Rapinatore gentile arrestato a Padova: dopo i colpi si scusava con le vittime

700 euro il bottino di due colpi commessi a Padova dal rapinatore gentile il 22 e il 23 maggio scorsi. L'uomo ha dichiarato agli agenti che lo hanno catturato di essere disperato per i debiti da pagare

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    Rapinatore gentile arrestato a Padova: dopo i colpi si scusava con le vittime

    Si era già meritato il titolo di rapinatore gentile Andrea Collodoro, l’uomo che è stato catturato dalla Squadra Mobile di Padova, mettendo così fine alla breve e curiosa carriera criminale di quest’uomo che aveva colpito l’immaginazione dell’opinione pubblica perché si scusava con le vittime dopo aver eseguito i colpi. Una storia di ordinaria disperazione ai tempi della crisi quella che emerge dai racconti dell’uomo, che aveva colpito a Padova con due colpi in serie lunedì 22 maggio e il giorno successivo.

    I fatti innanzitutto. Andrea Collodoro, 32 anni, originario di Monselice e residente a Padova, ha realizzato due rapine il 22 e il 23 maggio, per un magro bottino complessivo di 700 euro, colpendo prima all’Arcella, in una tabaccheria, e successivamente al distributore Total Erg di via Annibale da Bassano: in entrambi i casi l’uomo si è scusato e ha ringraziato le vittime guadagnandosi il soprannome di rapinatore gentile da parte dei media che hanno riportato la vicenda. Ma la vicenda criminale di un uomo che è parso subito non avvezzo agli ambienti malavitosi si è interrotta con la cattura da parte degli agenti della Squadra Mobile di Padova, che lo hanno riconosciuto mentre camminava per strada, avendo indosso una felpa identica a quella utilizzata dall’autore delle rapine, come aveva accertato la telecamera di sorveglianza di un’altra tabaccheria, che Collodoro non aveva rapinato ma che lo ha incidentalmente immortalato durante una rapina.

    Una volta che le manette sono scattate ai polsi dell’uomo, è emersa una storia di gravi disagi economici del reo confesso, che ha dichiarato alle forze dell’ordine di essere disperato poiché senza lavoro e con molti debiti da pagare. Una giustificazione indubbiamente risibile agli occhi della giustizia, che punirà secondo quanto prevede la legge in questi casi, ma che retrospettivamente getta nuova luce circa l’insolito comportamento dell’uomo, rapinatore gentile perché incapace forse di fare davvero del male, e che di fronte alla necessità di far fronte ai suoi problemi economici, sentendosi con le spalle al muro, non è riuscito a imboccare altra strada che non fosse quella delle rapine ai danni di esercizi commerciali. In tempi in cui soprattutto nel nord-est le rapine violente hanno fatto da detonatore su una maggiore percezione di insicurezza da parte della popolazione, la storia del disoccupato che rapina per disperazione e chiede scusa del suo gesto non poteva che suscitare una sorta di empatia con l’opinione pubblica, nonostante la gravità delle sue azioni, che lo hanno inevitabilmente condotto in cella nel giro di breve tempo.