Rigopiano, la prima telefonata al 112 dopo la caduta della slavina che ha distrutto l’hotel

Le iniziali richieste di soccorsi per il Rigopiano sono state sottovalutate

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    Rigopiano, la prima telefonata al 112 dopo il crollo

    Al Rigopiano, subito dopo la slavina, sono cominciate le richieste di aiuto e soccorso, che però non sono state immediatamente prese in considerazione dai funzionari preposti. La prima telefonata al 112 dopo la caduta della valanga che ha distrutto l’hotel è una testimonianza di quanto avvenuto. A fare le primissime segnalazione per richiedere i soccorsi è stato Quintino Marcella, professore dell’Istituto professionale alberghiero De Checco di Pescara e ristoratore a Silvi, nel teramano, allertato a sua volta da Giampiero Parete, che era in vacanza con la famiglia presso il noto resort. Marcella ha più volte dichiarato che le sue telefonate di allarme dopo la sciagura furono, in pratica, ignorate.

    “Ho ricevuto una chiamata via Whatsapp – ha spiegato lo stesso Marcella più volte – da Giampiero Parete, che conosco da anni, che mi ha detto che l’hotel era stato spazzato via da una slavina e ho subito cercato di chiamare le forze dell’ordine per dare l’allarme. Per prima cosa ho chiamato il 113 a cui ho spiegato che la situazione era tragica. Erano circa le 17.30 o le 18. Mi hanno passato la centrale operativa, dove un agente mi ha assicurato che all’hotel Rigopiano non era successo niente”. Poi è arrivato il turno di 112, 118, 115, Prefettura…

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    “Che una serie di disfunzioni e magari di ritardi da parte della sala operativa nel recepire l’importanza di una segnalazione da parte di un soggetto non istituzionale è un fatto registrato. Che questo possa aver avuto una qualunque conseguenza causale sulla efficacia dell’azione di soccorso, è da vedere. Al massimo balla un’ora. Avete visto tutti quanto tempo ci vuole per arrivare lì” ha poi detto il procuratore aggiunto di Pescara Cristina Tedeschini, nel corso di una conferenza stampa, riferendosi proprio alla telefonata di Quintilio Marcella e alle critiche sui mancati soccorsi mandati al Rigopiano.

    I dubbi sull’immediatezza dei soccorsi però sono molti. Se ben vediamo, ci sono state diverse telefonate fatte da Marcella per avvisare di quanto era successo, telefonate rimaste però ignorate fino a tarda sera.

    “Sono Marcella di cognome, Quintino di nome” ripete per quattro volte il ristoratore di Silvi Marina nella telefonata delle 18.20 di mercoledì 18 gennaio in Prefettura a Pescara. Ma la funzionaria di alto livello che gli risponde sembra saperne di più e non lo crede “l’hotel Rigopiano non è crollato”, “questa storia gira da stamattina” e che si sta sbagliando perché a essere crollata è “la stalla di Martinelli, quello delle pecore”. Forse da qui è nato l’equivoco, una superficialità che di certo non ha aiutato i soccorsi.

    Ecco la chiamata che il centralino del 113 gira alla sala operativa del Ccs, il Centro di coordinamento dei soccorsi nella prefettura di Pescara:

    Marcella: “Mi sente?”

    Funzionaria: “Sì che la sento”.

    M: “Sono Marcella di cognome, Quintino di nome. Il mio cuoco mi ha contattato su WhatsApp cinque minuti fa, l’albergo di Rigopiano è crollato, non c’è più niente… Lui sta lì con la moglie, i bimbi piccoli… intervenite, andate lassù”.

    F: “Questa storia gira da stamattina. I vigili del fuoco hanno fatto le verifiche a Rigopiano, è crollata la stalla di Martinelli”.

    M: “No, no! Il mio cuoco mi ha contattato su WhatsApp 5 minuti fa, ha i bimbi là sotto… sta piangendo, è in macchina… lui è uno serio, per favore”.

    F: “Senta, non ce l’ha il suo numero? Mi lasci il numero di telefono (…). Ma è da stamattina che circola questa storia, ci risulta che solo la stalla è crollata. Che le devo dire?”.

    La telefonata tra la funzionaria della prefettura e Quintino Marcella continua, quest’ultimo continua a chiedere aiuto per il suo amico e gli altri ospiti del Rigopiano. La funzionaria pensa a uno scherzo. Anche perché alle 17.40 dal Ccs avevano chiamato il direttore dell’Hotel Rigopiano, per sapere cosa fosse successo, ma Bruno di Tommaso era a Pescara e non sapeva cosa fosse accaduto.

    F: “Come si chiama quel cuoco?”.

    M: “Giampiero Parete. È quello della pizzeria, è il figlio di Gino…”.

    F: “Sì, lo conosco benissimo il figlio di Gino, conosco lui, conosco la mamma. È da stamattina che gira ‘sta cosa. Il 118 mi conferma che hanno parlato col direttore due ore fa, mi confermano che non è crollato niente, stanno tutti bene”.

    M: “Ma come è possibile?”.

    F: “La mamma dell’imbecille è sempre incinta. Il telefonino… si vede che gliel’hanno preso…”.

    M: “Ma col numero suo?”.

    F: “Sì”.

    In più va ricordato che lo stesso Parete, prima di rivolgersi a Marcella pregandolo di diffondere l’Sos, aveva contattato il 118 lanciando lui stesso l’allarme alle 17.08. È questa la primissima segnalazione del disastro dell’albergo: il centralino la gira prima alla Croce Rossa e poi, da questa, al Ccs.

    F: “Due ore fa, le confermo, al 118 hanno parlato con l’hotel. Non le dico una bugia! Ma se fosse crollato tutto, pensa che che rimarremmo qua?”

    M: “Si metta in contatto col direttore…”.

    F: “Non so se si rende conto della situazione… Abbiamo gente in strada, gente con la dialisi, anziani. E io per lei… Provi lei a mettersi in contatto con il direttore. Non è scortesia. Arrivederci”.

    La telefonata si conclude così, mentre al Rigopiano cala la notte.