Migranti: Save the Children, autolesionismo e tentativi di suicidio tra bambini in Grecia

A un anno dall'accordo tra Ue e Turchia, minori migranti e rifugiati vivono in condizioni disumane e sono detenuti illegalmente in Grecia

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    Migranti: Save the Children, autolesionismo e tentativi di suicidio tra bambini in Grecia

    Aumento allarmante dei casi di autolesionismo e tentativo di suicidio. Ma anche di aggressività, ansia e depressione. ‘Save the Children’, nel rapporto ‘Tra autolesionismo e depressione – L’impatto devastante dell’accordo Ue – Turchia sui bambini migranti e rifugiati’, lancia l’allarme: sulle isole greche, sono al momento trattenuti 13.200 richiedenti asilo, in condizioni disumane, a un anno dalla firma dell’accordo. Tra i bambini la situazione è drammatica.

    “Con il rapporto, vogliamo descrivere le atroci condizioni in cui l’Europa ha costretto migliaia di famiglie e più di 5mila bambini, rinchiusi in strutture diventate di fatto veri e propri centri di detenzione, a seguito dell’applicazione dell’accordo tra Unione Europea e Turchia nel marzo 2016″. Le conseguenze sono evidenti sulla salute mentale e sulle condizioni generali di benessere dei bambini: “Incidenti e atti di autolesionismo che coinvolgono bambini anche di 9 anni si stanno moltiplicando, e le madri scoprono spesso le ferite sulle loro mani quando li aiutano a lavarsi”.

    Bambini di 12 anni hanno già tentato il suicidio, scatenando un meccanismo di emulazione tra i coetanei: “C’è stata un’impennata, inoltre, nell’abuso di droghe e di alcol, nel tentativo di sfuggire a una realtà insostenibile”. ‘Save the Children’ chiede a Unione Europea e Grecia di intraprendere azioni immediate per porre fine alla “detenzione illegale e ingiustificata dei migranti e dei rifugiati; di decongestionare le isole, trasferendo bambini e famiglie in contesti sicuri; di creare strutture di accoglienza adatte per i 2.100 minori non accompagnati e particolarmente vulnerabili; di trasferire i bambini con problemi di salute mentale in strutture dove possano ricevere cure e assistenze specifiche”.

    Andreas Ring, rappresentante di ‘Save the Children’ in Grecia, si chiede: “L’accordo Ue – Turchia avrebbe dovuto bloccare il flusso di migranti considerati irregolari verso la Grecia, ma a quale prezzo?”. Dice l’Organizzazione: “Molti di questi bambini sono fuggiti da guerra o conflitti per finire in campi che chiamano ‘inferno’, dove si sentono più animali che uomini. Se le condizioni non miglioreranno, ci potremmo ritrovare con una generazione di bambini insensibili a una violenza che considerano normale, ma se si agisce subito, come sottolineano gli esteri, siamo ancora in tempo perché possano riprendersi da questi orrori”. Gli operatori spiegano: “Temiamo che bambini e adolescenti possano sviluppare problemi a lungo termine come depressione, ansia da separazione, angoscia e stress post-traumatico, o anche conseguenze a livello fisico come problemi cardiaci e diabete“.

    A marzo del 2016 fu stipulato l’accordo tra Ue e Turchia sui flussi migratori. Fu stabilito, in particolare, che migranti e profughi sulla rotta balcanica, siriani compresi, saranno rimandati in Turchia senza una richiesta d’asilo presso le autorità greche. Doveva trattarsi di una misura temporanea e straordinaria “per porre fine alle sofferenze umane e ripristinare l’ordine pubblico”. E’ passato un anno da allora.