Perché è stato arrestato Aldo Milani, coordinatore nazionale del sindacato SiCobas?

L'arresto è avvenuto a Modena, lavoratori sul piede di guerra

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    Perché è stato arrestato Aldo Milani, coordinatore nazionale del sindacato SiCobas?

    Perché è stato arrestato Aldo Milani, coordinatore nazionale del sindacato SI COBAS? Quali sono le accuse nei suoi confronti e perché è stato fermato insieme a lui anche un altro esponente nazionale di spicco del sindacato? A fermare Aldo Milani e portarlo in carcere è stata la polizia di stato di Modena. Alla notizia del suo arresto il sindacato ha proclamato immediatamente lo stato di mobilitazione nazionale e proteste sono partite in molte città. Il Si Cobas è un sindacato molto combattivo, noto per diverse proteste portate avanti nei magazzini della logistica (Ikea in primis) in diverse città dell’Emilia-Romagna, da Modena a Bologna passando per Piacenza. (foto da Facebook)

    Il segretario nazionale del Si Cobas, Aldo Milani è stato tratto in arresto in flagranza di reato dai poliziotti della Questura di Modena giovedì 26 gennaio, con l’accusa di estorsione aggravata e continuata nei confronti di un noto gruppo industriale del modenese attivo nel settore della lavorazione delle carni.

    Gli agenti della squadra mobile modenese avrebbero sorpreso Milani insieme ad un altro esponente del sindacato mentre stavano incassando una parte della somma di denaro che era stata chiesta con estorsione, e che sarebbe dovuta servire per tenere sotto controllo i lavoratori e tenere calme le attività di protesta e di picchettaggio nei confronti delle aziende del gruppo.

    Aldo Milani, un simbolo delle proteste

    L’attività del Si Cobas ha spesso raggiunto le pagine dei giornali nazionali negli ultimi anni, e non è un mistero che il sindacalista arrestato abbia in qualche modo incarnato un simbolo per i lavoratori. Aldo Milani, infatti, per il suo impegno a favore dei lavoratori, di cui organizzava la protesta, era già stato ”punito”. Dopo le accese proteste del 2 novembre 2012 – culminate in scontri tra manifestanti, giovani della sinistra radicale e polizia – nel 2013 venne allontanato da Piacenza per tre anni con un foglio di via emesso dalla questura, ma prima aveva collezionato quattro denunce.

    Il sindacato non ci sta

    “Questo sindacato ritiene l’episodio un attacco esplicito e gravissimo sia da parte padronale sia istituzionale alle legittime rivendicazioni delle migliaia di lavoratori suoi iscritti”, ha contestato il Si Cobas. Immediate le proteste di migliaia di lavoratori che non credono alle accuse e parlano di montatura. Su Facebook sono tanti i messaggi condivisi sulla pagina di Milani. Il Si Cobas, come detto prima, è un sindacato molto attivo in diverse città dell’Emilia-Romagna, da Modena a Bologna passando per Piacenza.

    A Bologna, in particolare, una cinquantina di esponenti del sindacato hanno bloccato l’Interporto per alcune ore durante la notte, in entrata e in uscita, causando lunghe code di camion. Ma sono parecchi i magazzini che segnalano che nel corso della mattina altri lavoratori stanno abbandonando il posto di lavoro per protestare contro gli arresti. Proteste vengono segnalate anche a Piacenza, Modena, Milano, Piacenza, Parma, Brescia e Roma.

    Proclamati scioperi a oltranza

    Questo il testo del comunicato apparso subito dopo la diffusione della notizia sul sito del sindacato: “Nel tardo pomeriggio di oggi, 26 gennaio 2016, il nostro coordinatore nazionale Aldo Milani è stato prelevato dalla Polizia, arrestato e tradotto nel carcere di Modena e a tuttora il suo difensore non è stato messo in grado di contattarlo. E’ evidente che ci troviamo di fronte a un escalation repressiva senza precedenti: lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore.

    Dopo le leggi liberticide sul lavoro, dopo la riduzione dei salari alla miseria, quanto i lavoratori hanno conquistato fin qui con le loro lacrime e il loro sangue viene messo nel mirino della repressione immediata che cerca di colpire chiunque osi ribellarsi e, soprattutto, osi praticare un’azione politica che vada nella prospettiva della liberazione dalla schiavitù del salario. Il disegno repressivo vuole distogliere l’attenzione dalle situazioni di sfruttamento in cui versa il mondo del lavoro e la logistica in particolare: contro questa barbarie si è alzato un movimento di lotta che non ha eguali negli ultimi anni, per durezza delle forme di lotta e per i risultati raggiunti.

    La sostanza è semplice: con l’arresto di Aldo Milani si vuol mettere definitivamente fuorilegge la libertà di sciopero! Se il nemico di classe si illude di sbarazzarsi del SI Cobas decapitando il gruppo dirigente, si sbaglia di grosso! A quest’attacco politico frontale risponderemo da subito con l’unica arma che gli operai hanno a disposizione: l’autorganizzazione e la lotta. Proclamiamo quindi fin da ora la mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, e chiamiamo le reti di simpatizzanti e solidali a mobilitarsi nelle iniziative che nelle prossime ore saranno indette dal SI Cobas contro la repressione e per la liberazione immediata di Aldo.