Adozioni gay, a Trento sentenza storica: due papà per due gemelli

Per la prima volta in Italia viene riconosciuto il legame con il padre non biologico nel certificato di nascita

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    Adozioni gay, a Trento sentenza storica: due papà per due gemelli

    Una sentenza storica, destinata a cambiare il corso del dibattito sulle adozioni per le coppie gay e il riconoscimento del legame tra genitori non biologici e figli nati con la procreazione assistita. Il Tribunale di Trento il 23 febbraio 2017 ha detto sì al certificato di nascita con due papà per due gemelli nati negli Stati Uniti con la maternità surrogata nell’ambito del progetto di genitorialità omosessuale. Il primo a dare la notizia è stato il sito www.articolo29.it che sottolinea l’importanza della decisione, definita “storica”: per la prima volta in Italia viene applicata dalla magistratura ordinaria la sentenza della Corte di Cassazione sulla trascrizione nell’atto di nascita italiano di entrambi i genitori dello stesso sesso già riportati in quello straniero. La sentenza di Trento dà così efficacia giuridica “al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico”: per la prima volta nel nostro Paese un tribunale stabilisce che il legame familiare vale più di quello biologico.

    La sentenza del tribunale di Trento ha scatenato la polemica politica tra favorevoli e contrari alla maternità surrogata e all’adozione per coppie gay. Il tema è molto complesso in Italia, come abbiamo avuto modo di vedere durante il dibattito sulla stepchild adoption, poi stralciata dal ddl Cirinnà sulle unioni civili.

    Mentre la politica rimaneva ferma, è stata la magistratura a correre in aiuto delle famiglie arcobaleno, cioè i nuclei familiari con genitori dello stesso sesso, che oggi devono affrontare i tanti problemi legati al mancato riconoscimento legislativo del figlio non biologico.

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    Il primo a esultare per la sentenza è stato Nichi Vendola che ribadisce l’importanza della sentenza definendola una “pagina storica per i diritti delle famiglie arcobaleno. Quando un figlio lo cresci, lo curi, lo ami: allora sei padre, madre, genitore”, si legge in un tweet.

    La sentenza di Trento non è la prima che la magistratura emette sentenze a favore di genitori omosessuali ma segna un precedente fondamentale per il proseguimento del dibattito politico. La Cassazione aveva già stabilito con la sentenza 19599 del 21 giugno 2016, depositata il 30 settembre, che l’atto di nascita estero, in cui risultava che il figlio era di due madri seppur partorito da una delle due donne con ovodonazione, andava replicato anche in Italia. Al centro della sentenza della Cassazione, c’è l’interesse del minore che ha il “diritto a conservare lo status di figlio” nei confronti di entrambe le madri, già riconosciuto in Spagna (dove è nato): il mancato riconoscimento nel paese d’origine di una delle due madri, dove la coppia ora risiede, provocherebbe “incertezza giuridica” che, scrivono i giudici, “influirebbe negativamente sulla definizione dell’identità personale del minore”.

    Lo stesso ragionamento è alla base della decisione del tribunale di Trento che ha riconosciuto valido il certificato di nascita di due gemelli, nati con la procreazione assistita in maternità surrogata negli Stati Uniti, con l’indicazione di due padri.

    Due i punti chiavi di questa sentenza. Il primo riguarda l’applicazione di un provvedimento straniero non previsto nell’ordinamento italiano: trattandosi di minori, i giudici hanno fatto prevalere la “tutela dei diritti fondamentali dell’uomo (in questo caso, del minore) come garantiti dalla Costituzione italiana e dai principali documenti internazionali in materia”.

    Il secondo è l’esigenza di dare al minore continuità dello status filiale nei confronti di entrambi i genitori che è “fondamentale elemento della loro identità familiare”, ritenendo “assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all’estero rispetto al diritto del minore al riconoscimento dello status filiale”. In particolare, la sentenza mette nero su bianco che essere genitori “si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire” e non è fondato solo sul legame biologico. Insomma, una famiglia è basata sull’amore e sulla cura dei figli, qualunque sia il sesso dei genitori.