Mafia Capitale sentenza: cade l’associazione mafiosa, pene pesanti per Buzzi e Carminati

Per i giudici non fu mafia ma un'associazione criminale, disposti 20 anni per Carminati e 19 per Buzzi. Il pm Ielo: 'Delusi ma le sentenze si rispettano'

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    Mafia Capitale sentenza: cade l’associazione mafiosa, pene pesanti per Buzzi e Carminati

    Mafia Capitale non fu mafia ma un’associazione criminale organizzata che comunque ha commesso illeciti e reati gravi a Roma. La sentenza di primo grado nel processo di Mafia Capitale, letta dal presidente Rossana Ianniello della X sezione penale capitolina, ha infatti escluso l’aggravante dell’associazione mafiosa ma ha riconosciuto quasi tutti i 46 imputati colpevoli, disponendo anche pene pesanti, a partire dai vertici del gruppo criminale, l’ex Nar Massimo Carminati, condannato a 20 anni, e l’ex numero uno della cooperativa 29 giugno Salvatore Buzzi, a 19 anni. Condanne pesanti sono arrivate anche per gli esponenti politici coinvolti nelle indagini: 11 anni per l’ex capogruppo di Forza Italia, Luca Gramazio, 6 anni per Mirko Coratti, ex presidente del Consiglio comunale ed esponente del PD, 10 anni per Franco Panzironi, ex ad dell’Ama e 6 anni per Luca Odevaine. Tre le assoluzioni, compresa quella di Giovanni Fiscon, ex direttore generale di Ama.

    Si chiude così il primo capitolo processuale della vicenda che nel 2014 aveva travolto Roma e la politica locale e nazionale. A tre anni di distanza, dopo innumerevoli polemiche, è il tribunale a stabilire che la vicenda della “Terra di Mezzo”, come la chiamava Carminati, non è mafia, ma un’associazione criminale semplice, senza lo stampo mafioso.

    Mafia Capitale, le condanne

    Le condanne inflitte in primo grado però sono comunque pesanti. Vent’anni e interdizione perpetua da pubblici uffici per Carminati, l’ex terrorista neofascista a capo dell’organizzazione: Er Cecato o il Nero, come è anche chiamato, è agli arresti dal dicembre 2014 in regime di 41bis nel carcere di Parma. Il suo avvocato ha già dichiarato che chiederà la fine del regime di carcere duro visto che l’aggravante dell’associazione mafiosa è caduta.

    19 anni invece per Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative rosse, passato da essere un esempio di redenzione (la laurea in prigione dove era rinchiuso per omicidio e il reinserimento tramite le cooperative con cui aiutava ex carcerati e immigrati) al nuovo volto della criminalità in giacca e cravatta in salsa romana: anche lui ha seguito in video la lettura della sentenza dal carcere di Tolmezzo.

    Pesanti condanne sono arrivate anche per l’ex capogruppo del PdL in Comune Gramazio, (11 anni); 6 anni per Mirko Coratti, ex capo dell’assemblea Capitolina del PD; 6 anni e 6 mesi per Luca Odevaine, ex responsabile del tavolo per i migranti; 11 anni per il presunto braccio destro di Carminati, Ricardo Brugia; 10 per l’ex ad di Ama Franco Panzironi; 5 anni per Andrea Tassone, ex presidente dem del municipio di Ostia, commissariato per infiltrazione mafiose; 11 anni per Fabrizio Testa, ex cda Enav. Condannate anche la moglie e la segretaria di Buzzi, Alessandra Garrone e Nadia Cerrito: alla prima è stata inflitta una condanna di 13 anni e 6 mesi mentre a Cerrito, che teneva i libri contabili di Buzzi, compreso quello delle tangenti, sono stati dati 5 anni.

    Per i 46 imputati la Procura aveva chiesto un totale di 500 anni di prigione: la sentenza ha riconosciuti colpevoli 41 imputati per un totale di oltre 250 anni di carcere. Tutti gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

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    In Aula era presente alla lettura della sentenza anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi. “Ringraziamo la Procura e le forze dell’ordine che hanno collaborato al processo. Un processo che è una ferita molto profonda nel tessuto di Roma, i romani lo sanno bene“, ha dichiarato la prima cittadina. “Noi dobbiamo ricucire i lembi di questa ferita attraverso un percorso non facile di legalità, dobbiamo mantenere la guardia alta, le associazioni criminali hanno condizionato pesantemente le scelte politiche, i danni li viviamo tutti i giorni: il nostro scopo è andare avanti nel solco della legalità“, la sua conclusione.

    Questa sentenza riconosce un’associazione a delinquere semplice, non di tipo mafioso. Sono state date anche condanne alte. Rispettiamo la decisione dei giudici anche se ci danno torto in alcuni punti mentre in altri riconoscono il lavoro svolto in questi anni. In ogni caso le sentenze si rispettano. Attenderemo le motivazioni“, ha affermato il procuratore aggiunto Paolo Ielo.

    Soddisfatto il legale di Carminati, l’avvocato Giosuè Naso che sottolinea come la sentenza riconosca che “la mafia a Roma non esiste, come andiamo dicendo da 30 mesi“. Il legale ha sentito il suo assistito al telefono. “Non me lo aspettavo avevi ragione tu ad essere ottimista“, gli avrebbe detto. La paura dell’ex Nar era che “le pressioni mediatiche avessero portato ad un esito negativo per lui“, ha concluso Naso.