Emilio Fede condannato per la seconda volta: ‘Non vado in galera, non ho un euro’

L'ex direttore del Tg4, già condannato per bancarotta, ha avuto una seconda condanna per dei falsi fotomontaggi hot a scopo di ricatto

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    Emilio Fede condannato per la seconda volta: ‘Non vado in galera, non ho un euro’

    Seconda condanna nel giro di pochi giorni per Emilio Fede. L’ex direttore del Tg4, condannato lunedì 12 giugno a 3 anni e mezzo di carcere per concorso in bancarotta nel fallimento della Lm Management di Carlo Mora, è stato condannato ad altri 2 anni per alcuni falsi fotomontaggi hot creati a scopo di ricatto ai danni dei vertici Mediaset all’epoca del suo licenziamento nel 2012. Secondo la Procura, Fede avrebbe realizzato dei dossier fotografici imbarazzanti per ricattare il responsabile dell’informazione, Mauro Crippa e il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, in modo da avere una buonuscita superiore agli 820mila euro e un contratto di collaborazione di tre anni: tra gli obiettivi ci sarebbe stato anche lo stesso Silvio Berlusconi. Durissima la reazione di Fede. “Col c**** che vado in galera, non ho un euro“, ha dichiarato alla trasmissione La Zanzara su Radio24.

    La pm Silvia Petrucci aveva chiesto una condanna più dura a 4 anni e 9 mesi, ma il Tribunale ha riqualificato le altre due accuse pur accogliendo la tesi dell’accusa e ha deciso di modificare l’ipotesi di estorsione in tentata estorsione e la violenza privata in minacce.

    Secondo le indagini coordinate dalla Procura, Fede, che oggi ha quasi 86 anni, avrebbe chiesto a Gaetano Ferri, il suo ex personal trainer già condannato in appello per la stessa vicenda, e ad altre due persone, di creare finti dossier fotografici imbarazzati sul direttore Mauro Crippa e il presidente Confalonieri: il suo scopo sarebbe stato ricattarli per avere più soldi e ottenere una collaborazione triennale dopo il licenziamento.

    Fin da ora annuncio che faremo appello contro queste due sentenze che sono atti di ingiustizia“, ha commentato il suo legale, l’avvocato Alessandra Guarini.

    Questi due processi hanno dimostrato l’innocenza di Emilio Fede. Attendiamo le motivazioni e poi faremo una lettura complessiva delle due sentenze e di questa settimana giudiziaria del Tribunale di Milano“.

    Secondo la tesi della difesa, Fede “non si aspettava di essere licenziato in tronco quel 28 marzo 2012 con una vera e propria imboscata e usò espressioni ingiuriose e di rabbia nei confronti di Crippa, ma senza condotte violente o minacciose“.

    La condanna prevede anche un risarcimento da 20mila euro a favore di Crippa, e di 2mila euro a favore di Ferri, parte civile per una vicenda di violenza privata poi riqualificata.

    Durissimo è stato il commento dello stesso Fede affidato ai microfoni de La Zanzara a ridosso della prima condanna per bancarotta. “Al massimo voglio dare 50 euro perché si comprino le noccioline e si mettano in una gabbia come le scimmie“, ha dichiarato Fede che ha lanciato un “vaffa” al solo ricordare il pignoramento di un quinto della pensione deciso dal Tribunale. “In galera? Col c**** che ci vado. Fra pochi giorni faccio 86 anni. Al massimo vado ai servizi sociali, ma non da Don Mazzi“, ha poi concluso