Compiti delle vacanze per Pasqua: guardare un film ed essere felici

Nella scuola elementare di viale Romagna, a Milano, i bambini vengono invitati dal maestro a vivere le vacanze pasquali con gioia

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    Compiti delle vacanze per Pasqua: guardare un film ed essere felici

    Scuola elementare di viale Romagna, a Milano: tra i compiti per le vacanze di Pasqua spunta anche una voce: ‘Guardare almeno un film ed essere felici’. Insolito, emozionante. A raccontarlo è il maestro Paolo Limonta che, su Facebook, da tempo tiene un diario in cui dice ciò che succede ogni giorno nella sua classe. Non poteva mancare, così, pure la foto della lavagna per i compiti a casa, con l’inizio delle vacanze di Pasqua.

    Limonta spiega che sui compiti a casa (delle vacanze o del pomeriggio), ormai da tempo, ci sono varie correnti di pensiero. Chi pensa che i bambini ne debbano fare molti per non dimenticarsi ciò che hanno con fatica imparato, chi invece è convinto che si tratti di una perdita di tempo quando invece si possono fare cose con la famiglia più istruttive, uscendo di casa. “Io li do così, i compiti, perché credo fermamente nel diritto alle vacanze delle bambine e dei bambini. E anche dei loro genitori”.

    E quindi: “So che non solo solo e che tantissime maestre e maestri la pensano come me e si comportano di conseguenza. Ma, ovviamente, il problema non sono ‘solo’ i compiti. Il problema rimane quello di passare da minoranza dai nobili principi a maggioranza delle buone pratiche, con l’obiettivo di garantire ogni giorno la felicità delle bambine e dei bambini”. Se guardare un film può non essere arduo, cercare di essere felici lo è molto di più. Anche quando si è bambini.

    Così, sulla lavagna della classe di viale Romagna, a Milano, c’è scritto di leggere un libro, guardare almeno un film, ricordare un episodio particolarmente carino da raccontare in classe al ritorno dalle vacanze di Pasqua e, dulcis in fundo, essere felici, con tanto di emoticon per tutti quelli che ormai utilizzano sistematicamente lo smartphone o l’iPhone. Ce la faranno gli alunni del maestro Paolo Limonta?