Omicidio Alatri, l’autopsia: ‘Emanuele Morganti ucciso con chiave inglese o manganello’

Gli esami sul corpo di Emanuele Morganti confermano la brutalità dell'omicidio di Alatri: decine di colpi, poi quello fatale alla testa

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    Omicidio Alatri, l’autopsia: ‘Emanuele Morganti ucciso con chiave inglese o manganello’

    Foto da Facebook

    L’omicidio di Alatri si conferma in tutta la sua brutalità dopo l’autopsia su Emanuele Morganti. Gli esami hanno infatti confermato il violento pestaggio come causa della morte del 20enne di Alatri: decine i colpi, tanto che il giovane era sfigurato da calci e pugni, infine il colpo fatale, sferrato con un “oggetto non naturale“, forse una chiave inglese o un manganello. Il corpo del giovane è stato restituito alla famiglia: sabato si terranno i funerali di Emanuele Morganti. Nel frattempo, è atteso l’interrogatorio di garanzia dei due fermati per l’omicidio di Alatri, Mario Castagnacci, 27 anni, e Paolo Palmisani, 20 anni, due fratellastri già noti come personaggi violenti. Intanto, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, sta valutando l’invio degli ispettori per indagare sul gip romano che il 24 marzo, giorno della morte di Emanuele Morganti, rilasciò Castagnacci, fermato il giorno prima per possesso di droga.

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    I carabinieri continuano a indagare sulla sua morte, avvenuta dopo due giorni di agonia domenica 26 marzo al Policlinico Umberto I di Roma dove era arrivato in condizioni disperate, con diverse fratture al cranio e alle vertebre cervicali. I genitori hanno dato l’assenso per l’espianto e la donazione degli organi: nella casa di Tecchiena Castello, frazione di Alatri, dove Emanuele abitava con la sua famiglia, nessuno riesce a capacitarsi di quanto sia avvenuto.

    Omicidio Alatri: autopsia su Emanuele Morganti

    L’autopsia su Emaneule Morganti conferma la brutalità dell’omicidio di Alatri. Il professore Saverio Potenza, dell’università di Tor Vergata di Roma, a cui la procura ha affidato l’esame autoptico, ha parlato di un “quadro politraumatico, con lesioni diverse tra loro“, confermando quanto raccontato dai testimoni: Emanuele è stato massacrato di botte davanti al circolo Mirò Music Club di Alatri. Decine in colpi che Emanuele ha ricevuto, tra calci e pugni, concentrati all’addome e alla testa, uno fatale: qualcuno lo ha colpito alla testa con un colpo violentissimo con quello che i medici hanno definito “un oggetto non naturale”. Gli inquirenti dovranno ora stabilire qual è stato l’oggetto usato e risalire così all’autore del colpo fatale. Le indagini hanno infatti portato a individuare almeno due oggetti: lo svita bulloni, impugnato da Paolo Palmisani, e un manganello, ritrovata nell’auto del buttafuori Damiano Bruni, indagato a piede libero insieme agli altri cinque indagati, e recante una scritta inquietante: “Boia chi molla”.

    Omicidio Alatri: i nomi degli indagati

    I due fermati per l’omicidio di Emanuele Morganti sono in isolamento a Regina Coeli e sono attesi per l’interrogatorio di garanzia, previsto nei prossimi giorni. Mario Castagnacci, 27 anni, e Paolo Palmisani, 20 anni, non sono gli unici indagati per l’omicidio di Alatri. Gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati, al momento con l’accusa di rissa, il padre di Mario, Franco Castagnacci, i quattro addetti alla vigilanza del circolo Mirò, presenti quella sera: Michael Ciotoli, 26 anni, Damiano Bruni, 26 anni, Manuel Capoccetta, 28 anni, tutti di Ceccano, e l’albanese Pietri Xhemal, 32 anni, residente a Ferentino. In particolare, Ciotoli è già noto alle forze dell’ordine per precedenti per droga, porto di oggetti atti ad offendere, rapina, ricettazione e ricettazione di armi comuni da sparo.

