Femminicidio in Italia, i casi di violenza contro le donne che hanno scioccato l’opinione pubblica

La tragica conta delle donne uccise dall'inizio dell'anno con i casi più recenti di brutale violenza omicida nei confronti di donne e giovani adolescenti uccise dai compagni o dagli ex fidanzati.

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    Le statistiche sul femminicidio

    Perché gli uomini uccidono le donne? La lotta alla violenza contro le donne e al femminicidio dovrebbe essere una priorità di ogni società civile evoluta, ma se guardiamo i dati già raccolti in questi mesi del 2016 vediamo che anche in Italia il fenomeno è tristemente dilagante, nonostante una ‘nuova‘ legge approvata nell’agosto del 2013 per il contrasto della violenza di genere.

    Il 25 novembre si celebra la Giornata contro la violenza sulle donne, un giorno di riflessione. Ma anche di bilanci.

    Qualcosa sembra non andare nel giusto verso, e l’obiettivo di prevenire gli omicidi e proteggere le vittime, in molti casi non è stato raggiunto, anche perché – purtroppo – in giro ci sono persone che ancora pensano che il femminicidio sia colpa delle donne.

    Nei primi cinque mesi del 2017 ci sono stati almeno 29 casi accertati di femminicidio, nonostante l’aumento delle denunce per atti persecutori o maltrattamenti. Da notare la differenza de numeri rispetto ai primi cinque mesi del 2016, quando le donne uccise da mariti o ex fidanzati in Italia sono state 55 (63 nello stesso periodo del 2015), 120 alla fine dell’anno. In dieci anni sono state 1740 le donne ammazzate, il 67,6% delle quali dal marito o compagno, e il 26,5 per mano di un ex. Quindi 1251 femminicidi sono avvenuti all’interno della famiglia, 846 per mano di un fidanzato e 224 donne sono state assassinate da un ex. Nel 40,9% dei casi, a muovere la mano dell’assassino è il movente passionale, mentre nel 21,6% l’omicida ha agito dopo un litigio. Per quanto riguarda le armi usate, nel 32,5% dei casi è stata utilizzata un’arma da taglio, nel 30,1% la vittima è stata bruciata mentre il 12,2% degli assassini ha fatto uso di armi improprie: il 9% ha strangolato la sua vittima e il 5,6% l’ha soffocata.

    Nelle seguenti schede abbiamo voluto raccogliere una serie di casi di cronaca riguardanti donne uccise negli ultimi anni, perché è un dovere, per chi resta, non dimenticare questa strage silenziosa e quotidiana.

    Noemi Durini

    Il femminicidio di Noemi Durini è avvenuto il giorno della sua scomparsa, il 3 settembre 2017. Reo confesso è stato, dieci giorni dopo, il fidanzato 17enne della studentessa di Specchia, già denunciato dalla mamma di Noemi per i suoi comportamenti violenti, era già stato sottoposto a tre trattamenti sanitari obbligatori. Ha ucciso la fidanzata e ha poi nascosto il corpo sotto le pietre, in un campo. I motivi sono ancora da accertare, ma sembra che la relazione fra i due, molto burrascosa, stesse per finire, anche perché non vista di buon occhio da parte della famiglia di lui. Molte amiche hanno testimoniato che il ragazzo picchiava Noemi, perché geloso e possessivo.

    Erika Preti

    Erika Preti aveva 28 anni, era di Biella ma è stata uccisa l’11 giugno 2017 con un coltello che si usa per tagliare il pane a Lu Fraili, una frazione di San Teodoro, in Sardegna, mentre si trovava in vacanza. Il suo compagno Dimitri Fricano è stato indagato per omicidio volontario anche se l’uomo si è sempre dichiarato innocente raccontando che lui ed Erika sarebbero rimaste vittime di una aggressione durante un tentativo di rapina in casa. Ma la sua versione non ha convinto del tutto gli inquirenti che invece hanno capito che era stato proprio il compagno ad ucciderla con un coltello da cucina, ritrovato sulla scena del delitto. Anzi, Dimitri Fricano ha usato due coltelli per uccidere la sua fidanzata Erika Preti. Il primo, quello che stava utilizzando lei per preparare i panini da portare per la gita in gommone che avevano in programma. “Abbiamo litigato per le briciole di pane sul tavolo” ha raccontato il commesso biellese dopo il suo arresto, “Lei continuava a rimproverarmi, mi ha anche colpito con un fermacarte in pietra. Alla fine io non mi sono riuscito a trattenere e l’ho accoltellata”.

