NanoPress Allaguida Pourfemme Tecnocino Buttalapasta Stilosophy Tantasalute DesignMag QNM MyLuxury

La mafia nei supermercati Lidl: 15 arresti

La mafia nei supermercati Lidl: 15 arresti

Quattro direzioni generali poste in amministrazione giudiziaria. Nell'inchiesta coinvolte pure società che fornivano vigilantes al Tribunale di Milano

    La mafia nei supermercati Lidl: 15 arresti

    Le mani sporche della mafia sulla catena di supermercati Lidl. Questa mattina, polizia e guardia di finanza hanno effettuato 15 arresti e due fermi tra Lombardia e Sicilia nel corso di un’indagine sulle attività criminali della famiglia mafiosa catanese Laudani, orchestrata dalla Dda di Milano, in particolare dal pm Paolo Storari e dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Quattro direzioni generali della società di grande distribuzione Lidl sono state messe in amministrazione giudiziaria per sei mesi, in totale sono coinvolti 200 punti vendita.

    Le accuse vanno dall’associazione per delinquere, che avrebbe favorito gli interessi, in particolare a Milano e provincia, della famiglia catanese ‘Laudani’ o ‘Mussi i ficurinia’, alla corruzione e al favoreggiamento. Nell’inchiesta sarebbero coinvolte pure alcune società del consorzio che ha in appalto la vigilanza privata del Tribunale di Milano, quelle che forniscono i vigilantes al Palagiustizia lombardo. La società è indagata per la legge 231. Ci sarebbero stati rapporti stretti tra alcuni dirigenti delle società coinvolte e personaggi ritenuti appartenenti alla famiglia mafiosa dei Laudani.

    Le quattro direzioni generali della Lidl poste in amministrazione controllata si trovano una in Lombardia, due in Piemonte e una in Sicilia, a Misterbianco. In questo caso, però, la società non risulta indagata. Grazie al meccanismo dell’amministrazione giudiziaria, si punta a ripulire la Lidl dalle infiltrazioni mafiose. I boss, infatti, erano in grado di controllare le commesse nel settore della logistica, orientandole verso alcune cooperative vicine al clan.

    Tra le persone arrestate c’è un sindacalista in pensione, che lavorava per la Provincia di Milano, Francesco Palmieri. Era lui, secondo l’accusa, a cui i clan catanesi passavano sotto banco mille euro al mese per avere rapporti con politici locali che poi avevano facoltà di favorire gli affari dei clan siciliani. Ai domiciliari una dipendente del Comune di Milano, ritenuta responsabile di aver pilotato un appalto in cambio del trasferimento ad altro incarico. In provincia di Catania, è in corso un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di due persone accusate di far parte dell’associazione di tipo mafioso riconducibile al clan dei Laudani.

    Sono tuttora in corso una sessantina di perquisizioni tra Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia, sequestri preventivi di beni immobili, quote sociali, disponibilità finanziarie.

    423

    PIÙ POPOLARI