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    Col passare dei giorni, emergono dettagli sull’omicidio di Alatri e sulla posizione dei due fermati per la morte di Emanuele Morganti, i fratellastri Mario Castagnacci (27 anni) e Paolo Palmisani (20 anni). In particolare, è risultato che Castagnacci era stato fermato per possesso di droga il 23 marzo e rilasciato il 24, giorno della tragedia: la sera prenderà parte al pestaggio che ha portato alla morte di Emanuele davanti al locale del centro di Alatri. Il giorno prima gli investigatori avevano trovato 300 dosi di cocaina, 150 di crack e 600 di hashish, arrestando Castagnacci e altre tre persone: il gip riconobbe il possesso per “uso di gruppo” e convalidò l’arresto, rimettendoli però in libertà senza alcun provvedimento di cautela. Il dato è importante ai fini delle indagini sull’omicidio di Alatri perché, secondo gli inquirenti, Castagnacci e Palmisani, oltre agli altri partecipanti al pestaggio, erano sotto effetto di droga e alcol, scagliandosi così con folle ferocia contro Emanuele. Il filo conduttore sembra essere quello della droga: Castagnacci era già stato arrestato nel 2011 perché in possesso di cinque chili di hashish e ha un procedimento in corso, sempre per traffico di droga. Questo spiegherebbe anche quanto raccontato da altri testimoni: i due fratellastri si sarebbero recati in un’altra discoteca dopo aver massacrato di botte Emanuele Morganti, vantandosi di aver picchiato “uno che ci aveva risposto“. I due sono stati fermati a Roma dove si erano rifugiati a casa di una parente: per loro l’accusa è di omicidio volontario aggravato da futili motivi.

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    L’intera comunità di Alatri è scossa dalla morte di Emanuele Morganti, ma c’è una persona che più di ogni altra non se ne capacita. Gianmarco Ceccani era amico di Emanuele ed è stato lui a gettarsi in sua difesa mentre veniva picchiato, senza riuscire a far nulla per salvarlo. La sua posizione è stata chiarita anche dagli inquirenti: pur avendo tentato di strappare Emanuele dal branco che lo stava uccidendo di botte, Gianmarco non è stato in grado di salvarlo. Da allora non ha pace ed è per questo che ha affidato il suo sfogo su Facebook. “Non riesco a darmi una ragione…Non può essere vero…È inaccettabile tanta infamia, sto soffrendo troppo, ho il cuore a pezzi…sono nato per soffrire…Cosa devo passare ancora? Perché deve essere così crudele la vita?“, ha scritto.

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    Omicidio di Alatri, il pm: ‘Vicenda spaventosa’

    “La vicenda è di una gravità spaventosa perché, per motivi banalissimi, si è arrivati alla morte di un ragazzo innocente, una persona perbene“, ha confermato il procuratore capo di Frosinone, Giuseppe De Falco, nella prima conferenza stampa sull’omicidio di Alatri, specificando che gli indagati in tutto sono sette. Le indagini sono solo all’inizio, insistono gli inquirenti: è infatti ancora da accertare il vero movente. Le indagini sono ancora in corso perché è necessario accertare le singole responsabilità, insiste il procuratore, e non parlare di un “massacro di gruppo“, ma soprattutto per capire cosa ha scatenato l’insensata violenza contro Emanuele.

    Un primo elemento certo è che il giovane ha avuto un diverbio all’interno del locale, il circolo Arci Mirò di Alatri, pieno all’inverosimile e su cui, aggiunge il pm, ci saranno ulteriori indagini. “Tutto è nato da un diverbio all’interno della discoteca tra Emanuele e una persona che erroneamente è stata definita albanese“, ha spiegato il procuratore. Il motivo? Un drink. “Si è trattato di una banale lite per motivi di accaparramento di una bevanda, dovuta allo stato di alterazione alcolica dell’altra persona“. Emanuele era quindi sobrio, una “persona per bene“, che ha avuto l’unica colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

    Nella ricostruzione degli inquirenti, è in quel momento che intervengono i buttafuori del locale: Emanuele viene portato fuori, mentre l’altra persona rimane dentro. “Una volta fuori in piazza, si è verificata l’aggressione da parte di persone diverse, con modalità diverse“, spiega il procuratore. Emanuele ha cercato prima di allontanarsi, è stato seguito, ed è ritornato forse per riprendere la sua ragazza, venendo aggredito con “forza e intensità diverse”. L’ultima aggressione è risultata fatale, provocandogli “importanti lesioni al cranio“.

    L’indagine è stata ed è difficoltosa per le numerose persone coinvolte che hanno dato dichiarazioni non sempre coincidenti ma è stato possibile individuare testimonianze univoche ed attendibili, almeno per la parte finale“, ha specificato il procuratore. Mario Castagnacci e Paolo Parmisani, i due fermati per l’omicidio di Alatri, sarebbero quindi i responsabili della morte di Emanuele Morganti, coloro che hanno sferrato i colpi mortali: contro di loro ci sarebbero “indizi concreti“, anche se “c’è ancora molto da investigare“.

    Rimane infatti da chiarire il movente. I due fermati sono infatti “riconducibili ad ambienti delinquenziali e non è da escludere che abbiano voluto affermare una propria capacità di controllo del territorio“, ha aggiunto il pm.