    Gli uomini del Ris di Parma hanno però ipotizzato un’altra ricostruzione ben più incredibile. Fricano, infuriato, avrebbe afferrato la ragazza per i capelli e, armato di un coltello, le avrebbe fatto sbattere la testa contro tutti i mobili della casa. Forse voleva tramortirla. A terra sono rimaste diverse ciocche dei capelli di Erika. A un certo punto lei è riuscita a liberarsi e a scappare. Lui l’ha raggiunta e bloccata di nuovo, stavolta con in mano un coltello più grosso con cui le ha tagliato di netto la gola. A detta di molti, negli ultimi tempi, Fricano si era fatto più ombroso: non sembrava più l’uomo sereno di un tempo, si chiudeva in casa e non voleva vedere nessuno.

    Janira D’Amato

    Janira D’Amato viene uccisa a coltellate a 19 anni dall’ex fidanzato Alessio Alamia. Lo scorso 8 aprile 2017 Pietra Ligure resta scossa da questo ennesimo caso di femminicidio, il cui presunto responsabile deve rispondere di omicidio volontario premeditato. La ragazza infatti fu brutalmente aggredita, colpita e uccisa con una lama lunga circa 12 centimetri dall’ex fidanzato nel suo appartamento in piazzetta Morelli. Il medico legale che si ritrovò il corpo della ragazza tra le mani accertò che Alessio Alamia colpì con una violenza inaudita Janira, che pure tentò disperatamente in ogni modo di difendersi dalle coltellate, ma senza riuscirci. A quell’ultimo appuntamento con l’ex, Janira non voleva andarci, forse aveva avuto un presentimento, ne aveva parlato anche con gli amici. Poi, però, aveva deciso di andare a Pietra Ligure, cadendo così nella trappola che le aveva teso Alessio Alamia, o almeno questo è quello che pensano gli inquirenti.

    Dai racconti degli amici si capisce come questo rapporto fosse diventato difficile: lui si comportava male con lei, la limitava in tutto “era geloso dei suoi successi e non voleva che prendesse il volo”, ha raccontato il fratello della vittima, Kevin D’Amato “Janira si confidava spesso con mia madre, ma lo giustificava sempre, lei aveva un animo gentile e provava in qualche modo di cambiarlo e vedere in lui la parte buona. Nell’ultimo periodo cercava anche di aiutarlo economicamente e di dargli una mano. Insieme avevano adottato anche un cane, ma era solo mia sorella che se ne prendeva cura, lui pensava solo a se stesso”.

    Janira dopo essersi diplomata all’alberghiero Migliorini di Finale Ligure si era sempre data da fare, nel 2015 aveva lavorato come commessa e quest’anno era riuscita a coronare il suo sogno, partecipando al corso di pasticceria di Costa Crociere, a giugno si sarebbe dovuta imbarcare. Tra le sue passioni c’era anche il volontariato e da tre anni frequentava la Croce Verde, “Era una ragazza molto volenterosa, che si dava sempre da fare e cercava in tutti i modi di aiutare gli altri, e ha sempre dato il meglio di sé, con impegno e determinazione mettendo passione in tutto quello che faceva. Ha lasciato un enorme vuoto”, ha raccontato Piero Novella, direttore dei servizi della Croce Verde di Finalborgo.

