Disastro ferroviario in Puglia: l’inefficienza dei treni e le spese folli delle Fse

Dopo lo scontro tra i due treni in Puglia, emergono verità scottanti sulla società Ferrovie Sud Est, proprietaria dei convogli coinvolti nell'incidente ferroviario.

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    Disastro ferroviario in Puglia: l’inefficienza dei treni e le spese folli delle Fse

    Foto di repertorio

    Dopo lo scontro tra due treni in Puglia sulla tratta Lecce-Otranto, all’uscita di Galugnano, frazione di San Donato, a pochi chilometri da Lecce, avvenuto il 13 giugno 2017, alle ore 17.30, emergono verità scottanti sulla società Ferrovie Sud Est, proprietaria dei convogli coinvolti nell’incidente. Poche ore prima che i due treni delle Ferrovie del Sud Est si scontrassero frontalmente, provocando 27 feriti, il tribunale di Bari aveva salvato la medesima società dal tracollo finanziario. E ciò che emerge dalla relazione del commissario è sconvolgente: uno scenario di enormi sprechi, dove l’ammontare delle spese legali risulta il doppio di quelle per la manutenzione delle linee ferroviarie. Numeri folli, come quelli versati a un ingegnere: 54 milioni.

    Il salvataggio delle Fse

    Le Ferrovie del Sud Est (Fse) sono state di recente acquisite dalle Ferrovie dello Stato: la società evita così il fallimento e rimane in attesa di un sì da parte dei creditori, che si riuniranno il 12 dicembre prossimo. Ma al di là del salvataggio, non si può sorvolare sugli immensi sprechi, le spese folli e le numerose inadempienze che hanno portato le Fse ad accumulare un debito mostruoso pari a 200 milioni di euro verso 400 soggetti diversi. I nuovi proprietari dell’azienda hanno garantito che sono in corso investimenti per l’adeguamento tecnologico della rete, tuttavia anche l’ultimo incidente sembra essere il frutto di un errore umano unito a delle condizioni della rete ferroviaria piuttosto arretrate.

    Credito da 76 milioni svanito nel nulla

    Nella relazione presentata al ministero delle infrastrutture lo scorso 20 marzo, dal commissario nominato per salvare le Fse, si legge testualmente: ‘La Fse ha smarrito la propria missione: il trasporto pubblico locale’. Come riporta Il Corriere della Sera, l’azienda ferroviaria, che aveva 1500 dipendenti, era riuscita ad accumulare enormi debiti verso fornitori, dipendenti, l’Inps, le banche. Nel documento si parla addirittura di ‘contabilità fittizia e frutto di comportamenti che configurano profili importanti di responsabilità’. E poi emerge un credito di 76 milioni dalla Regione Puglia che la regione stessa disconosce. Di contro la rete ferroviaria viene definita ‘antiquata’, che nella sola provincia di Bari registra 26 punti di rallentamento; mentre in quella di Lecce l’età media dei mezzi è superiore ai 20 anni.

    L’inefficienza delle carrozze e dei locomotori tedeschi

    Nel momento in cui il commissario ha firmato la relazione, ‘su 27 treni solo 8 erano in totale efficienza e 13 erano completamente fermi’. Di 25 carrozze acquistate nel 2010 ne circolavano solo 3, mentre i 3 locomotori tedeschi ‘acquistati nello stesso periodo costati 5.602.683, non hanno mai trasportato un passeggero, due addirittura non sono riusciti a percorrere neppure pochi metri, uno ha effettuato pochi chilometri di prova rientrando in stazione ingloriosamente trainato’. Tutto ciò ha fatto sì che ‘il livello di puntualità nel 2015 è stato inferiore all’80% con un calo di oltre 7 punti rispetto al 2014′.

    Il dirigente fantasma

    La relazione commissariale parla di servizi esternalizzati ‘eseguiti con affidamento diretto e protratti nel tempo da innumerevoli proroghe che in alcuni casi non venivano nemmeno formalmente notificate’. Poi emerge il caso di un dirigente fantasma: ‘Dal 1998 un dirigente dell’azienda era distaccato a Roma presso la segreteria tecnica del ministero dei trasporti. Nonostante il distacco a tempo pieno l’azienda ha continuato per 17 anni a farsi carico dello stipendio’. Nessuno era a conoscenza dell’esistenza di questo dirigente, fino a quando non è stato colpito da un provvedimento di arresti domiciliari. Anche il direttore del personale lavorava da Roma, in una sede appositamente presa in affitto: percepiva uno stipendio di 220mila euro l’anno e una indennità di trasferta per venire a Bari.

    Più soldi per gli avvocati che per i treni

    Nella relazione si legge infine: ‘Si è nel tempo prodotta una pletora di incarichi che sono andati sovrapponendosi e moltiplicandosi fino a determinare una fittissima ragnatela che ha lentamente, ma inesorabilmente soffocato la società’. Si cita il caso dell’avvocato Luigi Fiorillo al quale, sono stati versati in dieci anni compensi totali superiori a 13 milioni di euro. Il contenzioso con il personale (4mila fascicoli) aveva prodotto spese legali due volte superiori al volume delle spese per la manutenzione dei treni. Ma il vincitore è uno studio tecnico esterno, al quale le Fse hanno pagato in totale 54 milioni di euro.