Renzo Piano ai giovani: ‘L’università serve fino a 23 anni, poi osate’

In un'intervista a La Stampa in occasione dei suoi 80 anni, il celebre architetto e senatore a vita lancia il suo appello alle giovani generazioni: 'Abbiate coraggio, buttatevi, prendete qualche rischio'

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    Renzo Piano ai giovani: ‘L’università serve fino a 23 anni, poi osate’

    Renzo Piano non smette di stupire, neanche a 80 anni. In occasione del suo compleanno, il celebre architetto e senatore a vita ha parlato dei suoi progetti futuri in un’intervista a La Stampa, e soprattutto si è rivolto ai giovani con un’esortazione a scoprire la vita fuori dalle aule universitarie. Il suo è un incitamento a non aver paura, a non stazionare per anni nelle scuole ma di far esplodere il proprio talento, qualunque esso sia, a contatto con la vita vera. “Abbiate coraggio, buttatevi, prendete qualche rischio. Osate“, dice Piano rivolgendosi ai giovani.

    Il nome di Renzo Piano è ormai sinonimo di grande architettura in tutto il mondo. Nonostante gli 80 anni appena compiuti per lui non è ancora tempo di riposare, anzi. Nuovi progetti, nuovi edifici, ma soprattutto l’attenzione costante all’educazione e a quello che definisce il “trasferimento di coscienze”.

    Pur non avendo mai insegnato all’università, Piano dedica molto tempo ed energie alla formazione delle nuove generazioni. Lo fa con la Fondazione Renzo Piano a Genova, o col progetto G124, dal nome del suo ufficio in Senato, un gruppo di architetti, scelti annualmente con bando, che si dedicano allo studio della riqualificazione delle periferie e sono pagati con lo stipendio da senatore a vita.

    Lo studio però non è tutto nella vita. L’università deve dare le basi ma poi bisogna buttarsi e non avere paura di affrontare le sfide della vita, imparando il mestiere nelle botteghe, qualunque esso sia.

    L’Università deve dare delle nozioni, degli strumenti, ma oltre una certa età, i 22-23 anni, non serve più dare troppe informazioni. L’unica cosa che serve è l’esempio“, dice al quotidiano torinese. Non bisogna avere paura ma buttarsi e rischiare, osare fino a scoprire il proprio talento che, ricorda, “non è legato soltanto a un lavoro intellettuale o di alto livello, ma a qualsiasi attività umana“.

    L’architetto non parla per frasi fatte ma perché lui stesso ha fatto così: laureatosi in Architettura a Milano poco prima degli anni della contestazione studentesca, alternava lo studio al lavoro, cercando di mettere in pratica quello che apprendeva sui banchi universitari nello studio del suo mentore, Franco Albini.

    Da allora ne ha fatta di strada il giovane architetto genovese approdato a Milano. Tutto quello che ha vissuto gli è servito per diventare la star dell’architettura che è oggi ed è per questo che invita i giovani a non aver paura, a buttarsi nelle sfide, a “osare”.