Raffaele Sollecito chiede allo Stato tre milioni per essere stato in carcere

Raffaele Sollecito, uno dei principali sospettati per l'omicidio di Meredith Kercher, assolto in via definitiva dopo 4 anni di carcere, pretende dallo Stato un risarcimento di tre milioni di euro

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    Raffaele Sollecito chiede allo Stato tre milioni per essere stato in carcere

    Raffaele Sollecito, uno dei principali sospettati per l’omicidio di Meredith Kercher, poi assolto in via definitiva dopo un processo durato quasi dieci anni, pretende dallo Stato un risarcimento per gli anni trascorsi in carcere. Per questo ha fatto causa ai giudici per una serie di «errori e travisamenti delle prove»: la richiesta di risarcimento si aggira sui tre milioni di euro.

    Il delitto di Perugia è stato uno dei casi di cronaca nera più controversi e mediatici degli ultimi anni. Meredith Kercher, studentessa inglese in Erasmus, fu uccisa la sera del primo novembre del 2007. I due principali sospettati (a parte Rudy Guede, rimasto l’unico condannato) sono stati Raffaele Sollecito e l’americana Amanda Knox. Dopo una serie di condanne, assoluzioni, processi bis e ulteriori condanne, i due nel 2015 sono stati assolti definitivamente dalla Cassazione.

    Raffaele Sollecito, che ha passato in carcere quattro anni prima di essere riconosciuto innocente, presenta il conto alla magistratura: tre milioni di euro. “Hanno sbagliato e mi hanno rovinato la vita, ora paghino», accusa, appellandosi alla legge sulla responsabilità civile che prevede cause solo «per dolo o colpa grave». La palla passa al giudice Pietro Spera, a cui è stata affidata la causa. Insomma, del delitto di Perugia si continuerà ancora a parlare.

    Ricordiamo che a febbraio la Corte d’Appello di Firenze aveva rigettato una prima richiesta di risarcimento, pari a 516mila euro. Raffaele Sollecito aveva dichiarato a PourFemme.it: «Sono diventato un personaggio perché vittima di gente spregiudicata e arrogante che mi ha perseguitato. Quindi non sono io a dovermi nascondere o vergognare, bensì loro».