Allarme stupri in Italia? I dati delle violenze sessuali in Europa

Il caso di Rimini ha acceso i riflettori sul fenomeno della violenza sessuale nel nostro Paese ma la realtà è più complessa di quanto immaginiamo: in tutto il Continente Europeo le donne vengono violentate o molestate, con numeri in crescita, da Nord a Sud

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    Allarme stupri in Italia? I dati delle violenze sessuali in Europa

    Il caso del duplice stupro di Rimini ha acceso i riflettori sul fenomeno della violenza sessuale in Italia. I media hanno seguito la vicenda con molto zelo, registrando purtroppo episodi di violenza anche in altre località: il clamore mediatico in questo caso è stato minore ma è rimasta la sensazione di una sorta di “allarme stupri” in Italia. A rinforzarla sono arrivati i dati del Viminale, con quasi 11 stupri al giorno. Come sempre accade però la realtà è più complessa, come dimostra il sommerso delle denunce per violenza sessuale che nel nostro Paese è altissimo: anche i dati sulle violenze sessuali in Europa ci raccontano una realtà variegata, difficile da incasellare in caselle standard. Quella che emerge è che lo stupro non ha confini e che in tutte le nazioni ogni giorno avvengono violenze sessuali.

    I dati sulla violenza sessuale in Europa arrivano da diverse fonti. La prima è l’Agenzia UE per i diritti fondamentali (FRA) che nel 2014 presentò la prima indagine a livello europeo sul fenomeno della violenza sessuale contro le donne (qui versione integrale).

    Il primo dato è quello delle donne europee che hanno subìto violenza sessuale nel corso della loro vita. Una donna europea su tre (il 33%) tra i 15 e i 74 anni è stata vittima di violenza e/o sessuale: nel corso dei 12 mesi precedenti l’indagine, 13 milioni di donne europee sono state abusate.

    Non solo. Di tutte le donne che hanno (o hanno avuto) un partner, il 22 % ha subito violenza fisica e/o sessuale da parte del partner, a partire dai 15 anni: quasi sette su dieci (il 67%) tra coloro che hanno subito abusi dal partner non lo hanno denunciato né si sono rivolte a centri antiviolenza. La percentuale sale al 74% se gli abusi sono commessi da persone diverse dal partner. Come per l’Italia, anche nella media europea si ragiona in termini molto relativi visto che il sommerso è enorme.

    I dati sullo stupro in Europa

    Concentrandosi solo sullo stupro, se il fenomeno viene visto come rapporto sessuale ottenuto con la violenza fisica, almeno una donna europea su 20 lo ha subìto: se però viene allargata la definizione, le statistiche cambiano. Il 5% delle donne ha dichiarato di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali; il 6% che qualcuno ha cercato di costringerla a un rapporto sessuale; il 6% che è stata costretta a prendere parte ad attività sessuali quando non voleva o quando non poteva rifiutare; il  6% ha acconsentito perché aveva paura di cosa le sarebbe accaduto se avesse rifiutato.

    Questo nella media, perché i dati variano molto da Paese a Paese. Ai primi posti troviamo le nazioni del Nord Europa. Le donne vittime di violenza e/o sessuale sono il 52% in Danimarca, il 47% in Finlandia, il 46% in Svezia, il 45% nei Paesi Bassi e il 44% in Francia e Regno Unito. L’Italia registra invece una media del 18%.

    La tendenza è confermata anche da un altro studio, firmato dall’European Institute for Gender Equality nel novembre 2016: guardando alle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale, fin dall’età di 15 anni, il record negativo lo detengono Francia e Gran Bretagna con il 44%, 11% in più della media europea (33%), seguite dalla Germania con il 35%, ultime Italia (27%) e Spagna (22%).

    Il caso dell’Europa del Nord

    I dati sulla violenza sessuale contro le donne in Europa devono però essere letti nel loro contesto. A livello assoluto sono i paesi del Nord Europa quelli che registrano i casi maggiori, con numeri che sono il doppio rispetto a quelli italiani. Un caso che ha fatto molto discutere è quello della Svezia: sia i numeri della FRA che quelli dell’ONU tratti dal Global Database on Violence against Women (qui in integrale), mettono il paese scandinavo tra i primi posti per stupri o violenze sessuali e fisiche contro le donne.

    Qualcuno ha voluto vedere questi dati in relazione al numero dei richiedenti asilo presenti in Svezia, tra le nazioni europee che più ne ha accolti. Secondo Eurostat, nel 2015 la Svezia ha avuto 162mila richieste di asilo, 1.667 richiedenti asilo ogni 100mila cittadini: la grande maggioranza erano maschi (114.470) e oltre un terzo tra i 18 e i 34 anni di età (45.790).

    L’equazione per qualcuno (come l’ex leader dell’Ukip Nigel Farage e la fronda populista a Bruxelles) era stata semplice: in Svezia sono aumentati gli stupri perché ci sono più stranieri.

    Invece, la realtà è molto diversa. Il dato assoluto indica che il paese dal 2010 ha visto i reati a sfondo sessuale in calo: i reati sessuali denunciati sono diminuiti dell’11% e il numero degli stupri del 12%.

    Nonostante questo, le donne vittime di violenze sono il 46% del totale: come è possibile? Ci sono vari motivi. Il primo è che la Svezia, come tutto il Nord Europa, ha una cultura dell’uguaglianza di genere molto più sviluppata. Molte battaglie per i diritti delle donne sono già state vinte e lo standard della parità tra uomini e donne è molto alto.

    Per questo, chi è vittima di uno stupro o di una violenza è più portata a denunciarlo, a differenza di quanto accade in Italia ad esempio, dove la violenza domestica, stupri compresi, è ancora vista come una questione privata.

    La legislazione svedese comprende una vasta casistica di crimini sessuali e questo amplia il dato complessivo. Come abbiamo visto prima, lo stupro può avvenire in diversi modi e non tutti i Paesi riconoscono lo stesso caso come violenza carnale: in Svezia è più difficile (se non quasi impossibile) che ci siano sentenze che colpevolizzano la donna, come invece accade in Italia e non solo.

    In conclusione

    I dati europei ci dicono due cose: che le violenze sessuali accadono in tutta Europa ma che non in tutti i Paesi membri vengono percepite allo stesso modo.

    Laddove la parità di genere ha fatto passi avanti, si denuncia di più, dando così un quadro più completo di quello che accade in realtà: dove invece la differenza tra uomo e donna è ancora enorme e la cultura maschilista fatica a scomparire, i numeri sono più bassi ma sono più lontani da quello che avviene realmente.