Suicidio di Lavagna, il generale Renzo Nisi: ‘Non rifarei più quel blitz antidroga’

Suicidio di Lavagna, il generale Renzo Nisi: ‘Non rifarei più quel blitz antidroga’

'Sarebbe stato d'aiuto un supporto psicologico', ha dichiarato il comandante

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    Suicidio di Lavagna, il generale Renzo Nisi: ‘Non rifarei più quel blitz antidroga’

    Dopo lo scioccante suicidio di Lavagna, in provincia di Genova, che ha visto un ragazzino di 16 anni togliersi la vita, durante una perquisizione della Finanza in casa, è arrivata la pesante dichiarazione del generale Renzo Nisi, il comandante provinciale della Guardia di finanza di Genova, che ha coordinato proprio quella perquisizione: ‘Potendo tornare indietro, avrei rifatto quel blitz? Umanamente, dico di no’.

    Il generale Nisi, sente sulle sue spalle il peso della morte del ragazzo suicida di Lavagna: ‘Col senno di poi immaginerei sicuramente un intervento diverso, con un supporto psicologico presente in casa. Penserei a una soluzione alternativa, ci sto ragionando tutti i giorni. Conoscendo l’esito tragico di quel servizio, adesso dico che era meglio non farlo’, sono le valutazioni fatte a posteriori sul suicidio di Lavagna, nel corso di un’intervista rilasciata dal comandante a Il Giorno.

    Nonostante abbiano attuato le strategie migliori per tutelare il minorenne, morto suicida ‘il risultato non ci ha dato ragione, non siamo tranquilli. Ci sentiamo profondamente colpiti e dispiaciuti. Fare il massimo non è bastato, si può pensare di mettere più forze in campo’. Anche se normalmente non avviene, forse, ha sottolineato Nisi, avrebbe avuto senso coinvolgere anche uno psicologo in questa particolare situazione.

    Anche se poi, nella realtà non sarebbe stata una cosa semplice da organizzare: ‘Non sarebbe agevole per i costi e l’organizzazione del lavoro, ma si può immaginare uno psicologo del pronto intervento che ci affianchi in situazioni in cui sono coinvolti minorenni’.

    Dal canto suo, il procuratore dei minori della Liguria, Cristina Maggia, ha dichiarato che se fosse stata interpellata, avrebbe sicuramente sconsigliato la perquisizione e forse oggi non staremmo a parlare del suicidio di Lavagna: ‘Non entro in polemica con il procuratore: noi operiamo strada per strada, con la gente e per la gente. Le decisioni vanno prese nell’arco di un attimo e ci appelliamo alla professionalità. Se si giudica in base al risultato, anche la vita di ognuno di noi è da rivedere’.

    La Finanza è intervenuta, in seguito alla richiesta di aiuto da parte di Antonella Riccardi, la madre adottiva di Giò, il ragazzo di Lavagna che si è suicidato: la donna si era recata in caserma intorno alle 10.30 e aveva raccontato agli agenti che il figlio aveva manifestato improvvisamente diversi problemi nella vita di tutti i giorni. ‘Lei temeva facesse uso di stupefacenti. Aveva cattive frequentazioni e andava male a scuola, mentre prima era uno dei migliori della classe ed era molto ben inserito nel tessuto sociale tra paese e calcio.

    Questo è stato il grido di disperazione della madre’, racconta il comandante, che prosegue spiegando nel dettaglio come poi hanno operato: ‘Alla prima occasione utile dovevamo capire se usava o meno droghe. All’uscita da scuola, alle 13.30 una pattuglia in borghese, d’accordo con la mamma, lo ha fermato. Lui ha risposto tranquillamente alle nostre domande, trovando anche una scusa molto fantasiosa: l’hashish l’ho trovato nel bagno della stazione’.

    Esiste una spiegazione per il suicidio di Lavagna, per quel gesto improvviso? Renzo Nisi ha replicato con totale sconforto: ‘Non lo so, me lo sto chiedendo in tutti questi giorni e soprattutto ieri, al funerale quando ho visto l’enorme partecipazione per l’addio. Quel ragazzo era inserito ovunque, aveva amici, conoscenti, compagni di squadra. Non si spiega, è imponderabile’.

    Cosa devono fare dunque i genitori che si trovano a dover gestire i problemi di droga dei figli? Il comandante Nisi, con totale onestà, ha risposto che è il primo a temerli, essendo padre di due giovani ragazzi: ‘Una ricetta non c’è, ma ammiro il comportamento della famiglia di Giò, che quando l’ha ritenuto opportuno si è rivolta allo Stato per chiedere aiuto. La loro scelta è stata giusta, l’esito era imponderabile. Se la gente non si rivolge allo Stato nel momento del bisogno, la società perde il suo valore. In questi giorni ho sentito di tutto, tranne che la fiducia nello Stato. Noi aiutiamo chi ha bisogno’.


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