Mafia in Puglia oggi, l’allarme di Roberti: ‘Non è mafia di serie B’

All'indomani della strage nel foggiano, il procuratore nazionale antimafia lancia l'allarme: 'In 30 anni 300 omicidi, l'80% è impunito. In Puglia organizzazione mafiosa a tutti gli effetti'

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    Mafia in Puglia oggi, l’allarme di Roberti: ‘Non è mafia di serie B’

    La mafia in Puglia oggi è una realtà purtroppo consolidata che anzi è cresciuta nel silenzio mediatico. All’indomani della strage di San Marco in Lamis, nel foggiano, costata la vita a 4 persone compresi 2 contadini testimoni involontari di un duplice omicidio criminale, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti lancia l’allarme. “La criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una ‘mafia di serie B’“, ha dichiarato durante la trasmissione ’6 su Radio 1′ della Rai. Intervenendo a Rai News 24, Roberti ha ricordato che la mafia in Puglia è “un’organizzazione criminale a tutti gli effetti“: in 30 anni ci sono stati 300 omicidi di cui l’80% è rimasto impunito. Il motivo dell’escalation di violenza è, secondo il procuratore, la lotta tra la Sacra Corona Unita (come è indicata la mafia in Puglia) e la mafia albanese per il controllo del traffico di droghe leggere.

    Oggi – ha spiegato Roberti – lo scontro si è acceso attorno al traffico di stupefacenti, in particolare di droghe leggere dall’Albania. Un affare colossale che scatena gli appetiti dei clan e che investe, partendo dal foggiano, tutta la dorsale adriatica fino all’Europa. La mafia foggiana è una costola della camorra napoletana. Negli ultimi tempi sono state rafforzate le strutture investigative sul territorio e credo che si procederà oltre. Ad aprile scorso è stata aperta una sezione del Ros a Foggia che mancava, la Procura distrettuale di Bari si prodiga moltissimo per coordinare le indagini“, ha specificato.

    In giornata è attesa la riunione del comitato di emergenza a Foggia presieduta dal ministro dell’Interno Marco Minniti a cui i sindaci del foggiano potranno ricordare una loro richiesta, rimasta inevasa per anni, cioè l’apertura della Direzione Antimafia anche nella provincia di Foggia.

    Bisogna fare di più“, concorda Roberti che amplia il discorso al “piano della cooperazione internazionale per frenare i fiumi di droghe leggere che arrivano dall’Albania perché sono quelli che stanno scatenando la faida. Siamo andati in Albania nei mesi scorsi a chiedere cooperazione, abbiamo incontrato a Roma il Ministro degli Interni albanese che ha promesso maggiore collaborazione. Bisogna vincere l’omertà e per farlo bisogna creare una cultura della legalità che in quel territorio è ancora molto latente. Il Procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe, fa benissimo a invocare maggiore collaborazione da parte dei cittadini“, ha sottolineato il Procuratore nazionale antimafia.

    Naturalmente per avere collaborazione bisogna dimostrare che si incide efficacemente con le indagini e per questo – ha proseguito Roberti – servono più presidi di polizia, più professionalità nelle forze di polizia. Bisogna mandare in quel territorio il meglio delle professionalità investigative, lo ha detto recentemente la Presidente della Commissione Antimafia e io lo condivido perché se questa è una priorità, è non c’è dubbio che il contrasto alla criminalità foggiana sia una priorità assoluta, allora bisogna mettere in campo il meglio delle risorse“.

    Purtroppo la criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una ‘mafia di serie B’, meno pericolosa e meno efferata della ‘ndrangheta, di cosa nostra e della camorra napoletana“, ha evidenziato Roberti.

    Con il massimo sforzo da parte dello Stato, io sono convinto che arriverà anche la collaborazione dei cittadini perché senza collaborazione dei cittadini purtroppo non si va molto lontano“, prosegue il procuratore nazionale antimafia che insiste su un passaggio fondamentale, cioè la mancata partecipazione della società civile al contrasto alla mafia pugliese.

    Nell’ultimo processo importantissimo che si è celebrato a Foggia, condotto dalla Procura Distrettuale di Bari per una catena enorme di estorsioni, purtroppo non si è registrata la partecipazione della società civile. Il Comune di Foggia non si è nemmeno costituito parte civile del processo e questo è un segnale estremamente negativo che va stigmatizzato“, ha infatti ricordato.

    Mafia in Puglia, cosa sta succedendo?

    DIA, LA GUERRA DI MAFIA E LE GIOVANI LEVE DEL FOGGIANO
    Il grafico della DIA sui clan attivi nella provincia di Foggia: il capo clan Romito è morto, assieme al cognato, nell’agguato a San Marco in Lamis (Foggia). / Ansa

    L’analisi del procuratore nazionale Roberti ha già dato una risposta: la violenza della mafia in Puglia è in aumento per via della lotta con la mafia albanese per la gestione del traffico di droga.

    Come avevamo spiegato nel capitolo dedicato alla mafia pugliese nel nostro speciale sulle mafie dello scorso anno, la criminalità organizzata in Puglia è sì la “quarta mafia”, ma ciò non toglie che sia radicata nel territorio ed è quasi impenetrabile.

    Questo vale in particolare per la mafia foggiana che ha un alto grado di impenetrabilità e che rende difficile il lavoro degli investigatori. A dimostrarlo, ricordava la relazione della DIA, “l’alto numero di omicidi e “lupare” bianche ancora irrisolti“.

    Tre le cause che gli investigatori della DIA avevano indicato: “la morfologia del territorio, impervio e impossibile da controllare attraverso uomini e tecnologia; la spietatezza dei mafiosi che ha messo la “popolazione in una condizione di totale assoggettamento e un conseguente atteggiamento di omertà, persino da parte delle stesse vittime”; la quasi totale mancanza di collaboratori di giustizia“.

    A ciò si aggiunge il silenzio mediatico che è calato sulla mafia pugliese: al pari della ‘ndrangheta, la criminalità del Tacco è cresciuta all’ombra del silenzio dei media e la paura, se non l’indifferenza, della società civile e della politica. “Le mafie hanno potuto insediarsi e crescere perché c’è stata per troppo tempo una sottovalutazione da parte di tutti. Si fa ancora fatica ad ammettere che questa è una terra in cui le mafie hanno avuto la possibilità di crescere e svilupparsi“, aveva confermato anche Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia in visita a Foggia lo scorso aprile, quando definì la situazione “allarmante“.