Mostro di Firenze, caso riaperto: indagato un ex legionario, spunta la pista del terrorismo di destra

Nuove indagini su alcuni personaggi già al centro dell'inchiesta sugli otto duplici delitti, ipotesi di contatti con la destra eversiva

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    Mostro di Firenze, caso riaperto: indagato un ex legionario, spunta la pista del terrorismo di destra

    Il caso del mostro di Firenze è stato riaperto e con un nuovo indagato, Giampiero Vigilanti, ex legionario di 87 anni, già sfiorato dall’inchiesta in due occasioni. Sarebbe lui il collegamento che potrebbe portare a una nuova pista, quella della destra eversiva e del terrorismo nero che terrorizzò l’Italia durante gli Anni di Piombo. La rivelazione è filtrata da ambienti investigativi, ma il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo ha smentito “qualsiasi collegamento con ambienti eversivi“, pur confermando che si indaga “senza lasciare nulla di intentato“. Vigilanti ha diversi contatti con gli otto duplici omicidi che sconvolsero le campagne fiorentine tra il 1968 e il 1985, a partire dalla conoscenza di Pietro Pacciani e i “compagni di merende” ed, elemento fondamentale, la pistola usata dal mostro e mai ritrovata.

    La vicenda del mostro di Firenze non si è mai conclusa del tutto e la Procura ha continuato a indagare sugli omicidi per rispondere a tutte le domande ancora avvolte nel mistero, a partire dall’arma usata per gli omicidi, una Beretta calibro 22 con proiettili di marca Winchester serie H, scomparsa nel nulla.

    La pista aperta dalle nuove indagini parte da Vigilanti, ultra ottantenne in ottima forma, originario di Vicchio, come Pacciani, ex componente della Legione Straniera per dieci anni e vicino agli ambienti della destra estrema negli anni Sessanta, oggi residente a Prato.

    L’ex legionario che potrebbe essere il mostro di Firenze

    Mostro Firenze: ex legionario, su me non trovano mai nulla
    Giampiero Vigilanti davanti la sua abitazione / Ansa

    Le nuove indagini sono partite anche grazie all’esposto presentato in Procura dall’avvocato Vieri Adriani, legale che rappresenta la famiglia di Nadine Mauriot, la giovane francese uccisa a Scopeti l’8 settembre 1985 con il fidanzato Jean Michel Kraveichvili: l’avvocato chiedeva, tra le altre cose, di riprendere una pista che era stata sfiorata negli anni delle prime indagini, che portarono alla condanna di Pacciani e ai “compagni di merende” Mario Vanni e Giancarlo Lotti, cioè il legame col terrorismo di destra.

    A coadiuvare i Ros, coordinati dal procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco, c’è anche Paolo Canessa, procuratore capo a Pistoia ma titolare delle indagini sul mostro e memoria storica di tutta la vicenda.

    Come anticipato, Vigilanti, torna al centro del disegno del mostro di Firenze dopo essere già stato sfiorato in due occasioni negli anni degli omicidi. Come ricorda l’edizione fiorentina di Repubblica, l’ex legionario venne perquisito il 16 settembre 1985, pochi giorni dopo il delitto di Scopeti, perché gli accertamenti avevano sollevato dei sospetti su di lui come possibile “mostro di Firenze”, come riporta il verbale citato dal quotidiano. Allora vennero trovati degli articoli sugli omicidi delle coppiette e delle prostitute che potevano valere solo come prova di un interesse morboso.

    Nel 1994 invece è una segnalazione del vicino, a seguito di un vicino, a riportare gli uomini dell’Arma in casa di Vigilanti, dove vennero trovati 176 proiettili Winchester serie H non più in produzione dal 1981, simili a quelli usati per i delitti del mostro di Firenze. All’epoca disse che li usava per andare al poligono di tiro con armi regolarmente registrate di cui era un appassionato collezionista.

    In più, essendo originario di Vicchio, conosceva Pacciani e aveva legami con i sardi, invischiati nella vicenda. Questi elementi sono ora tornati sotto gli occhi della Procura, ma Vigilanti si dice tranquillo. “Non ho paura di niente, non ho fatto nulla. Ho sempre avuto quattro pistole: sono venuti da me e poi se ne sono andati, quindi vuol dire che sono in regola”, ha dichiarato al Tg Regionale della Rai.

    Il movente e i mandanti del mostro di Firenze

    Legato alla figura di Vigilanti ci sarebbe dunque il movente e soprattutto i mandanti. La tesi, riportata in particolare da La Nazione, è che i delitti del mostro di Firenze farebbero parte della strategia del terrore messa in atto dal terrorismo della destra eversiva negli Anni di Piombo: l’uccisione di fidanzati indifesi e appartati ad amoreggiare sarebbe servita (come poi fu) a seminare il terrore e il panico tra la popolazione, colpendo quasi alla cieca.