    Bisogna capire se “l’esplosione di violenza gratuita“, sia stata dovuta all’abuso di alcol e droghe, se era fine a se stessa o se motivata da altre ragioni: da valutare anche la “presenza di albanesi“.

    Il dato certo riguarda i due fermati per la morte di Emanuele Morganti, Mario Castagnacci e Paolo Parmisani, due fratelli noti in città, di cui uno già coinvolto in reati. “Non si sono per nulla consegnati, sono stati presi a Roma dove si trovavano in casa di una parente“, ha confermato il pm. Le telecamere infine non sarebbero state risolutive: ad aiutare gli investigatori sono stati gli amici di Emanuele che “hanno cercato di aiutarlo” e che “hanno reso dichiarazioni importanti

    Omicidio di Alatri, il fratello di Emanuele: “È stata un’esecuzione” “È stata una vera e propria esecuzione“, ha raccontato alla stampa Pietro Morganti, lo zio del ragazzo, il primo a parlare a 24 ore dalla morte del giovane. “Hanno anche sputato sul corpo a terra. I testimoni ci hanno detto che lo picchiavano ovunque, lui ha provato ad andare via con la fidanzata, poi è caduto e l’hanno finito“. Anche il fratello di Emanuele Morganti, Francesco, sa del dettaglio più osceno, quello “sputo” sul corpo del giovane già agonizzante a terra. Lo fa in un’intervista a la Repubblica. Come tutti i membri della famiglia, ancora non crede a quello che è successo: il fratello, dice, non aveva conti in sospeso con nessuno, era solo al bar con la fidanzata, finché “l’hanno provocato, spinto, e poi fuori l’hanno massacrato“. Hanno infierito su di lui, lo hanno buttato a terra, preso a calci e poi “l’hanno finito con una sprangata alla testa: non è stata una rissa, è stata un’esecuzione. Alla fine gli hanno anche sputato addosso“. Francesco ce l’ha anche con gli amici: erano in tre ma solo uno si è gettato in sua difesa, troppo tardi per fermare la violenza. Le ha prese anche lui, mentre la fidanzata di Emanuele, Ketty Lisi, era stata bloccata all’interno del locale dalle ragazze dell’altra compagnia. Ad angosciarlo, c’è anche la situazione in famiglia, con la madre sotto chemioterapia e ora distrutta dal dolore, oltre al silenzio di un’intera comunità. “Non parla nessuno, è impressionante“.

    Omicidio di Alatri, le indagini

    Quanto accaduto è una barbarie, ci stringiamo intorno ai familiari di Emanuele“, ha commentato il sindaco di Alatri, Giuseppe Morini, che dalla pagina Facebook della città di Alatri chiede che chi sa si faccia avanti. A colpire, in tutta questa tragedia, è anche il fatto che nessuno sia intervenuto a difesa di Emanuele mentre veniva picchiato a morte in pieno centro città.

    I Carabinieri stanno indagando per ricostruire la dinamica di quanto accaduto davanti al circolo Arci Mirò di Alatri, nei pressi della piazza centrale della cittadina. Secondo varie testimonianze, Emanuele avrebbe litigato con un altro ragazzo, secondo alcuni testimoni di origine albanese, intorno alle due di notte già all’interno del locale, per una battuta inappropriata sulla sua ragazza. A quel punto i due sarebbero stati portati fuori dai buttafuori ma il litigio sarebbe andato avanti.

    Qui le testimonianze raccontano diversi scenari. Alcuni testimoni hanno parlato di un vero e proprio pestaggio da parte di un gruppo di coetanei, a cui, secondo altri presenti quella serata, avrebbero partecipato anche tre buttafuori del locale; qualcuno ha parlato invece di una rissa tra Emanuele e gli amici e un altro gruppo di ragazzi finita in tragedia. Sulla dinamica stanno indagando le forze dell’ordine che stanno raccogliendo molte testimonianze.

    Quello che sembra certo è che a un certo punto, il pestaggio è diventato, se possibile, ancora più violento ed Emanuele è stato colpito alla testa più e più volte con una spranga o un bastone: anche qui, le versioni divergono visto che si parla di un cric o una spranga o uno di quei paletti usati per delimitare il parcheggio. Secondo alcuni racconti, Emanuele sarebbe stato picchiato anche una volta caduto a terra.

    Le sue condizioni sono apparse gravissime fin dai primi momenti: secondo il Corriere della Sera, il giovane avrebbe avuto il volto massacrato dai colpi ricevuti tanto da non essere più riconoscibile. Trasportato in ospedale, i medici hanno riscontrato numerose ferite, in particolare al cranio e alle vertebre cervicali.