Terremoto: perché avvengono tante scosse ancora oggi?

Terremoto: perché avvengono tante scosse ancora oggi?

Pur non sapendo perché avvengono i terremoti e perché, ancora oggi, si registrano così tante scosse, la scienza ha dimostrato che l'Italia è un paese ad alto rischio sismico. Pur non sapendo quando, sappiamo di dover convivere con il terremoto, ma a cosa è dovuta questa continua attività sismica? Cosa possiamo fare nell'ottica della prevenzione?

da in Cronaca, Protezione civile, Terremoto
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    Terremoto: perché avvengono tante scosse ancora oggi?

    Il terremoto continua a scuotere l’Italia, ma perché ancora oggi avvengono tante scosse? Le recenti vicissitudini che hanno toccato il Centro Italia hanno fatto registrare anche uno dei terremoti più forti in Italia, con conseguente carico di devastazione e, purtroppo, anche di morte. Il sisma del 24 agosto 2016, le due forti scosse di terremoto del 26 e 28 ottobre 2016 e infine il terremoto del 18 gennaio 2017, con la tragedia dell’hotel Rigopiano hanno messo in ginocchio il cuore del nostro Paese. Le domande a cui la scienza deve rispondere sono ancora molte a partire dal perché avvengono i terremoti e perché tante scosse ogni volta scuotono le zone del cratere sismico, prolungando la paura per giorni, se non mesi. Gli ultimi eventi sismici sono solo la punta dell’iceberg di un problema nazionale. Le scosse che si sono registrate nel corso degli ultimi anni, da Nord a Sud, hanno messo in luce le difficoltà dei diversi territori: nonostante l’Italia sia una terra a forte rischio sismico, la prevenzione non è ancora diventata la parola d’ordine.

    Che i terremoti non si possano prevedere è un dato acquisito dalla scienza. Quello che sappiamo, grazie agli studi e al monitoraggio continuo, è che gran parte del territorio nazionale è ad alto rischio sismico, per la frequenza storica dei terremoti e l’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto.

    Il perché avvengono così tanti terremoti in Italia è presto detto: si tratta della particolare posizione geografica della nostra penisola, situata nella zona di convergenza tra la zolla africana ed eurasiatica, che per questo motivo è sottoposta a forti spinte compressive. La dorsale appenninica fino all’estremo Sud dell’Italia è la zona più a rischio terremoti: i territori compresi sono soggetti a forte attività sismica e lo saranno anche in futuro. Questo spiega anche perché avvengono così tante scosse: la forza emessa dalle spinte tettoniche è così potente da espandersi nel suolo, continuando a provocare eventi sismici fino all’esaurimento della forza stessa.

    Una delle cause dei continui terremoti in Italia, secondo quanto stabilito dall’INGV, è un movimento di estensione dell’Appennino che progressivamente si “allarga” tra il Tirreno e l’Adriatico. La dinamica è la stessa del tremendo terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, di quello del 1997 che colpì l’Umbria e le Marche, e quello del 2012 del Pollino, anche se gli scienziati non hanno ancora confermato se la faglia interessata sia la stessa.

    Se non si può prevenire il terremoto, una cosa però la sappiamo con certezza: in Italia ci saranno sempre terremoti. Per questo è fondamentale puntare sulla prevenzione, a partire dalla mappa della pericolosità sismica, stilata grazie ai dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

    Secondo l’ordinanza n.3274 del 2003, il territorio italiano è stato suddiviso in quattro zone a rischio sismico: la zona 1, la più pericolosa, in cui si registrano i terremoti più forti d’Italia (comprende 708 comuni); la zona 2 in cui si possono verificare forti terremoti (comprende 2.345 comuni); la zona 3 in cui i terremoti sono rari ma possono essere forti (comprende 1.560 comuni); la zona 4, la meno pericolosa, in cui i terremoti sono rari (comprende 3.488 comuni). Nuovi aggiornamenti sono avvenuti nel 2012 con la pubblicazione dell’elenco dei comuni aggiornata da parte della Protezione Civile.

    La suddivisione del territorio si accompagna alle Norme Tecniche per la costruzione, stabilite dal decreto ministeriale del 14 gennaio 2008, entrate in vigore nel 2009, con cui si stabiliscono le norme antisismiche obbligatorie per gli edifici.

    Pur non sapendo per esempio perché il terremoto colpisce spesso la Campania, sappiamo con certezza che la regione è una delle zone a più alto rischio sismico. Eppure, secondo l’ultimo rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, circa il 60% del patrimonio edilizio scolastico regionale è precedente al 1974, anno di entrata in vigore delle norme sulle edificazioni nelle zone a rischio sismico. Solo l’8,4% risulta costruito secondo criteri antisismici e solo nel 31,1% è stata effettuata la verifica di vulnerabilità antisismica a fronte di un 100% di edifici posti in aree a rischio sismico.

    Il terremoto che ha colpito il Centro Italia tra 2016 e 2017 è stato preceduto da altri eventi sismici molto forti che non riempiono le pagine dei giornali ma che dimostrano come l’Italia sia un paese sismico. Uno è quello del 20 gennaio 2014, con la scossa più forte registra alle 8.12 di magnitudo 4.2 sui Monti del Matese, tra il Molise e la Campania. Il sisma è stato sentito nettamente a Campobasso e nei centri della provincia ma anche a Caserta, Benevento e Napoli. L’epicentro si è registrato nei pressi dei comuni di Castello del Matese, Piedimonte Matese e San Potito Sannitico, nel casertano, e di Cusano Mutri nel beneventano.

    Secondo i rilievi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia il sisma è avvenuto a una profondità di 11 chilometri: alla scossa più forte sono seguite altri movimenti di replica di magnitudo 2.6, registrata alle 8.21 e un’altra, più forte, alle 8.55 di magnitudo 3,7. I comuni entro 10 km dall’epicentro sono: Castello del Matese (Caserta), Gioia Sannitica (CE), Piedimonte Matese (CE), San Gregorio Matese (CE), San Potito Sannitico (CE); Cusano Mutri (Benevento) e Faicchio (BN). La scossa è stata avvertita anche a Napoli e nel salernitano.

    Il 29 dicembre 2013 Molise e Campania sono scosse da un terremoto di magnitudo 5: siamo nella stessa zona dell’evento del 20 gennaio. Non è solo il Sud Italia a essere interessato da scosse di terremoto. A novembre è la Liguria, e in particolare Genova, a sentire la terra tremare. Il 22 agosto nelle Marche si registrano scosse, la più forte di magnitudo 4.4, mentre l’11 luglio torna la paura in Emilia Romagna con una scossa di magnitudo 3.9. Toscana e Lunigiana soprattutto avvertono forti scosse, una di magnitudo 5.2 il 21 giugno, una di 3.1 ad aprile, sentita anche a Firenze. Trema la terra anche in Abruzzo il 18 febbraio, e a gennaio è la Sicilia a tremare con una scossa di magnitudo 4.3 tra Catania e Messina.

    Il 2012 ha visto l’episodio più grave, il terremoto in Emilia Romagna tra maggio e giugno: vittime e danni che hanno sconvolto la regione, e in particolare il modenese e il ferrarese. Nel corso dell’anno si sono registrati altri eventi sismici, come a Messina, a fine agosto, o in Irpinia il 27 settembre: qui la paura ha portato per le strade moltissimi cittadini che ancora ricordano il tremendo terremoto del 1980. Paura anche nel Nord Italia a inizio ottobre e nel Pollino, al confine tra Basilicata e Calabria, a fine ottobre: infine Ascoli Piceno, dove il 5 dicembre si è registrata una scossa di magnitudo 4.

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