Bullismo e cyberbullismo, l’avvocato a NanoPress.it: «Cosa cambia con la nuova legge» [INTERVISTA]

Francesca Passerini, fondatrice DDiritto, su tutela vittime e ruolo della scuola

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    Bullismo e cyberbullismo, l’avvocato a NanoPress.it: «Cosa cambia con la nuova legge» [INTERVISTA]

    In occasione della prima Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, NanoPress ha intervistato l’avvocato Francesca Passerini. Da sempre sensibile alle problematiche connesse al mondo femminile e alle violenze sui minori, nel 2013 ha fondato DDiritto, primo programma formativo per la prevenzione della violenza di genere. L’avvocato ci ha spiegato quali sono le differenze tra bullismo e cyberbullismo e l’importanza del disegno di legge per il contrasto al cyberbullismo che, se verrà approvato, introdurrà nuovi strumenti a tutela delle vittime. Ha inoltre ribadito il ruolo fondamentale della scuola nella prevenzione.

    IL CYBERBULLISMO È DILAGATO, FRA IL SILENZIO DELLA STAMPA E LA NEGLIGENZA DELLA POLITICA

    La ricorrenza della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo non a caso coincide con il Safer Internet Day, la giornata per la sicurezza in rete, ideata nel 2004 dall’Unione Europea proprio per richiamare l’attenzione sui pericoli di Internet. Tematiche molto delicate, soprattutto di fronte ai dati della polizia postale: nel 2016 sono stati denunciati 235 casi di cyberbullismo (88 casi di minacce, ingiurie e molestie; 70 furti d’identità digitale; 42 casi di diffamazione online; 27 casi di diffusioni di materiale pedopornografico; 8 casi di stalking). Il vero problema restano però le tante situazioni ignote alle autorità perché le vittime non le denunciano. Situazioni che spesso sfociano in tragedie, come nei casi di suicidio. Ed è anche per infondere coraggio alle vittime che è nata l’associazione DDiritto.

    Avvocato Passerini, con che spirito è nata questa associazione, e in che modo si occupa di bullismo?

    La scuola DDiritto è nata per dare informazioni su fenomeni come bullismo, cyberbullismo e violenza sulle donne, con lo spirito di fare prevenzione. È importante innanzitutto sapere che ruolo si ricopre: nel bullismo, ad esempio, il bullo è la persona che compie l’atto, la vittima chi lo subisce e gli osservatori coloro che fanno parte della banda e assistono al fenomeno.

    Per la legge, quando si parla di bullismo? Qual è il confine tra scherzo di cattivo gusto e bullismo vero e proprio?

    Il confine è la reiterazione. Lo scherzo, come si dice, è bello perché dura poco. Il bullismo invece comporta un’aggressione o una molestia reiterata dal singolo o dal gruppo, al fine di provocare nella vittima ansia e paura. Ci devono essere vessazioni continuate e che provocano conseguenze nella persona.

    Quali sono le differenze tra cyberbullismo e bullismo?

    Il cyberbullismo si manifesta attraverso la rete, con la diffusione di notizie false, pettegolezzi, registrazioni, foto o video che screditano e offendono l’onore, il decoro e la reputazione delle vittime. Nel cyberbullismo la violenza può essere anche non reiterata: può avvenire una sola volta ma con effetto a cascata e conseguenze ancor più preoccupanti sulla vittima. Nel bullismo la violenza è fisica, nel cyberbullismo non è fisica ma, pensiamo alla diffamazione e alle minacce, più psicologica.

    Visto il potere della rete, possiamo dire che il cyberbullismo è il bullismo all’ennesima potenza?

    Certamente. Il cyberbullismo garantisce inoltre l’anonimato. Il bullo a scuola si sa chi è, lui stesso vuole farsi riconoscere, la rete favorisce invece l’anonimato.

    Come mai? Non si dovrebbe poter risalire sempre a chi ha diffuso un contenuto sul web?

    Sì, ci sono i mezzi di legge che lo consentono, tramite l’azione della polizia postale. Ma sono mezzi lenti. L’effetto immediato è l’anonimato: spesso la vittima non sa nemmeno da chi è partita la diffamazione. Se la legge sul cyberbullismo verrà approvata si potrà arginare il fenomeno e tutelare le vittime in modo semplice e immediato.

    Cosa prevede questo disegno di legge?

    Il ddl introduce la figura del professore sorvegliante a scuola, un addetto al contrasto e alla prevenzione che potrà rapportarsi con la polizia. Introduce l’ammonimento da parte del questore ai bulli e la possibilità di oscurare entro 24 ore dai social i contenuti incriminati. Occorre però che gli stessi social possano essere messi in condizione di oscurare un contenuto in così breve tempo, non è semplice.

    A livello legale, la giustizia italiana come tutela le vittime di bullismo?

    Se passa il ddl, il bullo over 14 anni, accompagnato dai genitori, si presenterà dal questore che provvederà all’ammonimento, fino al compimento dei 18 anni di età. L’ammonimento consiste in un monitoraggio del soggetto e nell’eventuale supporto anche con percorsi terapeutici nei casi di disturbi psicologici.

    Dopo i 18 anni non si parla più di bullismo?

    Dopo i 18 anni l’autore della violenza, essendo maggiorenne, ne risponde personalmente davanti alla legge ed entrano in gioco i reati veri e propri.

    La vittima deve dimostrare di aver subito bullismo?

    Certamente, la vittima deve dimostrare gli episodi subiti e se questi hanno portato a conseguenze come disturbi di condotta e rendimento scolastico. Deve dimostrare, ad esempio, che i disturbi di ansia o fisici sono stati causati o comunque maggiorati dai bulli.

    Il bullismo è sintomo di altri disagi, quali?

    Non sempre la causa è nel contesto familiare, a volte il bullo è colui che vuole solo attirare l’attenzione su di sé, a volte soffre di disturbi di personalità. Questo vale anche per la vittima: se soffriva già di disturbi psichici, ad esempio, può succedere che possa scambiare un semplice scherzo per bullismo, perché lo ha vissuto in modo esagerato.

    La scuola fa abbastanza nella prevenzione e nel contrasto al bullismo?

    Fondamentale è il ruolo della scuola, fondamentale è che tutto l’ambiente scolastico faccia attenzione, perché i campanelli di allarme ci sono e bisogna saperli ascoltare. Anche perché spesso la famiglia non li sa ascoltare. La scuola è da sempre responsabile, ma ultimamente troppi professori si lamentano dell’aggressività dei ragazzi e fanno poco per la prevenzione. Con la nuova legge viene proprio introdotta la figura di un responsabile, un professore scelto dal corpo docente che accetta l’incarico e ne è responsabile. È un compito da svolgere con attenzione, assiduità e con una preparazione adeguata. Non è semplice, bisogna fare corsi di aggiornamento e una preparazione specifica, ed è questa la mission della nostra scuola DDiritto.