    Secondo il quotidiano fiorentino, l’ex legionario, interrogato dagli inquirenti, avrebbe esposto la sua teoria, citando un dottore, Francesco Caccamo anche lui 87enne, residente a Dicomano, in Mugello, ed esercitante in anni passati in ambulatorio a Prato, città dove risiede Vigilanti e di cui sarebbe stato il medico curante. Il quotidiano parla di lui come il collante del “secondo livello“, cioè “i mandanti che avrebbero commissionato gli omicidi delle coppiette“. Al momento però non sarebbero emersi elementi a sostegno della tesi dalla perquisizione della sua abitazione.

    Gli omicidi del mostro di Firenze

    Gli omicidi del mostro di Firenze si riferiscono a otto duplici omicidi di coppie di fidanzati o amanti, avvenuti nelle campagne fiorentine tra il 1968 e il 1985. A esclusione dell’ultimo, avvenuto mentre i due fidanzati erano in tenda, le altre vittime furono tutte uccise all’interno del veicolo, in zone appartate.

    Il primo delitto del mostro di Firenze è del 21 agosto 1968, vittime Barbara Locci, 29 anni e Antonio Lo Bianco, 32 anni, amanti. I due vengono uccisi in una Giulietta bianca in cui si erano appartati a Castelletti di Signa con 8 colpi di pistola, 4 per ciascuno. A dare l’allarme il figlio della donna, Natale, di 6 anni, che era dietro al sedile dell’auto. Il marito della donna Stefano Mele, viene prima accusato e poi escluso come l’assassinio.

    Il secondo delitto del mostro di Firenze è del 14 settembre 1974, vittime Stefania Pettini, 18 anni, e Pasquale Gentilcore, 19 anni, fidanzati. I due vengono uccisi in una Fiat 127 blu a Borgo San Lorenzo: lui viene ucciso con la pistola, mentre sulla giovane il mostro infierisce con 96 pugnalate, infilandole un tralcio di vite nella vagina. Pettini era figlia di un partigiano comunista, come ha fatto notare Repubblica Firenze, il che, alla luce della pista della destra eversiva potrebbe spiegare la brutalità con cui viene uccisa.

    Il terzo delitto del mostro di Firenze è del 6 giugno 1981, vittime Carmela Di Nuccio, 21 anni, e Giovanni Foggi, 30 anni, fidanzati. I due vengono uccisi con colpi di pistola in un viottolo vicino Scandicci all’interno di un Fiat Ritmo. Alla giovane viene asportato completamente il pube, mentre lui viene accoltellato già da morto.

    Il quarto delitto del mostro di Firenze è del 22 ottobre 1981, vittime Susanna Cambi, 24 anni, e Stefano Baldi, 26 anni, fidanzati. I due vengono uccisi a colpi di pistola a Calenzano, a poca distanza da un casolare abbandonato, all’interno di una Golf nera: si sarebbe dovuti sposare dopo pochi mesi. Anche in questo caso alla donna viene asportato il pube, mentre sul seno sinistro ci sono segni di armi da taglio.

    Il quinto delitto del mostro di Firenze è del 19 giugno 1982, vittime Antonella Migliorini, 19 anni, e Paolo Mainardi, 22 anni, fidanzati. La coppia viene uccisa a Montespertoli, all’interno della Fiat 147, in uno slargo presente sulla Strada Provinciale Virginio Nuova dove si erano appartati: si inizia a parlare di un serial killer.

    Il sesto delitto è del 9 settembre 1983, vittime due turisti tedeschi, Jens-Uwe Rüsch e Horst Wilhelm Meyer, entrambi di 24 anni, studenti presso l’Università di Münster. I due vengono uccisi a Giogoli, a bordo del loro furgone Volkswagen T1 con l’autoradio accesa.

    Il settimo delitto è del 29 luglio 1984, vittime Pia Rontini, 18 anni, e Claudio Stefanacci, 21 anni, fidanzati. I due vengono uccisi a bordo della Fiat Panda celeste, parcheggiata in una strada sterrata che parte dalla Strada Provinciale Sagginalese.

    L’ottavo e ultimo delitto è dell’ 8 settembre 1985, vittime Jean-Michel Kraveichvili, 25 anni, e Nadine Mauriot, 36 anni. I due vengono uccisi in tenda vicino alla propria Volkswagen Golf, a Scopeti. La donna muore sul colpo raggiunta dai proiettili, mentre il fidanzato, ferito, riesce a fuggire ma viene inseguito e finito dal killer che poi abbandona il corpo nei campi. Alla donna viene asportato il pube e il seno sinistro che verrà spedito al magistrato incaricato delle indagini.

    Per i delitti del mostro di Firenze vengono condannati all’ergastolo Pietro Pacciani (assolto in appello ma dopo la sua morte), e i “compagni di merende” Mario Vanni e Giancarlo Lotti.