La metropolitana di Roma compie 62 anni: perché non è più l’orgoglio della Capitale

Tra lunghe attese e borseggiatori, ecco cosa non funziona della prima metro italiana

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    La metropolitana di Roma compie 62 anni: perché non è più l’orgoglio della Capitale

    La metropolitana di Roma compie 62 anni. Tanto è passato da quel 9 febbraio del 1955, quando fu inaugurata la prima tratta dalla stazione Termini all’Eur. Quella che sarebbe poi diventata la Linea B. La metropolitana della Capitale fu la prima in Italia (anche se molti hanno conferito questo onore alla Ferrovia Cumana di Napoli): simbolo, all’epoca, di un Paese alle prese con il boom economico, con lo sviluppo e l’innovazione. Oggi questa metro è invece uno dei simboli di una Capitale che, sul piano dei trasporti pubblici, funziona male.

    I lavori della metro di Roma erano cominciati nel 1938, in piena epoca fascista. Il progetto prevedeva un collegamento veloce tra la stazione Termini e il nuovo quartiere residenziale che stava per nascere, l’Eur. Con la guerra i lavori erano stati bloccati, per riprendere nel 1948. La tratta Termini-Eur Fermi fu inaugurata nel 1955. Quel 9 febbraio fu grande festa: a tagliare il nastro fu, accanto al sindaco Salvatore Rebecchini, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Venne effettuata la corsa inaugurale che permise al treno di attraversare la Capitale in soli 14 minuti. L’Istituto Luce parlò di «leggenda divenuta realtà»: ecco il suggestivo video in bianco e nero che racconta quella storica giornata.

    Negli anni sessanta cominciarono i lavori per collegare Roma Sud (Cinecittà) al centro (quartiere Prati). Nel 1980 venne inaugurata così la Linea A, tra Anagnina e Ottaviano. Nei decenni successivi le linee sono state estese fino ad arrivare a Battistini (Linea A) e Laurentina (Linea B). Sono state costruite infine la Linea B1 (da piazza Bologna fino a viale Ionio) e la famigerata Metro C.

    LaPresse

    La Metro C di Roma

    La linea C merita un discorso a parte: nei piani originali avrebbe dovuto collegare l’estrema periferia sud-est, fuori dal raccordo anulare, alla periferia nord-ovest, passando per il centro storico (da piazza Venezia al Vaticano) fino alla zona dello Stadio Olimpico e oltre. Un’opera monumentale che avrebbe rappresentato una svolta per la mobilità. Dopo anni e anni di intoppi, cantieri infiniti, varianti in corso d’opera, ma soprattutto miliardi di euro bruciati, la Metro C è stata finalmente inaugurata. Peccato che ad oggi colleghi solo il comune di Monte Compatri (periferia sud-est appunto, vicino ai Castelli Romani) al capolinea Lodi, nel quartiere di San Giovanni. Al momento, in attesa che si arrivi almeno ai Fori Imperiali, si tratta di una grossa incompiuta, nonostante l’alta tecnologia usata (basti pensare al conducente automatico). Vero che la linea permette a chi abita fuori Roma di raggiungere il centro in un tempo breve, ma il problema è che l’attuale capolinea Lodi non è un nodo di scambio con le altre linee. Ciò vuol dire che il pendolare è costretto a tornare in superficie e aspettare gli autobus. Per risolvere il problema bisognerà almeno aprire la fermata di San Giovanni (interscambio con la Linea A).

    Cosa non funziona della metropolitana di Roma?

    Il primo problema è l’estensione: le linee della metro non riescono a coprire il vasto territorio della Capitale. Interi quartieri (soprattutto a nord) restano del tutto scoperti. Il risultato è un traffico infernale che abbassa gli standard di vita. Mettersi al passo con le grandi capitali europee come Londra, o come Milano, è difficile: ai soliti ostacoli di natura burocratica e politica (tempi eterni e malaffare) vanno aggiunti quelli di natura archeologica. Scavare in una città come Roma non è obiettivamente semplice.

    Il servizio non garantisce una qualità elevata, in particolare negli ultimi tempi, riguardo tempi di attesa e numero di convogli. Meglio la Linea A, da questo punto di vista. Nella Linea B i tempi di attesa sono generalmente più lunghi e circolano ancora i treni vecchi.

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    I baby borseggiatori della metro di Roma

    La sicurezza latita. Le stazioni con più alta frequenza di turisti (da Ottaviano San Pietro a Termini sulla Linea A, da Termini a Piramide sulla B) sono da anni e anni terra di conquista per baby borseggiatori. Ragazzine e ragazzini, quasi sempre di etnia rom, borseggiano impunemente turisti e non solo, forti della legge che li protegge (in quanto minorenni), della rassegnazione, dell’impotenza e della paura degli agenti di sicurezza e del personale Atac (sperando non si tratti anche di connivenza). Questo è solo uno degli innumerevoli articoli pubblicati dal sito Roma fa Schifo su un fenomeno ormai famoso anche all’estero, tanto che i media stranieri sono arrivati a mettere in guardia i loro cittadini in procinto di visitare Roma. La metropolitana di Roma, insomma, da orgoglio a vergogna della Capitale d’Italia.