultimi anni). A ciò si aggiunge il problema dei centri antiviolenza, che poco alla volta stanno chiudendo i battenti.

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    In Italia, lo scorso anno, le vittime del femminicidio sono state 145, di cui 120 sono state uccise dal marito, dal fidanzato o dal convivente. Nel Bel Paese, ogni due giorni, una donna viene ammazzata. Per comprendere a fondo la situazione è importante conoscere i numeri, vediamoli quindi nel dettaglio.

    Femminicidio in Italia: i dati Istat in collaborazione con il Ministero della Giustizia

    Di seguito i dati dell’indagine condotta dall’Istat in collaborazione con il Ministero della Giustizia: i numeri evidenziano una situazione inequivocabilmente drammatica. Quasi sette milioni di donne hanno subito una qualche forma di violenza nel corso della loro esistenza, dallo stalking alla pressione psicologica, dalle aggressioni fisiche alla stupro. Innumerevoli declinazioni della violenza fisica e psicologica che sfociano talvolta nella sua forma più estrema, ovvero il femminicidio. Nonostante i numeri parlino di un lieve calo rispetto agli anni passati (2012-157 vittime; 2013-179; 2014-152; 2015-141; 2016-145), in realtà continua a essere un reato estremamente diffuso, che necessita di essere affrontato da molteplici punti di vista, quello giuridico, quello culturale e quello educativo.

    La percentuale più alta di femminicidi arriva dall’ambito familiare: la maggior parte delle volte i carnefici sono proprio i partner, i mariti o i compagni. Più dell’82% degli omicidi commessi a carico di una donna in Italia, sono classificati come femminicidi. Un numero impressionante, si tratta di oltre quattro su cinque.

    I protagonisti delle azioni di femminicidio rientrano principalmente nella fascia di età compresa tra i 31 e i 40 anni, seguita dalla fascia 41-50. Le vittime invece, sono più giovani dei loro aguzzini: la maggior parte delle vittime ha un’età compresa tra i 18 e i 30 anni. Va altresì evidenziato un altro fenomeno in aumento: il femminicidio delle donne più anziane di età compresa tra i 71 e gli 80 anni. La nazionalità delle vittime è principalmente italiana, nel 22% dei casi è straniera, per lo più dell’est Europa. Anche i carnefici, a dispetto della percezione comune, sono per la maggioranza italiani: si parla del 74,5%.

    Infine, dai dati Istat emerge che nel 55,8% dei casi il legame tra vittima e carnefice è di natura sentimentale, con una relazione ancora in corso al momento dell’omicidio o precedente. Nel 63,8% dei casi sono coniugi o conviventi, nel 12% dei casi fidanzati e nel 24% dei casi avevano avuto una relazione terminata prima del femminicidio.

    Femminicidio in Italia: il modus operandi dei carnefici

    Come agiscono i carnefici, qual è il loro modus operandi nei femminicidi? Secondo le analisi condotte da Istat in collaborazione con il Ministero della Giustizia, le aggressioni sono brutali e si concretizzano prevalentemente in colluttazioni corpo a corpo, in cui l’assassino sfoga una ferocia incontrollabile. L’arma più utilizzata è il coltello, che nel 40% dei casi viene utilizzato per sferrare più colpi sulla vittima. Nel 15,5% dei casi la donna viene uccisa invece con oggetti di uso comune in un’abitazione, come martelli, accette, picconi e rastrelli.

    Femminicidio in Italia: il movente dei carnefici

    Qual è invece il movente dei protagonisti di femminicidi? E’ un aspetto piuttosto complicato da analizzare, tuttavia nella maggior parte dei casi il gesto efferato è legato a problematiche di gelosia e possessione nei confronti della vittima. In sottofondo, ad alimentare le situazioni di rischio, ci sono i problemi economici. Esistono persino casi in cui l’uomo preferisce macchiarsi di femminicidio piuttosto che continuare la relazione, oppure per evitare che la compagna possa scoprire un tradimento.