Anno Giudiziario, i magistrati: «Giustizia al collasso e infiltrazioni mafiose»

Allarme a Milano, Torino, Roma e Napoli (e non solo)

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    Giustizia al collasso e infiltrazioni mafiose in aumento nelle grandi città: questo l’allarme lanciato dai magistrati in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. A Milano il personale non basta e la mafia è in aumento. Torino è diventata terra delle ‘ndrine calabresi. A Roma la mafia c’è, eccome se c’è, ma non domina la città. E a Napoli il sindaco invoca l’intervento dello Stato per fermare le “stese” e gli omicidi.

    I TEMI AFFRONTATI PER L’ANNO GIUDIZIARIO

    Milano: «Giustizia al collasso e infiltrazioni mafiose»

    A lanciare l’allarme a Milano è il Procuratore generale Roberto Alfonso: «L’amministrazione della giustizia resta al collasso» a causa di mancanza «del personale amministrativo». «Invochiamo un intervento urgente e serio del Governo affinché esso adotti tutti i provvedimenti necessari per il buon funzionamento della Giustizia. Non si può non osservare che, a fronte di una crisi ormai cronica, tutto ciò che rimane è un bando di concorso per l’assunzione di 800 assistenti giudiziari». Nonostante «la situazione di disagevole, estrema difficoltà in cui versano gli uffici giudiziari del distretto a causa delle persistenti, anzi aggravate, vacanze di organico», a Milano «è stato garantito il funzionamento dignitoso dell’attività giudiziaria».

    L’altra grossa questione sollevata da Alfonso è la presenza sempre più ingombrante della criminalità organizzata, con riferimento all’inchiesta della Dda milanese sulle infiltrazioni nella Fiera di Milano, un fatto «assai grave per la città». Ha parlato poi dell’inchiesta sulla ‘ndrangheta a Milano, sul «ricorso all’attività corruttiva per condizionare gli atti dell’amministrazione comunale», un «metodo corruttivo che non è una rinuncia al tradizionale metodo mafioso ma è una modalità di esso più raffinata».

    Piemonte «terra di conquista» delle mafie

    Il Piemonte è «terra di conquista» delle mafie. Lo ha detto il presidente della Corte d’appello di Torino Arturo Soprano. Si sono radicate, avverte, «potenti e incontrastate cellule malavitose bene inserite nel tessuto economico e sociale, con un elevato numero di affiliati e compiacenti esponenti del mondo politico e della pubblica amministrazione e chiari coinvolgimenti di spavaldi criminali nella realizzazione di grandi opere, con riferimento a rilevanti progetti per la ristrutturazione di importanti edifici a Torino e altre città».

    Sulla giustizia al collasso: «Non occorrono riforme dettate dall’emergenza del quotidiano, ma riforme di ampio respiro, razionali e coraggiose, con un progetto che non sia diretto soltanto a trasformare la magistratura in un’impresa e regolare i suoi prodotti in termini esclusivamente aziendali. Non è più pensabile che la soluzione della crisi che affligge la giustizia sia affidata in assenza di riforme radicali, allo spirito di sacrificio e alla abnegazione dei magistrati».

    GLI INTERESSI DELLA ‘NDRANGHETA AL NORD

    Roma: «La mafia c’è ma non domina tutta la città»

    Giovanni Salvi, procuratore generale della Corte di appello di Roma, ha lanciato l’allarme sul potere delle «mafie storiche e delle nuove criminalità». «Anche nel nostro territorio – ha affermato – operano organizzazioni di tipo mafioso che costituiscono una variabile molto importante delle dinamiche criminali che vi si registrano, anche se la questione mafia a Roma non è certamente esaustiva di tutta la questione criminale, né può dirsi che la mafia domini Roma. Essa continua ad apparire piuttosto come una realtà estremamente variegata, che riflette la complessità del territorio capitolino». Salvi ha poi parlato delle nuove organizzazioni criminali, come quella dedita al traffico di migranti con base in Libia sgominata recentemente.

    «Da molti anni Roma non è più il porto delle nebbie, come venne battezzata in un periodo oscuro della nostra storia», ha aggiunto il presidente della corte d’appello Luciano Panzani nella sua relazione. «Roma deve diventare il luogo in cui l’amministrazione della giustizia rappresenta una risorsa e non un problema. Ad oggi sono 47mila procedimenti penali pendenti, di cui 22.500 prescritti o condannati alla prescrizione».

    Napoli: «Lo Stato interrompa le stese»

    Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Napoli è intervenuto il sindaco Luigi de Magistris, che ha chiesto allo Stato più uomini. «Le stese sono particolarmente allarmanti e vanno affrontate soprattutto con gli strumenti preventivi e repressivi dello Stato. Allo Stato bisogna chiedere di interrompere le stese». Le stese sono gli spari all’impazzata, a scopo intimidatorio, in costante aumento in una città partenopea asfissiata dalla Camorra. Argomento di recente scambio di battute al vetriolo tra De Magistris e lo scrittore Roberto Saviano.

    «Da tantissimo tempo chiedo più mezzi, risorse umane e materiali al governo centrale – ha affermato il sindaco -, non fu sufficiente la risposta dell’esercito, lo abbiamo detto un anno, fa nonostante le dichiarazioni roboanti dell’allora ministro dell’Interno. Noi stiamo dando il massimo sul piano della cultura e del sociale, però di fronte alle stese e agli omicidi devono intervenire le forze dell’ordine ordinarie e la magistratura, che a Napoli fanno un compito eccellente, ma evidentemente vanno anche rafforzate».