    Sara Di Pietrantonio

    Roma, 29 maggio 2016: Sara Di Pietrantonio, studentessa di Economia della Terza Università di Roma, è stata uccisa da Vincenzo Paduano – suo ex fidanzato – che l’ha cosparsa di alcol prima di darle fuoco mentre era ancora viva. La ragazza di 22 anni è stata ritrovata morta in via della Magliana a Roma. L’uomo, posto in stato di fermo poche ore dopo il femminicidio, ha dapprima negato l’evidenza e poi ha confessato il delitto. La loro storia era cominciata due anni prima e i due si erano lasciati e ripresi diverse volte. ”Un po’ di tempo fa ci eravamo lasciati, ma io non sopportavo che fosse finita. Lei stava con un altro”, ha raccontato Paduano confessando l’omicidio di Sara, che gli inquirenti definiscono volontario e premeditato, nonché aggravato dallo stalking, perché non accettava la fine della loro relazione.

    Assunta Finizio

    Roma, 20 aprile 2016. Assunta Finizio muore, uccisa con quattro colpi di pistola mentre era al bar e il figlio di 17 anni l’attendeva fuori. Il marito, Augusto Nuccelli non sopportava di essere stato messo alla porta dopo un tradimento: ”L’ho ammazzata perché mi voleva lasciare. L’ho tradita. Mi ha cacciato da casa e non ci ho capito più nulla”, ha raccontato l’uomo agli investigatori.

    Liliana Bartolini

    San Martino in Argine, Molinella, Bologna, 13 aprile: Andrea Balboni, 52 anni, ha ucciso la moglie 51enne Liliana Bartolini al culmine di un violento litigio. L’uomo aveva iniziato una relazione con una donna sposata, e Liliana non accettava di poter perdere il marito. ”Era arrivata al punto di dire ‘me la prendo in casa’, riferendosi all’amante”, racconta una delle amiche. Le discussioni tra moglie e marito erano diventate quotidiane perché l’uomo si era detto favorevole a una riappacificazione, anche per via del loro figlio adolescente, ma in realtà continuava a vedere l’amante. La relazione tra la donna, una commessa di 45 anni, e il tassista era iniziata tempo prima e ormai era cosa risaputa in paese. Liliana era gelosa e aveva paura di essere lasciata. Ma è stata lei ad essere uccisa. Alle 3 di notte l’uomo ha avvisato i soccorsi dicendo: ”Mia moglie è in una pozza di sangue”, ma negando dapprima ogni coinvolgimento. Poi gli inquirenti hanno rilevato che l’ha sgozzata recidendo la giugulare con un coltello multiuso svizzero di 10 centimetri. L’uomo è stato arrestato per omicidio volontario aggravato dal rapporto di coniugio.

    Luana Finocchiaro

    Misterbianco, Catania, 1 febbraio 2016: la 41enne Luana Finocchiaro viene uccisa, strangolata, nella sua casa. Ad essere fermato è il suo ex, Vincenzo Di Mauro, 37 anni, con cui la donna aveva avuto il suo terzo bambino, e sull’affidamento del quale Di Mauro aveva aperto un contenzioso. Luana Finocchiaro, prima della relazione con il suo presunto assassino, che pure aveva denunciato per percosse, era stata precedentemente sposata e dal matrimonio aveva avuto altri due figli maschi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo – che già aveva scontato una pena di 11 anni di reclusione per aver ucciso nel 2000 un suo vicino di casa – avrebbe strangolato la donna al culmine di una lite.

    Marinella Pellegrini

    Brescia, 1 febbraio 2016: il corpo di Marinella Pellegrini viene trovato riverso sul pavimento della cucina, è stata uccisa a coltellate con ferocia, tanto da essere quasi decapitata. A sgozzare la 55enne è stato il marito Paolo Piraccini, che dopo il delitto ha telefonato al cognato dicendogli di aver ucciso Marinella e di avere intenzione di ammazzarsi. Il 56enne, titolare di una pizzeria di Palazzolo sull’Oglio, si è poi messo alla guida della sua auto imboccando contromano l’autostrada e finendo effettivamente la sua corsa contro un tir.

