Emanuela Orlandi, il Vaticano: ‘Per noi il caso è chiuso’

Il fratello Pietro aveva chiesto i documenti relativi alla scomparsa della giovane, secca la risposta della Santa Sede: 'Abbiamo già detto tutto'

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    Emanuela Orlandi, il Vaticano: ‘Per noi il caso è chiuso’

    Per il Vaticano il caso di Emanuela Orlandi è chiuso. Sono state più o meno queste le parole arrivate dalla Santa Sede dopo che il fratello Pietro Orlandi ha chiesto i documenti relativi alla scomparsa di Emanuela, svanita nel nulla a soli 15 anni il 22 giugno 1983 a Roma. “Non possiamo fare altro che condividere, simpatizzare e prendere a cuore la sofferenza dei familiari. Non so se la magistratura italiana abbia nuovi elementi, ma da parte vaticana non c’è nulla da dire in più di quanto non si sia già detto“, ha risposto Monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana.

    A distanza di quasi 34 anni la scomparsa di Emanuela Orlandi continua a essere un mistero dai tanti punti oscuri. Il no del Vaticano a questo punto potrebbe allontanare ancora di più la verità, anche se il fratello Pietro Orlandi non ha mai gettato la spugna.

    È stato lui infatti a presentare la richiesta di accesso agli atti dopo le rivelazioni emerse nel processo Vatileaks. Un documento, venuto alla luce nel 2012 grazie a due testimoni, svelerebbe l’interesse diretto del Vaticano nel caso: “Tutta la dolorosa storia (di Emanuela Orlandi) fu seguita a fondo direttamente dalla segreteria di Stato“.

    Il legame tra le alte sfere del Vaticano e la scomparsa della 15enne, figlia di un messo pontificio, è sempre stato una costante dell’intera vicenda. Tante le teorie che sono state prese in considerazioni dagli inquirenti e dagli investigatori, compresa la famiglia della giovane e la trasmissione Chi l’ha visto?, da anni in prima linea nel caso di Emanuela Orlandi.

    Tra i passaggi chiave la telefonata arrivata alla sala stampa del Vaticano qualche giorno dopo la scomparsa in cui un uomo dall’accento anglofono e per questo noto come “l’Americano”, chiedeva contatti diretti con la Santa Sede per uno scambio tra Emanuela Orlandi e la liberazione di Alì Agca, l’ex terrorista turco in carcere per il tentato omicidio di papa Giovanni Paolo II.

    Il caso si infittì quando si iniziò a parlare di un collegamento con un altro presunto rapimento, quello di Mirella Gregori, 15 anni, anche lei scomparsa a Roma il 7 maggio 1983 in circostanze simili a Emanuela Orlandi.

    Nel corso degli anni ci sono state molte inchieste e molte piste, anche grazie alle rivelazioni di Marco Fassoni Accetti, testimone poi ritenuto inaffidabile dalla Procura, o ai dettagli emersi sul presunto ruolo della Banda della Magliana. Nessuna però trovò il naturale sbocco in un procedimento e il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi è stato archiviato dalla Cassazione.

    L’unica pista aperta è quella che porta in Vaticano e quest’ultimo no potrebbe cancellare anche le speranze della famiglia Orlandi a cui non rimane che chiedere l’intercessione di mons Pietro Parolin, il nuovo Segretario di Stato di Papa Francesco, perché conceda i documenti.