Facciamoci Compagnia, anziani soli vanno a convivere: «Non è una casa di riposo ma una famiglia»

Grazie al progetto Facciamoci Compagnia, alcuni anziani rimasti soli sono andati a convivere in un appartamento di Acerra, vicino Napoli: «La solitudine, qui, per loro è solo un ricordo»

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    Facciamoci Compagnia, anziani soli vanno a convivere: «Non è una casa di riposo ma una famiglia»

    Grazie al progetto Facciamoci Compagnia, alcuni anziani, rimasti da soli, sono andati a convivere. Giocano insieme, parlano, scherzano, mangiano, si raccontano la vita. E passano tempo anche in compagnia di amici, parenti e altri giovani che li vanno a trovare. Siamo ad Acerra, vicino Napoli. È qui che, nel 2014, la società cooperativa la Fenice ha ideato Facciamoci Compagnia.

    Questo progetto, come spiega la pagina Facebook, si pone come mission quella di «diffondere il verbo della coabitazione della terza età, attraverso strutture coabitative, ove gli anziani possono trascorrere gran parte del tempo nella compagnia, divertimento, sicurezza, assistenza e tantissimi servizi».

    Dalla parte degli anziani rimasti soli, quindi, attraverso la coabitazione o co-housing, sistema abitativo nato in Danimarca negli anni Sessanta e diffusosi negli anni successivi nel Nord Europa.

    Attraverso la coabitazione «i singoli soggetti condividono spese ed oneri, ma anche spazi comuni inoltre concentra interventi medici, di assistenza e di pulizia».

    «Non è una casa di riposo, ma una famiglia»

    Quella di Acerra, sottolinea Stefano Gamra, il presidente della cooperativa e ideatore del progetto, «non è una casa di riposo, ma è una famiglia».

    L’appartamento è dotato di sette posti letto e tutti i comfort. Gli ospiti sono dotati di Gps per essere rintracciati, in caso di problemi, dai familiari.

    «Non è una casa di riposo o di cura – spiega Gamra a Repubblica– ma un appartamento dove gli anziani convivono, assistiti da alcuni operatori sociosanitari, una cuoca ed una psicologa che li aiuta nella coabitazione. Nessuno indossa il camice, e gli operatori si rivolgono agli ospiti chiamandoli nonni, in modo da farli stare a proprio agio in un ambiente nuovo. Per ora il progetto funziona, e gli anziani si trovano bene».

    «I miei veri nonni sono ormai morti ma qui ne ho trovati tanti. I nostri anziani meritano rispetto – conclude Gamra – La solitudine, qui, per loro è solo un ricordo, così come i problemi legati alla gestione economica di un appartamento, che molti, ormai, non possono permettersi».