    Anna Giordanelli

    Cetraro, 27 gennaio 2016: Anna Giordanelli è stata uccisa per strada, colpita ripetutamente con violenza con un’arma poi rivelatasi un piede di porco. A essere fermato per l’omicidio, poche ore dopo il rinvenimento del cadavere, è l’ex cognato Paolo Di Profio, infermiere 46enne che l’avrebbe uccisa perché la riteneva responsabile della separazione da sua moglie, che della vittima era sorella.

    Bonaria Sanna

    Sassari, 16 gennaio 2016: il 36enne Salvatore Usai ha ucciso la zia Bonaria Sanna colpendola ripetutamente con un vaso e poi ha simulato un incidente domestico, chiamando i soccorsi e dicendo che l’anziana ottantenne era caduta. La donna viveva da sola nel suo appartamento di via Torres, ed era molto conosciuta in città. Spesso ospitava il nipote, figlio di sua sorella. Dopo oltre sette ore di interrogatorio l’uomo ha confessato l’omicidio, che sarebbe avvenuto in seguito a un violento litigio per questioni di soldi.

    Nelly Pagnussat

    Mestre, 15 gennaio 2016: Nelly Pagnussat è stata uccisa dal nipote che l’ha fatta a pezzi usando una motosega. Riccardo Torta, 68 anni, è entrato in casa di sua zia 78enne, al quarto piano del condominio in Ca’ Venier, dove lui stesso abitava, l’ha uccisa e poi si è chiuso in casa. Solo l’intervento dei Nocs ha permesso di arrestare l’omicida. L’uomo, che soffre di disturbi psichici, era già noto alle forze dell’ordine perché nel 1973 era stato coinvolto nella morte di un finanziere, che passando in Canal Grande su una motovedetta era stato colpito da una grossa pietra lanciata da un ponte.

    Nadia Guessons

    Cremona, 12 gennaio 2016: Nadia Guessons, madre di due figli, viene uccisa dal marito che l’ha strangolata a mani nude prima di tentare a sua volta (non riuscendoci) il suicidio. La vittima, che lavorava in una mensa, avrebbe compiuto 46 anni il 2 marzo. L’uomo, Saddike Chabli, disoccupato di 57 anni, ha scritto di avere ucciso la donna perché lo voleva lasciare. L’uomo era stato denunciato dalla moglie per maltrattamenti in famiglia all’inizio del 2012, ma il processo non si era celebrato. ”Era una donna molto carina, gentile e riservata, era una grande” ricorda Lia, una vicina di casa.

    Ashley Olsen

    Firenze: 9 gennaio 2016: la trentacinquenne Ashley Olsen viene ritrovata morta nel suo monolocale del centro storico fiorentino. Dopo qualche giorno Cheik Tidianee Diaw, senegalese clandestino ma incensurato di 27 anni, che conosceva la vittima, viene fermato per l’assassinio. Ad inchiodarlo la prova del Dna. L’uomo ha poi confessato di averla incontrata in un locale e di essere andato in casa con lei, dove i due hanno avuto un rapporto sessuale, ma ha negato di aver avuto l’intenzione di uccidere.

    Anna Maria Cenciarini

    Città di Castello, 3 gennaio 2016: viene arrestato Federico Bigotti, ventunenne accusato di aver ucciso la madre Anna Maria Cenciarini a colpi di coltellate. La casalinga di 55 anni è stata ammazzata il 28 dicembre, anche se il ragazzo aveva dichiarato ai carabinieri di di averla vista suicidarsi in cucina. Dall’autopsia è emerso che la donna è stata colpita una decina di volte alle spalle, alla gola ma anche al petto e alle mani, ferite queste ultime, che probabilmente si è procurata nel tentativo di difesa. Il giorno seguente il delitto, sul suo profilo social il giovane aveva scritto ‘riposa in pace mamma’.

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