Lidia Vivoli scampata al femminicidio denuncia: ‘Il mio ex presto libero, ho paura, lo Stato non mi aiuta’

L'ex compagno di Lidia Vivoli ha già tentato di ucciderla 5 anni fa, lei lo ha denunciato e lui è stato arrestato, ma ora che sta per uscire dal carcere perché ha finito di scontare la pena, Lidia ha paura che voglia vendicarsi ed è terrorizzata dall'idea che lui voglia ucciderla

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    Lidia Vivoli scampata al femminicidio denuncia: ‘Il mio ex presto libero, ho paura, lo Stato non mi aiuta’

    Conosciamo già Lidia Vivoli e la sua drammatica storia risalente a cinque anni fa, quando subì un’aggressione violentissima da parte dell’ex che non accettava la fine della loro storia. La donna scampata al femminicidio, dopo 5 anni dai fatti ha raccontato di nuovo il suo incubo denunciando di essere terrorizzata dal pensiero che l’ex, in uscita dal carcere per il termine della pena, possa mettere di nuovo in atto il tentativo di ucciderla, magari riuscendoci, stavolta. Lui è stato chiaro: le ha detto che gliela farà pagare. Il disperato grido di allarme di Livia Vivoli è rivolto prima di tutto alle istituzioni, a uno Stato assente che non tutela le donne vittime di violenze, che le abbandona nel momento del bisogno, lasciandole in balia degli eventi.

    Lidia Vivoli vive nell’incubo che il suo ex voglia vendicarsi della denuncia di sequestro di persona e tentato omicidio che costò all’uomo, Isidoro Ferrante, una pena (patteggiata) di quattro anni e sei mesi di carcere. Era il 25 giugno 2012 quando a Bagheria (Palermo) Livia subì il tentato omicidio da parte del suo ex compagno che, dopo essere stato lasciato e pensando di essere tradito, la colpì prima in testa con una pesante padella di ghisa, per poi prenderla a forbiciate al ventre, alla schiena e alle cosce. La tenne sequestrata per ore e ore, rilasciandola solo con la promessa che non l’avrebbe denunciato.

    La donna invece raccontò tutto ai carabinieri, anche perché c’erano stati precedenti violenti: l’uomo le aveva già rotto un timpano con uno schiaffo e incrinato tre costole dopo un’altra aggressione. L’aguzzino di Lidia Vivoli viene quindi arrestato. Dopo cinque mesi gli vengono concessi i domiciliari a Terrasini, ma lui non si è rassegnato e continua a perseguitare Lidia, che lo denuncia ancora una volta. A maggio 2015 l’uomo viene condannato a 4 anni e 6 mesi, ma Lidia, ora che la condanna sta per terminare, teme che possa farle del male una volta uscito dal carcere.

    “Ha detto che me la farà pagare e io temo per la mia vita e per quella dei miei figli“, dice la 45enne diventata una specie di simbolo per il coraggio con il quale si è ribellata alla violenza domestica. In un’intervista apparsa sul Corriere, ha di nuovo lanciato un appello affinché le Istituzioni non l’abbandonino: “Me l’ha giurato. Lui non si rassegna, non si è mai rassegnato. Mi ha detto in faccia che appena fuori me la farà pagare. Temo che possa uccidermi”, e la paura è pure per la sua nuova famiglia, il suo nuovo compagno e soprattutto i suoi piccoli gemellini di un anno.

    Lo Stato, dice Lidia, non tutela le vittime e le loro famiglie, lasciate in pericolo e in balia dei loro aguzzini: “Visto che le vittime non hanno diritto nemmeno a sapere quando esce il proprio aguzzino, dobbiamo essere noi a fare i conteggi. Lui è stato condannato a 4 anni e 6 mesi e la sua pena teoricamente finisce a novembre. Considerando però i premi di 45 giorni ogni sei mesi e una probabile penalizzazione per una evasione dai domiciliari, prevedo che torni libero tra maggio e luglio”. E denuncia amaramente: “Se domani lui mi ammazza non cambierà nulla. Nessuno si preoccuperà della mia famiglia, degli orfani. Qualche articolo sui giornali, dichiarazioni di circostanza e poi tutto come prima”, perché lo Stato è lontano e abbandona famiglie e vittime di violenza. Nonostante questo, Lidia finora ha sempre continuato nella sua battaglia di sensibilizzazione: “Vado volentieri a parlare con gli studenti, perché penso serva a sensibilizzare tante ragazzine a non sottovalutare i primi segni di violenza, ma fosse per lo Stato non lo farei affatto, visto che nessuno si preoccupa di noi”, e ribadisce la sua sfiducia nelle istituzioni: “Tante donne non denunciano proprio perché hanno paura di essere lasciate sole e abbandonate.