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Dj Fabo morto: quei cattolici che «è un vigliacco, non un eroe»

Dj Fabo morto: quei cattolici che «è un vigliacco, non un eroe»

Le critiche da parte degli ultracattolici contrari all'eutanasia

da in Cronaca, News Cronaca
    Dj Fabo morto: quei cattolici che «è un vigliacco, non un eroe»

    La morte di dj Fabo non è stata accolta bene da parte del mondo cattolico. Come prevedibile non sono mancate le critiche verso Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni, che ha accompagnato Fabiano Antoniani in Svizzera per porre fine alle sue sofferenze, così come è ripartita la polemica contro l’eutanasia.

    EUTANASIA: IN ITALIA È LEGALE SOLO SOFFRIRE FINO A PERDERE LA DIGNITÀ

    Le parole più dure sono arrivate da Francesca Immacolata Chaouqui, coinvolta nello scandalo Vatileaks, una dei “corvi” processati in Vaticano con l’accusa di aver passato carte segrete della Santa Sede ai giornalisti. «DJ Fabo è un vigliacco, non un eroe. Gli eroi sono quelli che restano, quelli che sperano, quelli che nonostante tutto vanno avanti senza mollare mai», accusa su Facebook, dopo aver lodato tutti quei disabili che, pur trovandosi in situazioni difficili, non si arrendono. Come si può dare del vigliacco a un uomo diventato cieco e tetraplegico dopo un grave incidente, e costretto a restare attaccato alle macchine su un letto e senza vedere più nulla?

    Mario Adinolfi, il cattolico fondamentalista a capo del Popolo della Famiglia, almeno ha evitato accuse e apprezzamenti verso dj Fabo, limitandosi alla polemica contro l’eutanasia. Polemica dura, visto che ha scomodato il führer: «Hitler almeno i disabili li eliminava gratis».

    «Adesso l’emergenza nazionale è la legge pro morte. Solito trucchetto del caso lacrimevole sparato ovunque», attacca sempre su Facebook la scrittrice Costanza Miriano, che linka un articolo con l’appello lanciato (invano) a dj Fabo da Matteo, un ragazzo di 19 anni con una disabilità gravissima, condannato alla carrozzella e a non poter fare niente senza l’aiuto degli altri: «Voglio rispondergli perché io conosco bene la fatica di vivere in un corpo che non ti obbedisce in niente. Voglio dirgli che noi persone cosiddette disabili siamo portatori di messaggi molto importanti per gli altri, noi portiamo una luce. Anch’io a volte ho creduto di voler morire, perché spesso gli altri non ci trattano da persone pensanti ma da esseri inutili. È vero noi due non possiamo fare niente da soli, ma possiamo pensare e il pensiero cambia il mondo. Fabo, noi siamo il cambiamento che il mondo chiede per evolvere».

    Intervenuta anche Paola Binetti, parlamentare ultracattolica dell’Udc: «La morte di dj Fabo in Svizzera non deve essere strumentalizzata. La storia di Fabo che sul piano personale merita tutta la comprensione di cui ognuno di noi è capace, corre il rischio di complicare ulteriormente l’iter della legge, invece di accelerarlo come molti vorrebbero e come molti articoli lasciano trapelare più o meno apertamente. Nessuno intende aprire la porta a questa pratica che va contro il diritto alla vita e non risponde a criteri di solidarietà». Anche se la legge sul testamento biologico fosse già stata approvata, spiega la Binetti, «Fabo non avrebbe in alcun modo potuto accedere all’eutanasia come è avvenuto in Svizzera».

    «La morte di un uomo è sempre una sconfitta.

    Nel caso di dj Fabo non perché l’Italia non gli ha dato la possibilità di morire ma perché nessuno di noi è stato in grado di offrirgli una ragione per andare avanti e sfuggire alla disperazione. Da qui, forse, bisogna ripartire: di fronte al dolore, al limite, alla sofferenza una società davvero civile non dà l’eutanasia ma si sforza di dare un senso alla fragilità»: così in un articolo Famiglia Cristiana commenta la morte di dj Fabo.

    «Tutto questo mi rattrista molto. Deve rattristarci tutti, e anche interrogarci – afferma monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita – Ogni volta che si pone termine a una vita, o ci si propone di farlo, è sempre una sconfitta amara: sia per chi dice “non ce la faccio più” sia per una società che si rassegna all’impotenza». La legge italiana, attacca, «non può per sua natura regolamentare situazioni così drammatiche», alimentando il rischio di creare «la cultura dello scarto di cui parla il Papa».

    Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano, attacca l’associazione Luca Coscioni che «ancora una volta si dimostra un esperto imbattibile nell’opera di sciacallaggio. È sotto gli occhi di tutti il tentativo di sfruttare l’umana tragedia di dj Fabo per condizionare il dibattito parlamentare sul consenso informato e sulle Dat. L’uso strumentale del caso è ancor più evidente se si pensa che, a differenza di quanto avviene in Svizzera, la legge in discussione in Italia avrebbe consentito di lasciar morire dj Fabo di stenti, ossia per disidratazione e denutrizione, e non certo per suicidio assistito farmacologico».

    Anche Alberto Gambino, presidente di “Scienza e Vita”, strumento ideato dalla Cei per unire le associazioni cattoliche impegnate sul tema della vita, ha attaccato la presunta strumentalizzazione della tragedia del dj: «Rispettoso silenzio sul dramma vissuto da dj Fabo e dalla sua famiglia, con l’auspicio che nessuno voglia strumentalizzare quanto accaduto. Non c’entra nulla la legge sul fine vita, perché il testo non parla di suicidio assistito, ma di eutanasia passiva nell’ottica delle dichiarazioni anticipate di trattamento di malati terminali. In questo caso c’entra invece una disabilità gravissima e in Italia vige il principio di solidarietà che si attua con il prendersi cura delle disabilità. In Svizzera invece si privilegia l’autodeterminazione assoluta».

    A commentare la fine di dj Fabo anche il “collega” dj Aniceto, famoso per le battaglie antidroga ma anche per le sue posizioni provocatorie e conservatrici: «Anche di fronte alla vita o alla morte, non esistono giudici o sentenze, politica o politicanti, favorevoli o contrari. Esiste solo la Fede. Trovo assurdo che si tolga cibo ed acqua ad una persona che è completamente indifesa sia psicologicamente che fisicamente, per darle farmaci e sedativi per farla morire. Qualunque tipo di vita va difesa. Finché c’è l’ultimo respiro».

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