Nascite in Italia: perché le donne non fanno più figli?

Il nostro paese registra un nuovo storico calo delle nascite ma continua a puntare il dito contro le donne invece di aiutarle

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    L’Istat certifica, ancora una volta, un nuovo storico calo delle nascite in Italia, confermando che le donne italiane non fanno più figli. I dati dell’istituto nazionale di statistica dipingono un quadro in negativo, di un paese dove si fanno sempre meno figli, con un’età media sempre più alta e un’aspettativa di vita in crescita: Italia sempre più un “paese per vecchi“, dunque, e neanche l’arrivo di stranieri riesce a compensare la perdita demografica. I motivi sono tanti e diversi, ma su tutti ne emerge uno: la difficoltà oggi di essere madri nella società italiana. I fattori che incidono su questa sorta di “infertilità generazionale” sono molteplici ma nessuna forza politica ha mai spiegato cosa intende fare per invertire la tendenza, limitandosi a mal riuscite iniziative istituzionali come il Fertility Day: invece che aiutare le donne si preferisce continuare a puntare il dito contro di loro, colpevoli di non fare più figli.

    Il calo demografico è evidente. L’Istat stima al 1° gennaio 2017 la popolazione italiana a 60 milioni 579mila residenti, 86mila unità in meno sull’anno precedente (-1,4 per mille). La natalità si conferma ancora con tendenze al ribasso: il livello minimo delle nascite del 2015, pari a 486mila, è superato da quello del 2016 con 474mila.

    Calano invece i decessi, passati a 608mila, dopo il picco del 2015 con 648mila casi, in linea con la tendenza all’aumento dovuta all’invecchiamento della popolazione. Questo però non basta a colmare il saldo naturale (nascite meno decessi) che, per il 2016, regista il valore negativo di -134mila, il secondo maggior calo di sempre, superiore soltanto a quello del 2015 (-162mila).

    Il calo è vistoso e non bastano neanche gli immigrati a riempirlo: il saldo migratorio estero nel 2016 è pari a +135mila, simile a quello dell’anno precedente ma, rispetto a quest’ultimo, è determinato da un maggior numero di ingressi (293mila), e da un nuovo massimo di uscite (157mila). Per gli italiani, il saldo è doppiamente negativo, sia per quello naturale (-189mila) che per gli italiani che decidono di rimanere all’estero (-80mila).

    Questo comporta un innalzamento dell’età media della popolazione, fissata dall’Istat al 1° gennaio 2017 a 44,9 anni, mentre scende anche la fecondità totale, passata a 1,34 figli per donna (da 1,35 del 2015): il dato è dovuto al calo delle donne in età feconda, per le italiane e al processo d’invecchiamento per le straniere: sale, anche se di poco, l’età media al parto, a 31,7 anni. Nel frattempo, sale la speranza di vita, con una media di 80,6 anni per gli uomini e di 85,1 anni per le donne.

    Perché le donne italiane non fanno figli

    I nuovi dati Istat raccontano un paese sempre più vecchio, dove il ricambio generazionale è in negativo, con tutte le conseguenze del caso. Di questa situazione di solito si tende a dare la colpa alle donne che fanno meno figli rispetto al passato e, quando li fanno, preferiscono aspettare, e farli in età più avanzata. Il quadro è il solito: le donne sono egoiste perché pensano più a loro stesse che a mettere su famiglia, antepongono la carriera ai figli e spesso non li vogliono nemmeno.

    È un pensiero strisciante nella nostra società, inutile negarlo: la colpa è sempre delle donne, mai della società e, nello specifico, della politica (settore tra l’altro che non brilla per uguaglianza di genere visto che l’Italia non ha mai avuto un capo del governo o della Repubblica donna).

    Se in Italia si fanno meno figli è perché le donne sono lasciate da sole. Il primo problema riguarda il lavoro o meglio la sua mancanza soprattutto nei giovani, la fascia d’età che dovrebbe procreare.

    I dati sulla disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni è risalito al 40,1% nel 2017, il dato nazionale è del 12% con gli over 50 che trovano più lavoro degli under 30: se vuoi avere figli dovresti avere un modo per mantenerli, ma trovare un lavoro stabile (con cui ottenere per esempio un mutuo, finanziamenti o solo progettare il futuro e non contare i soldi alla settimana) per i più “fertili” è una vera odissea.

    Così, molti giovani italiani vanno all’estero per lavorare e realizzarsi, avendo così tempi più lunghi anche solo per pensare di mettere su famiglia: come ha confermato l’Istat, la maggior parte di chi parte non torna e, al massimo, fa figli all’estero.

    Per le donne la situazione è anche peggio. Nel 2016 l’Italia, insieme alla Grecia, era all’ultimo posto per tasso di occupazione femminile in Europa, il 47% contro il 60 della media del Vecchio Continente. Per salire in classifica, nel nostro paese avrebbero dovuto lavorare o tornare al lavoro 2,7 milioni di donne, cosa che non è avvenuta.

    Si fanno meno figli perché non si trova lavoro e anche perché, una volta avuti, si è da soli. Conciliare lavoro e famiglia per una donna italiana è un’impresa titanica, senza asili o strutture di sostegno: l’ultimo dato registrato lo scorso anno dall’Istat indicava per la copertura dei nidi meno del 13%. Senza la famiglia, la prima fonte di sostentamento dei giovani italiani, è quasi impossibile conciliare figli e un classico lavoro da 8 ore al giorno, figurarsi immaginare una carriera.

    Guai poi a dire che non si desiderano figli, come legittimamente fanno molte donne, svincolando l’essere donna dall’essere madre. Siamo alle solite: se non si fanno figli è colpa delle donne, ma guai a dire che i veri responsabili sono altri.