Omicidio Alatri, chi sono i due fratellastri fermati per la morte di Emanuele Morganti

Mario Castagnacci e Paolo Palmisani erano conosciuti in città come personaggi violenti: accusati dell'omicidio di Alatri, ora sono in isolamento per evitare il linciaggio

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    Omicidio Alatri, chi sono i due fratellastri fermati per la morte di Emanuele Morganti

    Foto da Facebook

    L’omicidio di Alatri registra una svolta. Sono in cella di isolamento i due presunti assassini di Emanuele Morganti, massacrato di botte la notte tra il 24 e il 25 marzo davanti al Mirò Club Music di Alatri e morto dopo due giorni di agonia. Sono due fratellastri, Mario Castagnacci, 27 anni, e Paolo Palmisani, 20 anni, fermati dagli inquirenti per le prove schiaccianti nei loro confronti, che li identificano come coloro che hanno sferrato i colpi mortali. Sarebbero loro al centro di quei 15 minuti di orrore e violenza cieca, come ha detto il procuratore capo di Frosinone Giuseppe De Falco, costati la vita a Emanuele. Gli inquirenti in un primo momento non hanno voluto fare i loro nomi in conferenza stampa, ma nell’era dei social le loro facce e le loro identità sono arrivati sul web in un batter d’occhio. Sono soprattutto i testimoni e gli abitanti di Alatri ad aver saputo prima della stampa chi fossero i presunti assassini di Emanuele, tanto che la famiglia di Paolo Palmisani sarebbe stata costretta a lasciare la città del frusinate per le minacce ricevute. I due erano noti in paese come personaggi violenti, picchiatori, pronti ad alzare le mani per dimostrare di essere “i capi” della cittadina e per questo, intorno a loro, si era creato un clima di omertà, scacciato solo grazie alle insistenze dei Carabinieri.

    La ricostruzione fatta dal pm Stefano Rocco Fava nella convalida del fermo lascia pochi dubbi sul ruolo dei due fermati. Paolo Palmisani e Mario Castagnacci avrebbero raggiunto Emanuele, che cercava di scappare dal pestaggio, colpendoloin sequenza con un pugno al capo ciascuno“. Quello sferrato da Mario Castagnacci sarebbe stato l’inizio della fine, abbattendo letteralmente Emanueleche, privo di conoscenza, crollava al suolo sbattendo violentemente la testa contro la parte ove la portiera posteriore lato guida combacia con il telaio di una non meglio indicata Skoda di colore blu. Nonostante il ragazzo fosse a terra privo di conoscenza, l’aggressione continuava e i suoi amici Marco Morganti, Gianmarco Ceccani, Lorenzo Fanella e Riccardo Milani cercavano di soccorrerlo e difenderlo dai colpi facendogli scudo con le proprie persone“.

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    Mentre Emanuele era accasciato al suolo, ormai svenuto, per gli investigatori si sarebbe accanito contro di lui “un non meglio indicato membro della sicurezza del locale che lo colpiva con un manganello“, mentre Palmisani si sarebbe “armato di una chiave tubolare di quelle che si usano per sbullonare le ruote delle auto“. I due oggetti non sono ancora stati ritrovati, ma le indagini sono in corso. I testimoni concordano però su una cosa: i due ragazzi sembravano delle “bestie”, come se fossero impazziti, forse anche a causa dell’abuso di alcol e droga, probabilmente cocaina, e si sono avventati contro Emanuele con una violenza folle e totalmente gratuita.

    A dare ulteriori chiarimenti sarà anche l’autopsia: se gli esami sul corpo di Emanuele confermassero che la sua morte è dovuta anche a calci e pugni, per i due fratellastri la situazione sarebbe ancora più grave.

    Chi sono i presunti assassini di Emanuele

    I due presunti assassini di Emanuele Morganti ora sono in cella di isolamento a Regina Coeli con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. I due ragazzi erano già noti ad Alatri per essere dei violenti, dei picchiatori, dei “bulli” e “attaccabrighe” come li descrive chi li conosce. Mario Castagnacci, 27 anni, aveva fatto il cuoco in un ristorante nel pontino, ma era noto anche per precedenti per droga; Paolo Palmisani, 20 anni, faceva il muratore saltuariamente, ed è stato descritto come un ragazzo “svogliato”, che non aveva voglia di lavorare e pensava più a “fare il gradasso”.

    Lo zio di Paolo lo ha descritto come un ragazzo “magrolino, bulletto come tutti i ragazzi della sua età, magari un po’ di più con qualche bicchierino di troppo. Quello che è successo è colpa delle cattive compagnie“.

    Eppure, in paese tutti li conoscevano: uno dei due, raccontano alcuni testimoni, aveva già preso a calci in faccia un ragazzo la notte di Natale. Tra l’altro, anche il padre dei due ragazzi, sarebbe tra gli indagati: ancora da chiarire il suo ruolo nel pestaggio costato la vita a Emanuele Morganti.