Lerici: minacce di morte anti gender agli insegnanti

Cartelli davanti a scuole e asili, condanna unanime da parte di associazioni anti omofobia, Sindaco, diocesi della Spezia e ministro della Giustizia

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    Lerici: minacce di morte anti gender agli insegnanti

    Uccideremo gli insegnanti del gender che vanno nelle scuole a imbastardire i nostri figli“. Questi cartelli sono comparsi, nella notte tra martedì e mercoledì, davanti ai cancelli di alcune scuole e asili di Lerici, in provincia di La Spezia. Minacce omofobe contro chi diffonde teorie gender in classe, insomma. Presi di mira, in particolare, gli istituti scolastici delle frazioni di Pugliola e di San Terenzo. A denunciare l’accaduto un’attivista di Raot, Rete antiomofobia e transfobia.

    “E’ un grave sintomo del clima di intolleranza, violenza e ignoranza fomentato dai movimenti conservatori e di ispirazione religiosa e avvallato da alcuni media nazionali” scrive in una nota l’associazione, che prosegue: “La teoria del gender è un’invenzione secondo la quale esisterebbe un complotto orchestrato da una non ben identificata lobby gay colpevole di strumentalizzare i bambini, istigandoli all’omosessualità”.

    Il sindaco di Lerici, Leonardo Paoletti, ha anche lui condannato l’episodio grave di intolleranza. Ha dunque rivolto un esposto ai carabinieri: “Potrebbe trattarsi dell’atto di un esaltato, ma essendo minacce, non le abbiamo prese sotto gamba”. Altre condanne dalla diocesi della Spezia: “Non è con la violenza o con le minacce che si può manifestare il proprio dissenso” e dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che tra l’altro è spezzino: “Voglio assicurare che le minacce di morte nei confronti degli insegnanti non saranno sottovalutate e che il governo è impegnato a sostenere la scuola italiana, gli insegnanti e le famiglie nell’educazione dei giovani”.

    Il Guardasigilli ha detto ancora: “Sono certo che le forze dell’ordine, oltre a condurre le debite indagini, garantiranno la serenità al corpo docente e agli alunni. Evocare il pericolo di introduzione di inesistenti teorie gender è un modo violento per spaventare le famiglie rispetto a questioni che nulla hanno a che vedere con l’attività formativa. Questo episodio si inserisce in una campagna in atto che intende proporre l’odio nei confronti delle differenze, in risposta alla necessità che si formino i bambini e i ragazzi al rispetto della dignità di tutte le persone”.