Campane troppo rumorose, parroco a processo: rischia tre mesi di carcere

Un cittadino di Salzano, in provincia di Venezia, ha portato il parroco del paese, don Paolo Cargnin in giudizio perché suonerebbe le campane della chiesa a un volume superiore al consentito.

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    Campane troppo rumorose, parroco a processo: rischia tre mesi di carcere

    Le campane sono troppo rumorose e il parroco finisce a processo. La vicenda, la prima nel suo genere, arriva da Salzano, in provincia di Venezia. Come racconta il Gazzettino, don Paolo Cargnin dovrà affrontare il Tribunale dopo la denuncia di un residente che dal 2010 si lamentava delle campane, suonate a ogni ora del giorno. L’uomo avrebbe cercato già nel 2013 di convincere il parroco ad abbassare il volume, almeno nelle prime ore del mattino, senza però trovare un accordo. Così avrebbe deciso di rivolgersi al tribunale, accusandolo di tenere un volume superiore al consentito e di prolungare il suono più del necessario. Il parroco rischia fino a 3 mesi di carcere.

    Come ricorda il Gazzettino, di norma situazioni del genere vedono aziende, negozi o locali portati in tribunale da comuni cittadini per disturbo alla quiete. Questo sarebbe il primo caso di un parroco che finisce davanti a un giudice per aver suonato le campane della chiesa troppo forte.

    Nella ricostruzione del quotidiano locale, la vicenda si protrarrebbe da anni, con il residente ormai esasperato dal suono delle campane. Da qui la denuncia e l’arrivo del caso in Tribunale. Il sostituto procuratore Francesca Crupi ha contestato al prete il superamento dei livelli sonori previsti dalla legge e di aver fatto durare il rumore troppo a lungo, non adeguandosi a quanto deciso nel 2011 dal vescovo di Treviso con una delibera e all’articolo 27 del Regolamento comunale.

    Dal canto suo, il parroco si è difeso ricordando che le campane non sono un impianto stereo e non è possibile regolare il volume. “In questi anni mi sono rivolto al comune diverse volte per avere chiarimenti sulla norma e mi è sempre stato garantito che non c’erano problemi“, ha spiegato.

    Per lui ora il rischio è di finire in carcere, visto che le pene previste vanno da una multa di 300 euro a 3 mesi di carcere. Ora sarà un giudice a decidere: il procedimento prenderà il via il prossimo 7 novembre.